The Vision Bleak – The Unknown

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Poco meno di due mesi fa avevamo esaminato l’ep The Kindred Of The Sunset, con il quale i The Vision Bleak avevano fornito un prezioso assaggio di quello che sarebbe stato il sesto full length nel corso di una brillante carriera iniziata agli albori del millennio.

I due brani che, di fatto, costituivano la reale anticipazione di The Unknown, overo The Kindred Of The Sunset e The Whine of the Cemetery Hound, facevano presumere con ragionevole certezza che l’impatto più diretto ed efficace esibito in The Witching Hour non sarebbe stato un caso isolato, trovando un suo ideale sviluppo nel nuovo lavoro.
E così è stato, visto che The Unknown si può considerare a buon diritto il miglior album mai inciso dal duo bavarese, perché, forse per la prima volta, Schwadorf e Konstanz esplorano, senza porsi alcun limite, tutte le sfumature del metallo più oscuro, attraversando con il loro vascello l’oceano di note che venne solcato nel secolo scorso da Paradise Lost, Type O Negative e Tiamat, e marchiandolo con il loro inconfondibile stile.
Dopo venti minuti scarsi di ascolto, i The Vision Bleak hanno già sciorinato tre brani, differenti tra loro per umori e struttura, che entrano nell’ideale top ten delle migliori canzoni composte nel corso della loro lunga storia: le ritmiche indiavolate, ai confini del black, sorrette da un lavoro chitarristico magistrale e da un cantato a tratti molto più aggressivo del consueto, presenti in From Wolf to Peacock, sono seguite dal singolo killer The Kindred of the Sunset, dal refrain difficilmente cancellabile dalla memoria, e da una title track che racchiude in sé l’essenza di una vis compositiva in grado di fornire al sound dei nostri, sempre e comunque, uno sbocco melodico ed evocativo.
Ancient Heart sposta la barra su sonorità più solenni e a tratti rarefatte ma, pur essendo una buona canzone, resta tutto sommato schiacciata dal valore di quelle che la precedono e che la seguono, come la già conosciuta The Whine of the Cemetery Hound che, con il suo incedere dagli umori doom, riporta nuovamente la qualità del lavoro alle sue vette più elevate.
How Deep Lies Tartaros? potrebbe essere benissimo un brano dei Rotting Christ rivisitato alla maniera dei The Vision Bleak, stante la sua plumbea vena epica che si sublima in una notevole progressione melodica, mentre sarebbe delittuoso considerare lo splendido strumentale che segue, Who May Oppose Me?, come un semplice intermezzo volto ad introdurre la traccia finale, The Fragrancy of Soil Unearthed: qui fa capolino nuovamente un’anima doom, che si sublima soprattutto nella sua seconda parte, portando a compimento una lavoro magnifico, che consacra definitivamente i The Vision Bleak come una delle band guida tra quelle attualmente in attività e dedite ad una forma di metal melodicamente oscura.
A completamente della qualità complessiva di un’opera come The Unknown (per la quale è quasi pleonastico citare una produzione perfetta), non va neppure dimenticato un contributo lirico che attinge alla tradizione della letteratura gotica, a partire da quell’Edgar Allan Poe che viene omaggiato nella breve intro Spirits Of Dead, in cui viene riproposta la prima stanza del suo omonimo poema giovanile.
Insomma, non manca alcun ingrediente per rendere l’ultimo parto della morbosa creatività musicale di Konstanz e Schwadorf uno degli ascolti obbligati per chiunque sia alla ricerca di musica coinvolgente dal punto di vista emotivo e qualitativamente impeccabile anche perché, francamente, oggi è molto difficile trovare di meglio.

Tracklist:
1. Spirits of the Dead
2. From Wolf to Peacock
3. The Kindred of the Sunset
4. Into the Unknown
5. Ancient Heart
6. The Whine of the Cemetery Hound
7. How Deep Lies Tartaros?
8. Who May Oppose Me?
9. The Fragrancy of Soil Unearthed

Line-up:
Konstanz – Vocals, Drums, Keyboards
Schwadorf – Vocals, Guitars, Bass, Keyboards

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