ONE DIMENSIONAL MAN-A BETTER MAN

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Pierpaolo Capovilla e Giulio Ragno Favero, insieme a Luca Battaglia, riportano in vita quel discorso (abbandonato ormai 7 anni fa) chiamato One Dimensional Man. A Better Man, l’album del ritorno, pubblicato da La Tempesta International, racchiude 11 nuovi brani, rigorosamente cantati in lingua inglese (i testi sono scritti da Rossmore James Campbell) e suonati in compagnia di amici e conoscenti (vecchi e nuovi).

Ad aprire l’opera è la title track A Better Man, tanto delicata e quieta quanto mesta e drammatica, cantata a doppia voce da Pierpaolo Capovilla e Katla Hausmann e suonata da Giulio Ragno Favero (pianoforte, synth ed elettroniche varie). Di converso, Fly, subito dopo, manda il cuore in tachicardia, incrementando la velocità ritmica e sfrecciando a cavallo di una tetra bestia post industriale, mentre i suoni generati da Sir Bob Cornelius Rifo (Bloody Beetroots), le pelli percosse da Jacopo Battaglia (Zu) e l’oscuro contesto sonoro prodotto dagli altri strumenti, completano lo scenario. This Crazy, dalle grevi note di basso e dalla chitarra, genera atmosfere più emotive e viscerali prima di squarciarle con violente sferzate sonore. E’ poi il momento di A Measure Of My Breath che, guidata da potenti riff e da un Capovilla furioso che urla a squarciagola (e che piuttosto che desistere, rincara la dose), vede alla chitarra Justin Trosper (Unwound). In This Hungry Beast vengono reclutati all’appello gli Aucan e Eugene Robinson (Oxbow): elettroniche nere si intrecciano a un incedere lento e massiccio, lasciando alla voce il compito di delineare stati d’animo inquieti e travagliati, disorientanti e al limite del delirio. Ever Smile Again, con Gionata Mirai alla sei corde, invece, proponendo riff piuttosto logori, vira verso la china del declino come le successive Too Much (solo basso e voce) e la cover di Face On Breast di Scott Walker, entrambe ectoplasmatiche e disorientanti. The Wine That I Drink, dai suoni ferruginosi, neri come catrame e vigorosi (un enorme muro sonoro che non dà scampo) e Ever Sad (A Better Man Reprise), rivisitazione del pezzo iniziale, in chiave molto più raffinata e complessa (Rodrigo D’Erasmo, Enrico Gabrielli e Richard Tiso docet), riescono però a pareggiare i conti. Infine, a concludere, troviamo This Strange Disease, mesto commiato, caratterizzato da suoni tetri e drammatici.

E’ un disco difficile quello che la band ci propone. Suoni violenti, attitudine noise, inserti elettronici e un passato da Teatro Degli Orrori impossibile da nascondere. Rispetto al passato che fu, le coordinate sono nettamente cambiate: meno Jesus Lizard (tanto per intenderci) e più sonorità anni ’90 (Nine Inch Nails in testa). Molte canzoni colpiscono in maniera positiva (anche se per ingranare richiedono molti ascolti), altrettante appaiono un po’ sottotono, in ribasso. Insomma un album che funziona, ma che a volte incespica.

Molti fan rimarranno delusi, altrettanti entusiasti. Io credo che la verità (in questo caso più che mai) stia nel mezzo. Ci troviamo di fronte a un disco ascoltabile, ma non esaltante, che a buoni pezzi ne alterna altri meno efficaci, che suona forte e vibrante (per il pubblico italiano) ma che paragonato a certi lavori d’oltreoceano risulta decisamente obsoleto (sound di almeno 10 anni fa). A voi l’ultima parola.

TRACKLIST:
01. A Better Man
02. Fly
03. This Crazy
04. A Measure Of My Breath
05. This Hungry Beast
06. Ever Smile Again
07. The Wine That I Drink
08. Ever Sad (A Better Man Reprise)
09. Too Much
10. Face On Breast
11. This Strange Disease

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