Small Faces-Omonimo (1966)-From The beginning-Omonimo (1967)-Ogden’s nut gone flake

Small Faces-Omonimo (1966)-From The beginning-Omonimo (1967)-Ogden's nut gone flake 2 - fanzine

Small Faces-Omonimo (1966)-From The beginning-Omonimo (1967)-Ogden’s nut gone flake

Ristampa,nella magniloquente versione doppio cd deluxe edition,dell’intera discografia degli Small Faces capitanati dalla premiata ditta Marriott/Lane una fra le coppie di compositori più grandi che la storia del rock’n’roll ricordi.

Gli Small Faces,oltre ad essere un gruppo di rilevanza mastodontica,sono stati sopratutto quella che si può definire la mod-band per eccellenza e,per chi scrive queste poche banali righe,questo vuol dire molto,moltissimo.
Purtroppo un destino veramente troppo crudele ha fatto si che sia Steve Marriott,vittima di un incidente domestico,che Ronnie Lane, sconfitto da un’infame forma di sclerosi multipla,non siano più tra noi di loro però resta lo splendido ricordo della loro musica immortale che ancor’oggi,ad oltre quarant’anni dalla sua composizione,resta assolutamente attualissima.
Ma andiamo a parlare nel dettaglio di questi splendidi albums facendone,come faccio di solito in questi casi,una pura e semplice descrizione,la grandezza di quanto vi è contenuto non è recensibile(o meglio,lo hanno già fatto altri in maniera assai esaustiva ed incisiva in passato) ma abbisogna di puri e semplici ascolti poichè difficilmente potrà capitarvi di ascoltare di meglio.

Small Faces 1966
Il primo album della band viene inciso in tre soli giorni nell’anno domini 1966,l’anno in cui avrei voluto avere vent’anni (a Londra naturalmente).
E’ un disco sporco e diretto,fatto di canzoni brevi e incisive (la più lunga dura 3’59”).
Si parte con una cover di un pezzo di Sam Cooke “Shake” un pezzo già di per sé splendido che il gruppo riesce a rendere in modo mirabile,proseguendo si possono ascoltare altri pezzi magnifici come “It’s too late” e “Whatcha gonna do about it” per chiudere il cerchio con un inno della grandezza di “Sha-la-la-la-Lee” uno dei loro brani più riusciti immancabile in ogni mia umile selezione. Questo album proietterà gli Small Faces nell’olimpo delle celebrità in terra d’Albione tanto che la scalerà le charts di quell’anno sino ad arrivare al numero 3. Sull’imperscindibilità di questo disco penso che nessuno possa avere dubbio alcuno.

From the beginning 1966
Si tratta di una compilation contenete alcuni brani già presenti nel loro primo album nonché alcuni singoli,qualche inedito e tre covers. L’etichetta che allora stampava i loro dischi pensò bene di tenete ben desta l’attenzione sulla band in vista del loro secondo album,che infatti uscirà da lì a poco,con questa raccolta che tutto sommato ben riassume il primo periodo degli Small Faces,quello per così dire più selvaggio e diretto (passatemi i termini se potete).
Dire che si tratta di un disco trascurabile sarebbe un abominio e infatti mi guardo bene dal farlo; da annoverare sempre e comunque in ogni collezione che si rispetti.

Small Faces 1967
Eccolo il secondo vero e proprio album dei nostri,che,nel frattempo,sono notevolmente migliorati a livello compositivo. Ne scaturisce un disco molto più compatto con pezzi che rasentano la psichedelia come “Green circles” ma anche pezzi dal forte impatto come “Talk to you” a mio parere davvero bellissimo. Ho trascorso anni per capire se preferivo i primi Small faces più grezzi e diretti o quelli della cosiddetta “maturità” ed ancor’oggi non saprei darmi una risposta,in fondo a pensarci bene è proprio in questi piccoli dilemmi che sta il bello della musica,ognuno è libero infatti di farsi una propria opinione basandosi sulle emozioni che scaturiscono ad ogni ascolto.
Ma resta comunque ineluttabile un fatto questo è un album dalla bellezza a tratti stordente.

Ogden’s nut gone flake 1968
Quarto ed ultimo album questo “Ogden’s nut gone flake” porterà il gruppo al massimo della propria celebrità proiettandolo sino al primo posto della classifiche discografiche inglesi.
Si tratta di un concept-album con pezzi bellissimi come “Lazy sunday” o “Rollin’over”,ma,a mio avviso,certi arrangiamenti un po’ troppo baroccheggianti a tratti lo penalizzano.
I nostri inoltre, appurata la difficoltà di riproporne le canzoni dal vivo, andranno incontro a diverse incomprensioni che li porteranno allo scioglimento.
A parere di chi scrive si tratta dell’album di gran lunga meno riuscito degli Small Faces ciò non toglie un virgola al suo enorme valore storico ed al fatto che chiunque si dica appassionato di rock’n’roll avrebbe il dovere di conoscerlo.

In conclusione mi si concedano due brevi note:

1) Chiunque fosse sprovvisto di queste pietre miliari della musica che più amiamo approfitti di queste meritorie ristampe per colmare una lacuna a dir poco drammatica.

2) Un sentito ringraziamento a Antonio “Tony Face” Bacciocchi,il papà dei mod italiani,visto che è grazie a lui ,al suo entusiasmo nel parlarne,che alcuni anni orsono (diciamo pure parecchi) mi sono interessato alla band della quale vi ho parlato,e a molte altre ancora;se volete una descrizione veramente esaustiva di ciò che andrete ad ascoltare è a lui che dovreste rivolgervi,io,nel mio piccolo,spero di avervi trasmesso anche una piccola parte di quella eccitazione che seppe trasmettermi allora lui.

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