Owun-Le fantome de Gustav

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Owun-Le fantome de Gustav

É con Le fantome de Gustav che il quartetto culto di Grenoble ritorna sulle scene underground francesi (Ulan Bator, Condense, Zero, Bastards, Deity Guns, Pord…): si torna a urlare, si perdono le sfumature ambient del 2001.

“…un fracas agglutiné ou un tumulte organisé selon la saison”
Questo quello che si evince dal sito degli Owun, formatisi nel 1992 come terzetto, per arrivare al 2001, anno del primo scioglimento, per poi ricomporsi come quartetto a partire dal 2007. La storia del gruppo giunge travagliata agli esordi del 2012, meglio tirare le fila: 1996, noise rabbioso sovrastato da un chorus ’80 in Petits contes pour enfants. Il 1998 è l’anno delle sperimentazioni industrial-progressive, è l’anno in cui compongono il faticoso Sillon (certo, ci sono gli Einsturzende Neubauten e i Sonic Youth, ma per il lato prog? Red dei King Crimson? I conterraneai Gong? I Magma?). Il 2001 è l’anno che sancisce l’approdo della band all’ambient-noise con il piacevole Ostensible? (Orage è favolosa). Il terzetto si scioglie per ricomporsi nel 2007 come quartetto aggiungendo una chitarra (Alexandre Turpin, chitarra-voce, Julien Chaize, chitarra, Ludovic Turpin, basso, Cedric Correard, batteria).

Ora veniamo al disco in questione: Le Fantome de Gustav viene registrato durante un’inondazione nei pressi di Grenoble, prodotto e mixato nel 2010, ma fatto uscire nel Marzo 2012.
É il classico album da reunion, in cui si riprendono le fila del discorso, in cui si cerca di vedere come può funzionare l’elemento “nuovo”, come può contribuire allo sviluppo del suond post-scioglimento: la nuova soluzione sonora sta nell’aver ripreso le sonorità del secondo disco, tralasciando il terzo sulla strada, non considerandolo più di tanto.

Abbiamo infatti, oltre la Prémisses iniziale, citazioni eloquenti del secondo disco in Carbone, in cui un basso distortissimo, da fabbrica di montaggio, si interseca con fraseggi prog complicatissimi, Outil Trois, in cui un ronzare di chitarre fastidiose elimina la situazione ambient creata dalla precendente Berceaux, unica boccata d’aria pulita, povera di riff, non inquinata dalle distorsioni. Si giunge al singolone da classifica, Muralité, in cui risulta (finalmente) evidente la volontà della band: conciliare il noise col prog; ci riescono a stento perchè viene dato in pasto ai fan come singolo. Tastieroni ambient a parte, il pezzo è quello che rimane di più in testa, anche a distanza di giorni, ed è questo che conta in un singolo. Poi Slow, un walzer triste dalle tinte industrial, forse la migliore dell’album, ma ecco che si ricade nella cupa sperimentazione sconclusionata noise-prog di Acclame. Si torna all’ambient di Atmo, che, a differenza del resto, richiama al terzo disco. Si chiude con la violentissima Volux +, in cui si evince che il gruppo non è certamente digiuno della miglior lezione noise dei gruppi d’oltreoceano, Shellac su tutti.
Ci siamo dimenticati di Persephone, canzone rappresentativa di tutto l’album: è divisa nettamente in due momenti, il primo in cui un theremin si affaccia su fraseggi di chitarra ossessivi, poi un delirio di batteria e chitarra noise.
Quindi?
“un fracas agglutiné ou un tumulte organisé selon la saison”
Per la serie, meglio i live.

Tracklist:
1) Prémisses
2) ètoile en bout
3) Persephone
4) Carbone
5) Berceaux
6) Outil Trois
7) Muralité
8) Slow
9) Acclame
10) Atmo
11) Volux +

Sito web: http://owun.bandcamp.com

Line-up:
Alexandre Turpin: chitarra-voce
Julien Chaize: chitarra
Cédric Corréard: batteria
Ludovic Turpin: basso

Owun-Le fantome de Gustav

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