iye-logo-light-1-250x250
Webzine dal 1999
Cerca
Close this search box.

Recensione : Space Fisters – Vol.1

Gli Space Fisters non inventano nulla di nuovo, ma il canovaccio lo migliorano e fanno un gran disco coinvolgente e divertente.

Space Fisters – Vol.1

In Francia sembra che sia scoppiata un’epidemia di fuzz pesante. Il suono grasso, distorto e potente ha preso fieramente radice in Francia come possiamo sentire nel bel debutto di questo trio francese. Il disco è ambizioso vola e fa volare alto, con una suono diretto e molto analogico.

Gli Space Fisters non inventano nulla di nuovo, ma il canovaccio lo migliorano e fanno un gran disco coinvolgente e divertente.
La loro dimensione è sicuramente quella della jam, il potere esprimersi liberamente, saturando lo spazio disponibile come le valvole degli ampli in fiamme.
Tutto il lavoro è fortemente anni settanta e dalla durezza dello stoner si passa allo space rock molto frequentemente, ovviamente il tutto rimanendo nell’ambito della musica pesante.
Vol. 1 va considerato nella sua interezza, nei suoi 36 minuti di lunghezza psichedelica e psicotropa. Il tutto è finalizzato all’esperienza dal vivo che sicuramente loro sanno rendere al meglio. Prima di esordire su disco il trio ha supportato i Red Fang, i Kadavar, gli Earthless e i Stoned Jesus fra gli altri.
Una bella botta di fuzz potente e distorto, rovente e magmatico.

Tracklist:
1. Short Daze
2. Yellow Hills
3. Goddess of Love / Priestess of Pain
4. Bozz

Line-up:
Clement Baltassat – Basso e Voce
Robin Prouchon – Chitarra
Leo Mo – Batteria

SPACE FISTERS – Facebook

Get The Latest Updates

Subscribe To Our Weekly Newsletter

No spam, notifications only about new products, updates.
No Comments

Post A Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE

Intervista Michele Borgogni

Abbiamo avuto la fortuna di fare due chiacchiere con Michele Borgogni, scrittore aretino di weird, fantascienza, ma soprattutto cantore di storie belle, interessanti e che nascono spesso dal nostro quotidiano, che è già molto weird di suo.