The Under – The Under

Il nuovo omonimo ep degli americani The Under risulta deficitario per una produzione non all'altezza e molte idee poco sfruttate dal gruppo del Massachusetts, da rivedere al prossimo lavoro.

The Under – The Under

Dalla scena underground di Boston, arriva questa band che propone un heavy metal classico, confuso da riminiscenze indie/punk e soluzioni ritmiche che dovrebbero essere si estrazione prog, ma semplicemente sono molto curate tecnicamente, il che non è un male, non fosse per una produzione davvero deficitaria ed un vocalist non propriamente adatto al genere proposto.

Ma, andiamo con ordine: i The Under si formano nel 2006, debuttando con un ep omonimo e due anni dopo licenziano il primo full length dal titolo Mercurial.
Tornano quest’anno con un nuovo ep, sempre omonimo (fantasia zero) e cinque brani per una mezzora scarsa di metal old school, prodotto davvero male, dove qualche cambio di tempo in più non basta per rendersi interessanti alle orecchie dei fans e addetti ai lavori, troppo monocorde e confuso il sound di The Under, hard & heavy che dovrebbe incendiarsi, imbevuto di attitudine punk e nobilitato da una tecnica sufficiente per regalare molto di più.
Purtroppo manca al sound il colpo di genio, quello utile per non far passare un miscuglio di generi, lontani tra loro, in un calderone senza capo ne coda, cosa che in molte parti di The Under esce fuori palesemente.
The Harvest, opener del disco è la song che più colpisce; un heavy metal quadrato e potente, molto settantiano nelle atmosfere e strutturato su ritmiche veloci e robuste.
Il resto dell’album passa da un genere all’altro, come fosse una compilation, unita da un suono in perenne difficoltà ovattato e complice con la voce, di inchiodare le songs a terra, senza dar loro la possibilità di prendere il volo, cosa che succede con l’ottima The Fear, una alternative metal song molto coinvolgente e ben congegnata, ma intristita da un suono annebbiato.
Quello che dovrebbe essere il brano portante del disco(Apotheosis), ha un inizio influenzato dai Police di Sting e si trasforma in uno strumentale prog/stoner, l’idea è buona, ma dopo pochi minuti l’attenzione dell’ascoltatore scende inesorabile, troppi pochi guizzi per uno strumentale lungo più di sei minuti.
Peccato, ci sono molte idee, ma evidentemente poco sfruttate dal gruppo del Massachusetts, da rivedere al prossimo lavoro.
Sufficenza strappata per merito di The Harvest e The Fear, le migliori songs di questo The Under, alla prossima.

Tracklist:
1. The Strengthening
2. The Fear
3. Insidious
4. Apotheosis
5. The Harvest

Line-up:
Randy Odierno Drums
Daniel Costa Vocals, Guitars
Ben Sternbaum Bass

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