Un canto glamour in punta di coltello di Andrea Biscàro

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Quello di Biscàro Andrea è un libro al fulmicotone, come si usa dire quando una cosa brucia ad altissima ed intensa velocità.
Una narrativa spiazzante che investe il lettore col suo ritmo indiavolato ed irrefrenabile: tratto godibilissimo dell’opera.

La trama ruota attorno al perno della vicenda, Zeno, fresco quarantenne presentatore della TV presso la testata ammiraglia nazionale che va in onda col suo programma in prima serata il sabato sera; una sorta di Pippo Baudo in quanto a potere, onnipresenza e fama. Le carte vincenti risiedono nella sua potente personalità, nell’arte di improvvisare, per di più dotato di spiccato senso estetico e di immagine, fusi insieme al notevole estro artistico addirittura infarcito di tante buone idee.
Tra le ‘dotazioni’ spicca anche un bel ‘calcione in culo’ tale da mandarcelo nello stardom dello spettacolo, in questo modo ha avuto la grande occasione di poter mettere in atto il suo sogno & ingegno, quello per cui si sentiva portato, rivoluzionare con stile estremizzante la stantia formula imbolsita del piccolo schermo.

Punta di diamante della TV italiana, additato ovunque si trovi, personaggio pubblico che di più non si può, attira gli spettatori nel vortice osando e capovolgendo ogni situazione che si verifica nelle dirette televisive riuscendo il beniamino osannato da uomini e donne, benché, a causa delle poco ortodosse trovate che (sì, sì, lo fanno!) sparano l’audience alle stelle, sia odiato ulteriormente a causa dell’irriverenza trasgressiva con cui arricchisce i contenuti delle trasmissioni sfiorando l’insulto al senso civico comune, ad esempio, calandosi le braghe per mostrar le chiappe in studio avendo illustre ospite il Presidente della Repubblica, che pure applaude consensualmente il poco educato gesto. Un terribile e spericolato conduttore che sul filo del rasoio presenta il suo show, passibile di essere censurato quando è a un soffio da oltrepassare la soglia della decenza.

Non si può competere con lo charme ed il magnetismo di Zeno, reso forte dal linguaggio, dall’estro, dalla capacità di gestire col sorriso inimitabile e sensuale ogni contingenza scabrosa mantenendo in pugno i collaboratori, tenuti col fiato sospeso durante le dirette e prodighi di allarmanti gesti supplichevoli atti a frenarne le provocazioni live; ma nulla da fare, è il suo show e se la comanda lui, perché sa di essere un asso in quel che fa, sa quando deve affondare il colpo e quando ritrarsi al millesimo evitando di precipitare.

Paola è la sua segretaria e factotum, unica ed autorevole amica nonché braccio destro; si fida ciecamente e le affida il compito di salvarlo quando la situazione si fa disperata, compito assolto come un angelo custode, usando tutti gli scrupoli affinché il Re dello show-business non si separi dal proprio ruolo.

Invece Zeno, lo Zeno privato, è persona artistica, passionale, maniaco della forma fisica e dei particolari, odia lo sciatto, lo sgraziato, non perde occasione per scrutare ogni ambiente, situazione, luogo, persona, oggetto, provandone amore o indifferenza, anzi s’imbestialisce allorché il brutto e il fastidioso lo disturbano oltre una certa misura; decisamente insofferente.
Data la posizione di potere e di prestigio, non solo è amato dai moltissimi, come si amano i divi della TV, da cui è pure perseguitato dalla dominante mania dei selfie, ma gli ci vuole un gesto affinché le belle donne (e di ogni età) affollino il suo letto.
I milionari introiti derivanti dalla professione lo fanno galleggiare nell’oro e nel lusso: mobili, pezzi d’arte, haute couture, alta tecnologia, fitness, wellness, accessori, oggettistica e quanto di più pregiato e qualitativo arredi il suo altolocato appartamento, e ne rivesta l’epidermide, sono a sua disposizione. Non mancano al banchetto i migliori cibi, le superlative bottiglie piene di nettare ed ottima cipria.

