Skialykon – Vestigio

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Skialykon – Vestigio

Vestigio è l’album d’esordio della one man band italiana Skialykon, interessante progetto ideato dal musicista calabrese Vulr ed indirizzato verso un black metal atmosferico e dai tratti epici.

Come sovente accade per chi si dedica a questo genere musicale in Italia, in Vestigio si attinge a piene mani ad un immaginario storico mitologico di matrice mediterranea, segnando così un elemento di discontinuità da coloro che per primi in Scandinavia hanno introdotto questo stile.
Ovviamente anche l’aspetto musicale risente di un diverso approccio alla materia, risultando più propenso a sviluppare la parte epica e melodica delle composizioni rispetto a quella che è la matrice estrema, evidenziata per lo più dall’uso dello screaming e da qualche accelerazione in blast beat.
Il disco non è del tutto immune da difetti, in primis a causa di una produzione che rende ovattate le percussioni e che, nel complesso, non lega a sufficienza i suoni esaltandone come dovrebbe l’afflato evocativo, tutto ciò nonostante l’operato in tal senso sia comunque nella media del genere.
Detto questo, Vulr si dimostra in grado di esprimere una serie di brani di notevole spessore, nei quali il connubio tra testi profondi e poetici e l’aura epica emanata dalle composizioni funziona alla perfezione, rendendo Vestigio un album di ottima qualità, in grado di soddisfare senza alcun dubbio chiunque sia alla ricerca di un’alternativa in chiave mediterranea alle sonorità portate alla ribalta da un nome pesante come quello di Burzum.
Un’ora di musica, per lo più impostata su tempi medi, non è qualcosa di semplicissima assimilazione, ma il musicista reggino riesce a superare questo potenziale ostacolo grazie ad una scrittura ispirata, che trova la sua sublimazione in brani epici e sognanti come Suonator Celeste, La Morte di Iperborea e Katarsis, anche se non si può fare a meno di pensare che una maggiore sintesi avrebbe sicuramente giovato.
Al di là di qualche piccola sbavatura, il primo passo firmato Skialykon si rivela una piacevole sorpresa, non solo dal punto di vista strettamente musicale, alla luce della ricerca di soluzioni liriche intense e mai scontate, intrise di di un nostalgico rimpianto nei confronti di civiltà perdute, un sentimento acuito a dismisura dall’impietoso confronto con l’inarrestabile deriva dei nostri tempi.

Tracklist:
1. Praeludium
2. Suonator celeste
3. Guardiani
4. Ode alla pioggia
5. Ceimon kai Nefos…
6. La morte di Iperborea
7. Skotádi
8. Ai tempi di crono
9. Katharsis
10. Metempsicosis

Line-up:
Vulr – All instruments, Vocals

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