Riosacro / American Anymen – The Queen Is Dead Volume 46

The Queen Is Dead Volume 46 - Riosacro / American Anymen

Riosacro / American Anymen – The Queen Is Dead Volume 46

Riosacro

Disco omonimo d’esordio per gli umbri Riosacro in uscita per l’umbra Jap Records e per la romagnola L’Amor Mio Non Muore Dischi, un duo di musica prevalentemente strumentale nati agli inizi del 2020 dall’incontro fra Edoardo Commodi e Norberto Becchetti, entrambi chitarristi ed amanti di una musica cinematografica e narrativa. Il disco si compone di musica da strada, blues, desert rock, musica cinematografica sospesa tra Calexico, un certo Vinicio Capossela e una band da paese o da bar.

Riosacro prende il nome da un luogo reale dell’Appennino marchigiano, e attraverso questo nome il gruppo ci porta in un immaginario fatto di strade, polvere ,e vite e sentimenti che sanno di antico. Il duo dipinge un bellissimo quadro di musica che parla di cose antiche, musica decisamente analogica, un ricordare vivendo, leggendo molte vite che non sono le nostre ma che hanno qualcosa in comune con noi. La loro musica è molto evocativa, e il fatto che il duo sia molto legato alla musica del grande schermo fa sì che le loro narrazioni si sviluppano dentro le nostre orecchie e prendono vita davanti ai nostri occhi.

Come cantastorie di un immaginario Ovest, della frontiera che abbiamo anche in Italia, là dove l’asfalto lascia spazio al verde, dove tutto è più sospeso e pregno di speranze, una strada che promette anche pericoli, ma che vale sempre la pena di percorrere.

Chitarre elegantissime, un suono sempre educato e con grande significato, sarebbe facile dire che sono i Calexico italiani, ma nei Riosacro troviamo tante cose diverse e tipicamente nostrane che ce li fanno sentire molto più vicini rispetto al pur ottimo gruppo americano.

Riosacro è un dico in movimento, cuori che pulsano e una musica di grande classe che compongono un affresco di lunga durata, e che invaderà i vostri cuori, insomma come un gran bel film.

American Anymen

Gli American Anymen sono un gruppo di Roxbury nel Massachusettes poi trapiantato a New York ed escono per Eclipse Records con il loro nuovo disco Cities Changing Names. Il gruppo ha una storia molto interessante, e propone una miscela esplosiva ed unica di industrial tipicamente a stelle e strisce con una fortissima connotazione e spinta hardcore punk, ed il risultato è quanto di meglio possano aspettarsi le teste industrial metal.

Il collettivo nasce a New York nel 1996, quando il musicista Brett Sullivan insieme ad alcuni amici decide di mettere su un progetto video, e al momento di comporre e produrre la colonna sonora chiama con sé altri musicisti che poi diventeranno membri fissi o collaboratori saltuari e solidali come Monica Samalot (Paleface), James Levy (Reputante/Lolawolf), Jen Turner (Here We Go Magic/Natalie Merchant), Hannah Nichols (Razor Braids), Lise, Scott Fragala, Michael Leah Eisig, e Tracy Brooks. Gli American Anymen producono sette albums partendo da un suono antifolk per andare a sfociare poi nell’attuale industrial punk hardcore, suonando molto sia in Europa che in America.

Cities Changing Names è un disco che porta ad un altro livello la violenza sonora del gruppo, che mantiene comunque sempre un ottimo bilanciamento fra melodia ed aggressività specie in alcuni ritornelli che sono magnifici.

La voce lotta con la batteria e le chitarre sono ghigliottine cyberpunk, la biologia si annoda al silicio, e la fonderia erutta fumo nelle strade, un futuro che è già presente e fa paura. Sullivan, che rimane la colonna portante del progetto, è un menestrello estremo e moderno, un trickster che ci sbatte in faccia la violenza che commettiamo fra noi simili ogni giorno, in un karma bastardo e senza pietà.

Il disco è un lavoro di grande valore, con linee melodiche molto importanti ed un impasto sonoro molto particolare, un misto di violenza e commistioni hardcore portate allo stremo per diventare altro. In questo inferno sonoro godibile ed ammaliante rimane qualcosa dell’antifolk degli inizi nel Lower East Side, specie in un pezzo come Expert Of Nothing che ha quel gusto di dissacrazione e disperazione tipico di certo neofolk americano, però qui è peggio, è folk al napalm in strade piene di sangue.

Cities Changing Names è una gemma di nichilismo, violenza sonora, echi moderni di una stagione lontana, un Killing Joke molto più estremo e senza alcuna rimorso. Disco che crea tantissima dipendenza.

 

 

Massimo Argo
argomassimo01@gmail.com
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