Esteta, dandy del 21° secolo, cultore del bello, dell’eleganza, sostenitore del pensiero colto, o che dimostri di possedere sale in zucca, accusa prepotente scagliando il grido interiore contro piattume e basso livello schiaffati in faccia dal quotidiano inconsistente e dal banale mondo che ci circonda.

Bello, intelligente, denti bianchissimi, capelli scolpiti, tornito da una muscolatura impeccabile, eccelle il pacco esorbitante, egli risulta concreto amante, prestante e superfocoso.
Svia la vuotezza, la superficialità, il gallinismo, il menar il can per l’aia; è irascibile, snob, mostra capacità di intensa attività neuronale e di sintesi, da cui vengono le personali dissertazioni sviluppate in soliloqui di intensa pervicacia e critica.
Conosce al dettaglio le caratteristiche di tutto ciò che l’industria e l’artigianato offrono di lussuoso, e in tiratura limitata, purché si adattino ai suoi desideri, alla propria dimensione e al gusto sopraffino; frequenta il top dei ristoranti e locali.
Il piccolo neo, che diventa ossessivo buco nero, è di vivere sotto immani pressioni professionali e psicologiche che lo espongono continuamente a tensioni, amnesie, malori; ragion per cui necessiterebbe di qualcosa che lo scarichi da ciò, che lo riequilibri riconsegnandolo al mondo fresco come una rosa; che lo tiri fuori dall’assurdo dei cul-de-sac ove si va a ficcare fuggendo dal finto e sbavante mondo dello spettacolo che lo sovrasta di ripugnanza; che possa essere fondamento di soddisfazione armonica, cioè, il nostro caro Zeno deve per forza nascondere sotto la patina di uomo perfetto e ligio, raccomandabile e rassicurante, una seconda natura antagonista e segreta, perciò, care signore e signori, eccoVi Zeno, vizioso per eccellenza, e raffinato serial killer.

Perverso, psicopatico, esaltato, dedito a squartamenti e sezionamenti umani (povere le sue vittime di letto), esercita l’assassinio per puro piacere, incarnando l’oltre-Jack lo Squartatore, forse il futuribile Alex fuoriuscito da un melone ad orologeria, magari possibile erede dell’eastonellisiano yuppie Patrick Bateman, stringendo forte le malvage mani al Bruce “Robbo” Robertson di Irvine Welsh e di sicuro legato al sangue sveviano quale figlio degenere della Zeno-coscienza.
Zeno ha visto il suo doppelgänger.

Qualsiasi ragione vi troviate dentro per giustificare o per condannare l’espressione letteraria qui scaturita in questo controverso, emozionante, appassionante, drammatico, patetico, ambiguo, oscuro, straziante libro, vanno riconosciute comunque le abilità autoriali che non possono essere tralasciate; da detta opera, sebbene contenga linguaggio scurrile, azioni molto violente, porno descrizioni, elementi terroristici, il tutto non condivisibile sul piano morale, certamente irritante in molti punti, sarà impossibile staccare la filosofia del protagonista dalla pelle del personaggio; in qualche modo il fine trash prodotto dalla immoralità narrata si sublima incontrando il lato umanizzante del protagonista, che per quanto feroce è mostrato – feroci i suoi atti e i pensieri -, si comunque palesa riuscendo ad essere accettato (di sicuro nella sola finzione romanzesca, sic!) comprensivo della antipatia e della psicolabilità piagnucolante, della debolezza vile che è intrinseca al personaggio, fornendolo eccezionalmente di passaporto che serva da passerella per le nostre menti, approdando alle conclusioni finali di un’avventura fuori dai canoni che, sfruttando un cliché, il già visto, battendo quella strada, riesce a elevarsi ad ottima lettura.

E’ formidabile poter leggere questa storia, eversiva al massimo, pure divertente ed ironica, una volta ottenutone il visto da se stessi, che sommata, unita indissolubilmente, al rotolante ritmo di scrittura, iperfrenetico, innalza a tinte folli la creatività di Andrea Biscàro, emulo di quella schiera di romanzi prima citati, aggiungendo il suo contributo, spontaneo e vivo, ad essi.

Editrice: Meridiano Zero, per Odoya (232 pagine).

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