UNIFORM MOTION–ONE FRAME PER SECOND

UNIFORM MOTION–ONE FRAME PER SECOND 1 - fanzine

UNIFORM MOTION–ONE FRAME PER SECOND

Nati nel 2008 dalla sinergia tra Andy Richards e Renaud Forestie e raggiunti quest’anno da Olivier Piotte, i francesi Uniform Motion tagliano ora il traguardo del terzo disco con “One Frame Per Second”.

Si autodefiniscono una band indie-folk ‘con illustrazioni’: fin dal primo lavoro li accompagna infatti l’intento di combinare insieme la musica con l’aspetto visivo, sia disegnando le copertine dei propri dischi che inserendo elementi visivi all’interno dei loro live.

Il cardine attorno a cui ruota One Frame Per Second è la storia del ‘Piccolo Cavaliere’ (quello della copertina) che, tra mostri ‘alti quaranta piedi’ e gli abitanti di una misteriosa isola che lo considerano il­ Messia, tenta inutilmente di salvare la sua Principessa. Una scelta questa che di primo acchito può sembrare leziosa e infatile ma, ad una seconda analisi, sembra voler creare un collegamento diretto con il significato più atavico e primigenio della parola ‘folk’: quello che vede la sua essenza nella materia del ciclo bretone di Re Artù o delle grandi saghe tedesche di ispirazione pagana.

Musicalmente, nel sound degli Uniform Motion si distinguono sonorità bucoliche dal carattere dolce e leggero che sfociano, a tratti, in cantautorato quasi folk-­pop. Sono una sfilza di ballate che funzionano sia individualmente, difficilmente si può trovare un momento di noia all’interno della scaletta, che globalmente, instaurando un’atmosfera delicata e rilassata. I toni cromatici usati sono pochi se non uno solo: quello grigio dell’inverno, che spazia dalla sfumatura antracite del mare in tempesta a quella plumbea del cielo coperto di nuvole.

L’inizio è dolce ma deciso con due tracce che sembrano l’una la continuazione dell’altra (“The Victory Of Buckets And Doors” e “Our Hearts Have Been Misplaced In A Secret Location”), in cui gli Uniform Motion mostrano caratteristiche che continueranno costanti fino alla fine del disco: tracce generalmente piuttosto lunghe (adeguate ai titoli chilometrici) e ritornelli ritmati che si fanno introdurre da lunghi e lenti spaccati strumentali, creando spesso un contrasto ben percepibile. Quindi una sfilza di tracce in cui sarebbe difficile trovare qualcosa che non funziona: si passa da una tesa drammaticità (“I Was Crashed By A Forty-Foot Man”, “The Rats Dress Nice”) a melodie dolci ma energiche alla Eddie Wedder (There Is No Way There Is No Way”) fino alle atmosfere delicate, a base di urletti e pianoforte, di “We’re Hauling Through The Air”. Malgrado il numero esiguo di tracce in scaletta, un po’ di fatica nel finale: le ultime due tracce sembrano non aggiungere niente a quanto già detto e riecheggiare le melodie dei pezzi già sentiti (soprattutto “An Island”, che risulta ad ogni modo una traccia più piacevole).

Non si può che consigliare l’ascolto di One Frame Per Second: scorre via facilmente e piacevolmente, adattandosi a qualunque situazione, specialmente ora che si avvicina il periodo invernale. Uno di quei dischi che, probabilmente, è destinato a cadere nel dimenticatoio tra pochi mesi e di cui difficilmente si sentirà parlare molto sulla rete ma che viene voglia di inserire nello stereo alla prima occasione utile.

01 The Victory Of Buckets And Doors
02 Our Hearts Have Been Misplaced In A Secret Location
03 I Was Crashed By A Forty-Foot Man
04 There Is No Way There Is No Way
05 The Rats Dress Nice
06 Fools Don’t Listen To A Word I Say
07 We’re Hauling Land Through The Air
08 I Will Put My Life On Tape
09 An Island

Voto: 7 e mezzo

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