Terror Empire – The Empire Strikes Back

Terror Empire – The Empire Strikes Back

Quando meno te lo aspetti, nella musica è così da sempre, arrivano come una scossa elettrica improvvisa e pericolosissima, album che riescono a farti saltare sulla sedia, dirompenti ed esaltanti, lasciandoti alla fine dell’ascolto con un ghigno di soddisfazione, consapevole di aver ascoltato qualcosa di diverso, di intenso e dannatamente esplosivo.

Nel metal succede spesso, ultimamente, e la soddisfazione è doppia quando davanti si ha una band all’esordio, perciò sconosciuta ma dalle potenzialità enormi.
Loro sono i Terror Empire, portoghesi, suonano thrash metal, duro come un’incudine lanciata dal decimo piano sulle teste dei fan estremi, reso violentissimo da attimi dove il death cerca di prendere il sopravvento sul songwriting del gruppo, che ne esce originale, personalissimo, un mix di suoni classici ma con un’impronta decisamente moderna; The Empire Strikes Back è devastante grazie ad una produzione spettacolare, e viene reso ancor più esaltante da solos ora melodici, ora lancinanti, come se le due asce (Rui Alexandre e Sergio Alves) fossero realmente torturate dai due chitarristi.
Non cede un attimo questo carro armato thrash e fino alla fine si va a cento all’ora, strapazzati dalla band di Coimbra che, in quanto ad impatto, fa vedere i sorci verdi a un bel po’ di gruppi più blasonati.
Stupisce del gruppo la maturità con cui si approccia alla materia estrema, enorme per chi è al passo d’esordio, che riesce ad apparire moderna nell’approccio senza avvalersi dei soliti cliché, che ultimamente abbondano tra le band che si rifanno al thrash metal usando sonorità di moda, spettacolarizzando invece la propria musica con un susseguirsi di cambi di tempo, stop and go da infarto, ed un talento per la forma canzone straordinario.
La sezione ritmica composta da Joau Dourado e Rui Puga (rispettivamente batteria e basso) si rende protagonista di un lavoro straordinario, ed il vocalist Ricardo Martins convince con una prova rabbiosa, in linea con l’atmosfera violentissima dell’album.
Decisamente originale, la band portoghese può ricordare in certi frangenti i Sepultura di “Chaos A.D”, ma solo in qualche riff, per il resto è tutta farina del loro sacco.
I complimenti si sprecheranno per questo lavoro che rischia di diventare una mina vagante nel panorama estremo europeo a livello underground.

Tracklist:
1. The Empire Strikes…
2. …Black
3. The Servant
4. Skinned Alive
5. Revolution Now
6. The Route of the Damned
7. Man Made of Sand
8. Reality Check
9. Protective Wolves
10. Strings of Rebellion
11. Good Friends Make the Best Enemies
12. Break the Cycle

Line-up:
Rui Puga – Bass
Sérgio Alves – Guitars (lead)
Rui Alexandre – Guitars (rhythm)
Ricardo Martins – Vocals
João Dourado – Drums

TERROR EMPIRE – Facebook

Share:

Facebook
Twitter
Pinterest
LinkedIn
Get The Latest Updates

Subscribe To Our Weekly Newsletter

No spam, notifications only about new products, updates.
No Comments

Post A Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

On Key

Related Posts

Still No One -This is fuel

Still No One -This is fuel: esordio discografico sulla lunga distanza per i trevigiani Still No One dal titolo “ This is fuel”, autoprodotto.

Casual Boots – Casual Boots

Casual Boots: a comporre questo ep fresco di uscita ci pensano quattro pezzi: l’agrodolce Flowers and Raindrops, la smithsiana Lost Things, la fiammata punk di Attitude (il mio brano preferito del lotto) e gli echi degli Housemartins  contenuti in Empty Room.

Memoriam – Rise to power

Atteso ritorno dei Memoriam, il gruppo death metal fondato dal cantante Karl Willetts ex dei Bolt Thrower  da Frank Healy bassista dei Benediction ed ex chitarrista dei Napalm Death, insomma la crema del death metal, coadiuvati molto bene da Scott Fairfax alle chitarre e Spike T. Smith alla batteria.

Cosa resta del duemilaventidue

  Un altro anno se n’è andato, portandosi dietro le scorie di dodici mesi costantemente vissuti al di sotto delle nostre possibilità, castrati da un contesto sociale che non riusciamo a modificare in alcun modo. I sogni anche per questa volta sono rimasti tali, immutati