Osanna – Palepolitana

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Osanna – Palepolitana

Un nuovo disco degli Osanna deve essere considerato necessariamente un evento: stiamo parlando infatti di uno dei nomi di punta della scena prog italiana degli anni settanta, anche se i più tendono a ricordare il solito trio formato da PFM, Banco e Le Orme.

La band napoletana ha avuto una carriera meno continua, con un lungo stop negli ultimi due decenni dello scorso secolo, e anche per questo non ha mai goduto, a differenza delle altre, di picchi di popolarità dovuti a brani più orecchiabili e commerciali.
Il ritorno ad un disco di inediti (il settimo della carriera, a quattordici anni dal precedente e, addirittura, a trentacinque dal penultimo) da parte di Lino Vairetti e della sua creatura avviene con la funzione ben precisa di offrire un atto d’amore tangibile nei confronti di Napoli; ovviamente, con questo, Vairetti non si nasconde dietro a un dito negando l’esistenza di un cancro come la camorra o del degrado che opprime certi quartieri ma, semplicemente, sostiene che questi mali sono comuni a tutte le grandi metropoli e che la presa di coscienza delle negatività non deve equivalere, necessariamente, a rinunciare ad esaltare le bellezze di un luogo che è anche e soprattutto culla di arte e di cultura. Con una canzone come Ciao Napoli, questo pensiero viene espresso in maniera esplicita e senza indugi, sposando quello di non pochi intellettuali partenopei i quali, ben lungi dall’essere collusi con la malavita, contestano la stereotipata rappresentazione cinematografica e televisiva che viene fornita della città, un aspetto che finisce per svilire e mettere in secondo piano molti altri dal segno positivo che sarebbe opportuno invece evidenziare.
Un atto d’amore, quindi, che si traduce in un album che, per buona parte, viene cantato in dialetto, e se questo di primo acchito potrebbe rappresentare un ostacolo per i neofiti, in effetti si tratta di un ulteriore valore aggiunto: qui la musica di matrice napoletana, quella che ha partorito giganti come Pino Daniele, per intenderci, si sposa alla perfezione con l’anima prog degli Osanna che, quando emerge, si dimostra ancor più esaltante.
Palepolitana è un titolo che fonde il nome Palepoli (ovvero la città sorta prima della “Neapolis”) con la parola Metropolitana e non è un caso, visto che il concept racconta di un androide che, percorrendo le viscere della città attraversando le stazione d’arte dell’underground partenopea, compie un ideale viaggio nelle radici culturali e popolari di uno dei luoghi più controversi ed affascinanti dell’intero pianeta.
Non dimentichiamo, inoltre, che Palepoli è anche il titolo dell’album più noto degli Osanna: pubblicato originariamente nel 1973, in occasione dell’uscita del nuovo album è stato ri-registrato con l’attuale formazione ed offerto come cd bonus .
Peraltro l’intero album non può essere neppure considerato una semplice opera musicale, vista la sua stretta connessione e collaborazione con le altre forme d’arte visiva sviluppate nel produrre l’artwork del lavoro, che troveranno la loro sublimazione al momento della realizzazione della versione in vinile prevista per l’autunno.
Va detto che la differenza tra gli Osanna attuali e quelli di quarant’anni fa non è da poco e viene evidenziata proprio dall’abbinamento delle due opere, benché venga parzialmente attenuata dalla realizzazione da parte della stessa line up.
Palepoli era un disco nervoso, composto da una band giovane che fondeva mirabilmente la tradizione musicale partenopea con le pulsioni prog dell’epoca; la rivisitazione targata 2015 smussa alcune asperità rispetto alle registrazioni originali, come è naturale che sia, ma non perde in efficacia, facendo godere gli appassionati dell’ascolto di un album storico, completato in alcune sue parti e gratificato da suoni e prestazioni perfette.
Laddove, in Oro Caldo, si auspicava la fuga dalla grande città (“Fuje ‘a chistu paese, fuje ‘a chistu paese. Parole, penziere, perzone, nun vanno ddaccordo nemmanco nu mese”), in Palepolitana un Vairetti che non ha certo smarrito il proprio spirito critico preferisce però esaltare la bellezza piuttosto che rimarcare le criticità, tramite un lotto di brani splendidi e sufficientemente immediati, difficili solo da scacciare dalla mente dopo averli ascoltati e riascoltati.
Coadiuvato da musicisti eccellenti, tra i quali il figlio Irvin alle tastiere e alla voce, e da ospiti di pregio come l’icona David Jackson e la magnifica Sophya Baccini, il leader con la sua voce ancora ferma e carismatica ci conduce in questo viaggio sotto il Vesuvio tra melodie ora malinconiche (Marmi e la meravigliosa Canzone Amara, con la preziosa partecipazione  della Baccini), ora devote alla tradizione (la taranta di Michelemmà), ora intrise di pathos e drammaticità (Fenesta Vascia e Profugo),
Brani inizialmente lineari e dal grande afflato melodico si aprono sovente in crescendo strumentali esaltanti (Santa Lucia, Palepolitana, Ciao Napoli) affiancati da omaggi all’epopea prog che fu (lo strumentale Anto Train).
Mentre tra disgrazie, abbandoni e divorzi, le altre band storiche del movimento si barcamenano apparendo talvolta le cover band di sé stesse, gli Osanna con questo splendido lavoro si svincolano da questa insidia mostrando al mondo che il progressive italiano è sempre vivo e vegeto e che è possibile ottenere simili risultati volgendo lo sguardo al passato, ma tenendo i piedi ben saldi nel XXI secolo.

Tracklist:
CD 1 – Palepolitana
1. Marmi
2. Fenesta Vascia
3. Michelemmà
4. Santa Lucia
5. AntoTrain
6. Anni di Piombo
7. Palepolitana
8. Made in Japan
9. Canzone Amara
10. Letizia
11. Ciao Napoli
12. Profugo

CD 2 – Palepoli
1. Oro Caldo
2. Stanza Città
3. Animale Senza Respiro

Line-up:
Lino Vairetti – vocals, acoustic and 12-string guitars, harmonica
Gennaro Barba – drums
Pako Capobianco – electric, acoustic and 12-string guitars
Nello D’Anna – bass
Sasà Priore – piano, Fender Rhodes, organ, synth
Irvin Vairetti – vocals, mellotron, synth

Guests:
David Jackson – sax & flute
Sophya Baccini – voice
Gianluca Falasca – violin
Angelo Salvatore – flute
Falasca String Quartet

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