The Unchaining – Ithilien

The Unchaining - Ithilien 1 - fanzine

The Unchaining – Ithilien

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The Unchaining è una one man band dedita al black metal atmosferico della quale abbiamo già parlato lo scorso anno in occasione del secondo album “Ruins at Dusk”.

Ithilien, che andiamo ad esaminare in questo caso, è il quarto della lista, visto che nel frattempo il musicista goriziano che sta dietro al progetto ha dato alle stampe un terzo lavoro su luna distanza, “Fornost Erain”; considerando che l’esordio risale al 2013 se ne può dedurre che la prolificità compositiva è probabilmente l’ultimo dei problemi.
Non si può fare a meno di pensare che questo sia un aspetto che sovente va a discapito della qualità, ma non è questo il caso, visto che Ithilien conferma i buoni spunti mostrati nelle occasioni precedenti.
Tra questi solchi spira un gelido vento nordico che riporta al Burzum meno sperimentale e, più in generale, alla scuola norvegese dai tratti più intransigenti, specie nelle parti meno melodiche.
Ithilien è un lavoro che non deluderà gli appassionati più puri ma che, a livello formale, erge una sorta di muro di incomunicabilità nei confronti dei meno avvezzi al genere, in virtù di una produzione minimale che spesso è un tratto distintivo per uscite di questo tipo.
Superando quindi il mero aspetto tecnico/produttivo, la quarta fatica di The Unchaining è un buon disco suonato con la necessaria competenza e passione sincera per il genere, annoverando peraltro tracce di ottimo spessore come The Eyes of the Forest, Through the Wild Lands e Dawn (quest’ultima pur nella sua ripetitività di fondo), capaci di evocare un senso di straniamento che si coniuga ad una certa epicità di fondo.
Ithilien stabilizza lo status di The Unchaining senza rappresentarne, per ora, il preventivato salto di qualità.

Tracklist:
1. The Thousand Caves
2. The Eyes of the Forest
3. Fires upon the Peaks
4. Through the Wild Lands
5. Defending the Citadel
6. Dawn
7. Towards Ithilien

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Stefano Cavanna
stefano@iyezine.com

Cresciuto per motivi anagrafici a pane e prog, a differenza di molti miei coetanei non passo il tempo a piagnucolare sostenendo "cosa vuoi sentire ora, quello che viene pubblicato ai giorni nostri è tutta spazzatura" ... Invecchiando ho allargato invece i miei orizzonti musicali e oggi sono essenzialmente un appassionato patologico di funeral/death doom, oltre che ascoltatore compulsivo di metal in ogni sua svariata forma, senza per questo disconoscere (ci mancherebbe altro) tutta la grande musica prodotta negli anni '70.

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