Io giro solo film di tette, Russ Meyer rule!

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Leggenda vuole, anzi è di storia vera e propria che si deve parlare, che Russ Meyer fosse stato scelto per dirigere The Great Rock’n’roll Swindle il film sui Sex Pistols ma che poi non se ne fece nulla. D’altronde andare d’accordo o anche semplicemente trovare dei minimi punti di contatto con due personalità debordanti come quelle di Malcom McLaren e Johnny Rotten non dev’essere stata impresa troppo agevole e purtroppo il progetto non andò in porto, peccato, con il senno di poi è molto probabile che si sarebbe potuto trattare di qualcosa di estremamente eccessivo e sublime.

E’ infatti innegabile che il nostro è stato il regista più rock’n’roll della storia, quello che meglio di tutti ha saputo rappresentare l’eccesso, l’energia liberatoria e, perché no, la sana volgarità che la nostra musica ha sempre rappresentato, insomma i motivi per i quali siamo e sempre saremo affascinati dal sacro demone della musica del diavolo.

Non è un caso che gruppi come Faster Pussycat, Mudhoney e Motorpsycho si siano ispirati alle sue pellicole per scegliere i nomi delle proprie band. Due sono secondo me le caratteristiche che hanno connotato e reso grande il nostro amatissimo Russ: la prima è che nonostante fosse profondamente americano, anzi proprio yankee, i suoi film sono praticamente sempre ambientati negli States più rurali e redneck, la sua attitudine fosse profondamente anarchica nel senso di più libera da dogmi e all’insegna della più totale libertà espressiva, in poche parole se ne fregava bellamente di critica, pubblico e estetica facendo quello che più gli piaceva e in ciò era e resterà insuperabile.

Mentre la seconda è il ruolo centrale che hanno le donne nelle sue pellicole, donne sempre esplosive a livello fisico ma sopratutto cattive, decise ed intelligenti sopratutto rispetto agli uomini che vengono rappresentati come gretti e scarsamente (a dir poco) svegli se non apertamente turbati mentalmente o apertamente psicopatici. Questo non faceva certo di lui un simpatizzante della causa femminista ma certamente faceva capire un inciso chiaro di come giri il mondo vale a dire le femmine possono essere soggiogate con la forza o apparentemente “deboli” ma il mondo comunque ruota sempre attorno a loro. Partito principalmente come documentarista, in realtà un modo pratico per proporre immagini di donne discinte e conturbanti, il primo film significativo che il Maestro consegna a noi adoranti posteri è Lorna del 1964.

Girato in uno splendido bianco e nero, sembra per ragione puramente economiche (vedi budget particolarmente risicato), il film sarebbe stato ispirato al neorealismo italiano, sopratutto la celebre immagine che ritrae Silvana Mangano in succinti pantaloncini lavorare nelle risaie in Riso Amaro (strano vero?), a questo il nostro avrebbe aggiunto un risvolto sinistramente biblico nelle versione torbida e ricca di fanatismo che ne ha una certa fetta di popolazione americana.

Di un anno successivo è lo splendido Mudhoney ambientato negli anni della grande depressione e del proibizionismo, anch’esso in bianco e nero, il film sarebbe ispirato a Furore di John Ford – a sua volta tratto dal romanzo di John Steinbeck – a cui Meyer somma un po’ di sano istrionismo e di idee low budget che ne segneranno la grandezza. Sempre nello stesso anno esce Motorpsycho una pellicola che si inserisce nel filone delle bikexplotation, la trama è incentrata su di una banda di balordi che a bordo di motorini molto simili a quelli della nostra adolescenza va a turbare la quiete di una cittadina sperduta degli Stati Uniti più rurali. I tre giovani uccidono e violentano, incredibile ed indimenticabile la scena nella quale – mentre stanno seviziando una donna – uno fra loro chiama al telefono la madre rassicurandola sulle sue condizioni; ma la loro instabilità mentale li porta ad uccidersi anche fra loro finché ne sopravvive uno soltanto che, nella scena finale, prima di esplodere su di una granata, mostra tutti i turbamenti dovuti alla sua partecipazione alla guerra in Vietnam.

Il 1965 è un anno particolarmente prolifico per il geniale film director tanto che dirige un altro film il bellissimo Faster Pussycat, kill kill!.

La Storia ruota intorno ad un trio di ragazze prosperose (avevate forse dei dubbi in proposito?) che ne loro vagare dopo che una di loro – Varla la più cattiva del gruppo – ha ucciso un ragazzo rompendogli l’osso del collo e portando con loro la di lui fidanzata arrivano alla casa dove vivono tre uomini: un vecchio e i suoi due figli uno disumano detto il Vegetale ed un altro apparentemente normale di nome Kirk.

La faccenda si ingarbuglia e quasi tutti ne fanno le spese, ovviamente le morti violente si moltiplicano finché restano in vita soltanto Kirk e Linda (la fidanzata rapita ad inizio pellicola) il tutto in un vortice di efferatezza e cattiveria talmente eccessivo da risultare, volutamente, parodistico. Da citare in quello che per me è l’anno più incredibilmente stiloso della storia dell’umanità, vale a dire il 1966, il documentario Mondo Topless, anche questa pellicola sarà usata come ragione sociale da un validissimo gruppo pop-punk italiano, che non è nulla più che una carrellata di ragazze, per l’appunto in topless, intente a ballare al ritmo della musica strumentale più paradisiaca che ricordi presentate da una voce narrante fuori campo che le presenta via via che esse compaiono sulla scena. Nel 1968 Meyer dirige Vixen! (a colori!), la storia narra di una donna – Vixen per l’appunto – apertamente ninfomane sposata con Tom un pilota d’aerei che, come tutti gli uomini dei film del Maestro, è talmente tonto da non accorgersi dell’infedeltà della moglie.

L’unica persone che la protagonista non vuole concupire è un ragazzo di colore di nome Niles, che lei chiama volgarmente Rufus. All’allegra combriccola si unisce uno scozzese che dirotta l’aereo di Tom per condurlo a Cuba dove dice a Niles sarà accettato nonostante il colore delle sua pelle, ma Vixen convince l’afroamericano della fallacia delle idee dell’anglosassone avviando il film verso un happy end tipicamente americano.

L’anno del signore 1970 vede l’uscita di Beyond the Valley of the Dolls il primo film del nostro ad uscire per una major. La pellicola è assolutamente pazzesca caratterizzata da un continuo turbine di sesso (anche omosessuale) e violenza; la vera forza di tutto ciò è Z-Man / Superwoman (!!!) con il contorno delle solite protagoniste prorompenti e personaggi allucinati vestiti da nazisti, il tutto si chiude con una serie di improbabili matrimoni per un finale assolutamente sconclusionato anche se apparentemente rassicurante. Facendo un salto temporale di cinque anni parliamo di Supervixen nel quale compaiono ben sette (!) supermaggiorate per la gioia irrefrenabile del regista. Le principali protagoniste sono la già citata SuperVixen e SuperAngelica; il tutto si svolge nel solito scenario desertico e nelle consueta esagerazione di sesso violento e di tantissimi elementi sfacciatamente grotteschi.

Alfred Hitchcock ne richiese una copia una copia per una proiezione privata, vi basta per capire la grandezza dello zio Russ?

Il film con il quale il nostro affezionatissimo ci lascia orfani della sua querida presencia è Beneath the Valley of Ultra-Vixens del 1979, anche in questo caso si tratta di un’ora e mezza di grande ritmo e di trovate sfolgoranti. La trama narra del difficile rapporto tra Lavonia e Lamar vista l’ossessione di quest’ultimo per il sesso anale (chiamalo stupido!). Lei per porre un freno ai litigi con il coniuge assume una doppia identità iniziando a lavorare come spogliarellista con il nome di Lola Langusta. Alla fine l’uomo sarà guarito da Eufalia Roop dj e dispensatrice di consigli sessuali di Radio Rio Dio Texas.

All’interno della pellicola si trova quella che reputo la scena a più alta carica erotica a cui abbia mai assistito nella mia vita vale a dire quella fra Lavonia e l’infermiera di un dentista, se non l’avete mai vista correte a farlo! Al termine di questa carrellata facciamo un po’ di nomi delle splendide attrici che appaiono nei lavori del nostro citando così a caso: Lorna Maitland, Antoniette Christiani, Hol Hoppen, Lori Williams, Susan Bernard, Erica Gavin, Dolly Read, Shari Eubank, Christy Hartburg, Francesca Natividad, Tura Satana e mi sono volutamente limitato visto quante sono state le straripanti protagoniste utilizzate dal geniale Russ.

E gli uomini?

Ma quelli chi li vede, e poi sono sempre insignificanti e quindi non degni di citazione. Se oltre alle immagini siete interessati anche alle musiche che le accompagnano, e fareste bene ad esserlo, vi segnalo tre splendidi cofanetti usciti nel 1995 che, oltre ad essere piuttosto esaurienti, sono pure ricchi di fotografie, e che fotografie!

Bene sono conscio che il 97,3% di chi ha avuto la voglia e la pazienza di leggere queste righe conosca già a menadito l’opera omnia del grande Russ Meyer, per il restante 2,7% rimediare è operazione non doverosa ma obbligatoria.

Che lo spirito di Russ Meyer alberghi in voi ora e sempre!

Il Santo
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