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Recensione : Somnus Aeternus – Exulansis

Un lavoro interessante, nel complesso, che lascia ancora diversi spazi di manovra ai Somnus Aeternus, i quali sembrano ancora combattuti nella scelta tra una proposta più lineare ed un’altra un meno convenzionale ma nel contempo più dispersiva.

Somnus Aeternus – Exulansis

Secondo full length per i cechi Somnus Aeternus, i quali con un monicker di tale fatta, non possono che essere dediti alle forme più cupe ed estreme del doom.

Veniamo subito al dunque: Exulansis ad un primo approccio, trasuda Swallow The Sun da ogni poro, per cui chi legge queste righe si metta l’animo in pace fin da subito riguardo ad un’eventuale ventata di novità portata dalla band est europea.
Detto questo, non si può fare a meno di notare come i nostri, intanto, prendano spunto dai primi lavori della band finlandese, tenendosi alla larga quindi da ammiccamenti commerciali e mettendoci, di loro, più di un passaggio che denota una certa attitudine black: ciò che ne scaturisce è un death doom melodico senz’altro ortodosso e che non sconfina mai in passaggi sdolcinati, prediligendo piuttosto un certo impatto.
La stranezza del lavoro sta nello squilibrio qualitativo della tracklist: se i primi tre brani, Zen and the Demise, Insecure Pawn e Frostbound, si rivelano efficaci interpretazioni del genere, consentendo ai Somnus Aeternus di tenere botta nel confronto con i nomi di maggior peso, nelle lunghe Path Through Oblivion e Reaching the Anattá il sound si fa più farraginoso ed appesantito da dissonanze e passaggi sperimentali che nulla aggiungono ma, semmai, vanno ad opacizzare il valore complessivo di un album che era iniziato con il piede giusto.
Exulansis mostra così due volti distinti del gruppo ceco: uno più derivativo ma ricco di pathos nella prima metà e l’altro che cerca di svincolarsi con fortune alterne dalle principali fonti di ispirazione; a livello di consuntivo si fa apprezzare soprattutto un brano come Insecure Pawn, nel quale i ragazzi moravi riescono a focalizzare al meglio la propria ispirazione, con una parte finale drammaticamente evocativa.
Un lavoro interessante, nel complesso, che lascia ancora diversi spazi di manovra ai Somnus Aeternus, i quali sembrano  ancora combattuti nella scelta tra una proposta più lineare ed un’altra un meno convenzionale ma nel contempo più dispersiva.
D’altro canto si manifesta un indubbio potenziale, che fa ben sperare per una prossima uscita più focalizzata ed incisiva nel corso della sua intera durata.

Tracklist:
1. Zen and the Demise
2. Insecure Pawn
3. Frostbound
4. Path Through Oblivion
5. Reaching the Anattá
6. VI

Line-up:
Wohma – Guitars
Insomnic – Vocals
Čed – Bass (2013-present), Keyboards, Vocals (backing)
Tomáš Vaverka – Drums
Kubýk – Guitars

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