Non è successo niente di Tiziano Sclavi

Non è successo niente di Tiziano Sclavi

Non è successo niente di Tiziano Sclavi

Anarchico e imprevedibile, “Non è successo niente” – pubblicato nel ’98 – alterna comicità irresistibile e invettive violente, amarezza e tenerezza, in un grande, balordo affresco del caos in cui viviamo.

Anarchico e imprevedibile, “Non è successo niente” – pubblicato nel ’98 – alterna comicità irresistibile e invettive violente, amarezza e tenerezza, in un grande, balordo affresco del caos in cui viviamo. Una commedia esilarante, fatta di dialoghi, battute e ironia, ma anche di dramma e commozione; un romanzo fatto di tanti romanzi, di tante storie intrecciate.

 

Potrete leggere passaggi come questi:

 

  • Pratico molto il sesso orale: nel senso che ne parlo tanto e non combino mai niente…
  • (…) mi ci sono voluti sei mesi per disdire il contratto con la Sip o Telecom o come cazzo si chiama, che le aziende, di stato o private, cambiano spesso nome e identità, come i truffatori e i ladri.
  • Per diventare davvero ricchi bisogna fare gli imprenditori, gli industriali, quindi essere dei padroni, quindi dei ladri.
  • Non sono mai stato così male come da quando sto bene.
  • Hai il potere di rendermi allegro, mi basta pensare che non sono te!
  • Com’è che i benpensanti pensano sempre male?
  • (…) il Sistema c’è ancora e come, è più forte di prima, tanto che è riuscito a farsi dimenticare, a far dimenticare il suo nome. Così ovviamente sperava di cancellare anche quelli che combattevano contro il Sistema. Il guaio è che non ci sperava soltanto, ci è riuscito, o quasi. Il Sistema è l’orrore (…).
  • Non nominare il nome di Dio invano, ovvero: non bestemmiare senza fondati motivi.
  • Difenditi, ribellati! È un mistero come fanno a stare su tutti quei muscoli, senza la spina dorsale!…
  • “Quando mai hai creduto in Dio, tu?”. “Da quando ci sono i computer, sai come in quel racconto di fantascienza, del megacomputer che gli fanno la domanda fondamentale nella storia dell’umanità, fondamentale si fa per dire, chi se ne frega, comunque gli chiedono ