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Recensione : Rome In Monochrome – Karma Anubis

E' una capitale lontana dagli isterismi del modo di vivere odierno, avvolta da un sottile strato di nebbia autunnale in un clima londinese, come se il Tevere facesse il verso al suo alter ego Tamigi e trasformasse Roma in un angolo dove poesia notturna, malinconica musica dark e stagionali cambi nella natura si ritrovano in un unico colore: il grigio.

Rome In Monochrome – Karma Anubis

E’ una capitale lontana dagli isterismi del modo di vivere odierno, avvolta da un sottile strato di nebbia autunnale in un clima londinese, come se il Tevere facesse il verso al suo alter ego Tamigi e trasformasse Roma in un angolo dove poesia notturna, malinconica musica dark e stagionali cambi nella natura si ritrovano in un unico colore: il grigio.

Karma Anubis: quattordici minuti di autentica poesia, note soffuse che a tratti urlano un dolore mai domo, musica che entra in noi e ci violenta, aprendo ferite, squarciando pensieri ed avvolgendoci in un abbraccio umido che raffredda le ossa.
Rome In Monochrome è la band responsabile di cotanta sublime poesia in musica, nata da un’idea di Gianluca Lucarini, leader dei capitolini Degenerhate, band grindcore uscita lo scorso anno con il devastante “Chronicle of the Apocalypse”, qui in una veste intimista e dark, aiutato da una manciata di musicisti della scena che formano una realtà unica, stupefacente per molti se si pensa al background dei protagonisti, meno per il sottoscritto, abituato ormai da tempo a variare i propri ascolti, cercando di far proprio il meglio che ogni genere ha da offrire.
E la title track, Spheres e lo strumentale Endmusic, brani che compongono l’opera, non tradiscono le attese, permeando l’atmosfera di suoni e sfumature oscure, dolorose, una sofferenza che non si tramuta in rabbia come nel metal estremo, ma in malinconica poesia, che fluttua, si respira, prima che entri dentro di noi e ci riempia di quelle emozioni naturali, che l’uomo d’oggi sembra aver seppellito nella sua patetica rincorsa al niente, e che fanno quindi ancor più paura.
Karma Anubis non è un disco originale, le influenze del gruppo sono riscontrabili nel post dark e in album storici come “Alternative 4” degli Anathema o l’esordio degli Antimatter, senza dimenticare gli ultimi Katatonia, ma l’emozionalità che sprigiona è tale e tanta da mettere a disagio, costringendo a guardarci dentro, deflorando ogni certezza che, con superficialità, ci siamo costruiti mettendo a nudo la parte più debole di noi stessi: l’anima.
Tre brani bellissimi che spero possano tramutarsi in un’opera sulla lunga distanza: Karma Anubis (l’ep, nel frattempo, è disponibile in digitale) per gli amanti del genere è un ascolto obbligato ed una nuova conferma di quanta qualità ci sia nella scena nostrana, non fatevelo sfuggire.

Tracklist:
1. Karma Anubis
2. Spheres
3. Endmusic (strumentale)

Gianluca Lucarini – lead guitars-vocals
Valerio Granieri – vocals-guitar
Marco Paparella – guitar
Riccardo Ponzi – bass
Stuart Franzoni – drums and percussions

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