iye-logo-light-1-250x250
Webzine dal 1999
Cerca
Close this search box.

Recensione : Sol Negro – Dawn Of A New Sun

I Sol Negro dimostrano di infischiarsene delle mode portando avanti un discorso musicale fortemente radicato alle origini del metal estremo.

Sol Negro – Dawn Of A New Sun

Dawn Of A New Sun, terzo album dei Sol Negro, vede la luce anche in formato digitale dopo essere stato pubblicato lo scorso anno solo in musicassetta ed in edizione limitata.

Francamente, non so quante persone abbiano ancora la possibilità di ascoltare musica su tale supporto e, al di là del fascino vintage che può rivestire il possesso di un simile oggetto prodotto ai giorni nostri, resta innegabile il limite relativo alla distribuzione e alla divulgazione della musica prodotta.
Da accogliere positivamente quindi, l’iniziativa presa dalla Chaos Records con la pubblicazione di un lavoro di sicuro valore nel più diffuso formato in Cd, peraltro racchiuso all’interno di un booklet piuttosto curato.
I Sol Negro sono fondamentalmente la creatura del musicista messicano José Luis “Sangreth” Rodriguez, il quale ormai da diversi anni risiede a Seattle, città che i più giovani identificano con il fenomeno grunge e i più attempati con il luogo che ha dato i natali a un certo Jimi Hendrix… ; tutto ciò non va a influire in alcun modo nel sound proposto in Dawn Of A New Sun, che si rivela invece un’interessante mix dei vari generi estremi, mostrando sfumature che vanno dal proto-black dei Venom fino al doom, arrivando a coverizzare un brano storico dei Paradise Lost.
Un full-length inciso per finire su una musicassetta non può essere, già a livello d’intenti, un qualcosa che punti tutto sulla pulizia o la raffinatezza dei suoni e, infatti, i Sol Negro ci consegnano un lavoro grezzo, lineare, irrimediabilmente obsoleto ma dannatamente affascinante.
La voce di Sangreth è un rauco rantolo che, magari, non sarà il massimo dell’espressività ma ben si adatta a suoni che conservano quella patina di genuinità capace di far passare in secondo piano le piccole imperfezioni disseminate qua è là nel lavoro; l’intensità, la forza evocativa dai caratteri quasi ancestrali che emana la musica dei Sol Negro vanno ben oltre queste considerazioni puramente formali.
Se No Fear To Die tiene fede al suo titolo “manowariano” mostrando il volto più epico della band , la ritmica sgraziata di 9th Conjuration riporta a sonorità novantiane con una chitarra che tesse linee melodiche davvero coinvolgenti; Nuclear Sentinel è la traccia più black-oriented del lotto, mentre la conclusiva Where Flies the Raven a tratti richiama alla memoria i nostri The Black, per la timbrica del basso e della chitarra solista.
La cover di Dead Emotions (per dovere di cronaca “Dead Emotion” nella tracklist di “Gothic”) è piuttosto aderente alla versione originale e rappresenta il doveroso omaggio ai Paradise Lost, una delle band che hanno segnato uno stile musicale indicandone la strada maestra a innumerevoli seguaci.
I Sol Negro, in definitiva, dimostrano di infischiarsene delle mode portando avanti con la dovuta calma (il ritmo di un full-lenght ogni cinque anni non si può certo definire frenetico) un discorso musicale fortemente radicato alle origini del metal estremo; qualcuno potrà bollarla come un’operazione nostalgica oppure una maniera subdola di sopperire ad eventuali carenze tecniche o compositive: io vedo in tutto questo, invece, solo passione ed integrità artistica e, per quanto mi riguarda, basta e avanza per definire Dawn Of A New Sun un ottimo disco che la frangia meno trendy degli appassionati non si deve assolutamente far sfuggire.

Tracklist:
1. No Fear To Die
2. 9th Conjuration
3. Dead Emotions
4. Nuclear Sentinel
5. They Came From Darkness
6. The Passage Without Light
7. Where Flies the Raven

Line-up :
Tyburn – Drums
Carl – Bass
Sangreth – Guitar/Vocals
Tannoth – Lead Guitar

SOL NEGRO – Facebook

Get The Latest Updates

Subscribe To Our Weekly Newsletter

No spam, notifications only about new products, updates.
No Comments

Post A Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE

Oakmord – End of a Dream

End of a Dream è un veleno che entra direttamente in vena, inoculato da chi, come gli Oakmord, intende palesare all’ascoltatore che il tempo di sognare è finito, riportandolo bruscamente a una più prosaica e cupa realtà.

Acathexis – Immerse

Immerse colpisce lungo una cinquantina di minuti in cui turbina un coacervo di sensazioni la cui somma, alla fine, si sublima in un costante flusso emozionale; rispetto all’opera prima degli Acathexis si può apprezzare una maggiore propensione alla melodia, il che non significa affatto l’alleggerimento di un tessuto sonoro di rara densità emotiva.

Horre – Mass of the Churchyard’s Folk

Se il funeral degli Horre è sempre stato piuttosto minimale ma ugualmente capace di evocare sensazioni più malinconiche che luttuose, con questo ultimo album il sound acquisisce ulteriori sfaccettature, pur mantenendo ben saldo il marchio di fabbrica che il bravo musicista finlandese si è costruito nella sua ancor giovane carriera.

Guðvangir – Slik elven renner

Slik elven renner è un lavoro decisamente valido che però, per le sue caratteristiche, è comprensibilmente rivolto a un pubblico piuttosto limitato, anche perché il misterioso Eremitt, fin dal nickname prescelto, non sembra essere molto interessato a promuovere il proprio operato, lasciando che fondamentalmente a parlare sia la sua musica, fruibile solo accedendo al bandcamp dei Guðvangir.