iye-logo-light-1-250x250
Webzine dal 1999

Recensione : The Under – The Under

Il nuovo omonimo ep degli americani The Under risulta deficitario per una produzione non all'altezza e molte idee poco sfruttate dal gruppo del Massachusetts, da rivedere al prossimo lavoro.

The Under  -  The Under - Recensioni Metal

Dalla scena underground di Boston, arriva questa band che propone un heavy metal classico, confuso da riminiscenze indie/punk e soluzioni ritmiche che dovrebbero essere si estrazione prog, ma semplicemente sono molto curate tecnicamente, il che non รจย un male, non fosse per una produzione davvero deficitaria ed un vocalist non propriamente adatto al genere proposto.

Ma, andiamo con ordine: i The Under si formano nel 2006, debuttando con un ep omonimo e due anni dopo licenziano il primo full length dal titolo Mercurial.
Tornano quest’anno con un nuovo ep, sempre omonimo (fantasia zero) e cinque brani per una mezzora scarsa di metal old school, prodotto davvero male, dove qualche cambio di tempo in piรนย non basta per rendersi interessanti alle orecchie dei fans e addetti ai lavori, troppo monocorde e confuso il sound di The Under, hard & heavy che dovrebbe incendiarsi, imbevuto di attitudine punk e nobilitato da una tecnica sufficiente per regalare molto di piรน.
Purtroppo manca al sound il colpo di genio, quello utile per non far passare un miscuglio di generi, lontani tra loro, in un calderone senza capo ne coda, cosa che in molte parti di The Under esce fuori palesemente.
The Harvest, opener del disco รจย la song che piรน colpisce; un heavy metal quadrato e potente, molto settantiano nelle atmosfere e strutturato su ritmiche veloci e robuste.
Il resto dell’album passa da un genere all’altro, come fosse una compilation, unita da un suono in perenne difficoltร  ovattato e complice con la voce, di inchiodare le songs a terra, senza dar loro la possibilitร  di prendere il volo, cosa che succede con l’ottima The Fear, una alternative metal song molto coinvolgente e ben congegnata, ma intristita da un suono annebbiato.
Quello che dovrebbe essere il brano portante del disco(Apotheosis), ha un inizio influenzato dai Police di Sting e si trasforma in uno strumentale prog/stoner, l’idea รจย buona, ma dopo pochi minuti l’attenzione dell’ascoltatore scende inesorabile, troppi pochi guizzi per uno strumentale lungo piรน di sei minuti.
Peccato, ci sono molte idee, ma evidentemente poco sfruttate dal gruppo del Massachusetts, da rivedere al prossimo lavoro.
Sufficenza strappata per merito di The Harvest e The Fear, le migliori songs di questo The Under, alla prossima.

Tracklist:
1. The Strengthening
2. The Fear
3. Insidious
4. Apotheosis
5. The Harvest

Line-up:
Randy Odierno Drums
Daniel Costa Vocals, Guitars
Ben Sternbaum Bass

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarร  pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

CANALE TELEGRAM

RIMANI IN CONTATTO

GRUPPO WHATSUP

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE

Hardline - Life - rock

Hardline – Life

La cover di Who Wants To Live Forever dei Queen come perla incastonata tra la dozzina di tracce che compongono l’album, valorizza, se ce ne fosse bisogno il gran lavoro degli Hardline a conferma dell’ottimo stato di forma dell’hard rock melodico.

Carnal Tomb - Abhorrent Veneration - death

Carnal Tomb – Abhorrent Veneration

I Carnal Tomb danno un seguito all’altezza del buon esordio di tre anni fa e come allora noi di Metaleyes ve ne consigliamo l’ascolto, sempre che i vostri gusti in fatto di death metal siano rivolti alla frangia tradizionale del genere.

First Signal - Line Of Fire - rock

First Signal – Line Of Fire

Line Of Fire รจ una raccolta di canzoni dove rocciose parti hard rock, si alleano con linee melodiche di rara bellezza, raffinate ed eleganti, sapientemente ruvide ma, allo stesso tempo ruffiane tanto basta per spaccare cuori tra i rockers dai gusti melodici.

Deepshade - Soul Divider - rock

Deepshade – Soul Divider

I Deepshade esibiscono un sound personale, riescono nella non facile impresa di risultare a loro modo originali, pur lasciando che all’ascolto dell’album le loro ispirazioni facciano capolino dalle pareti del tunnel dai mille colori in cui si entra appena si preme il tasto play.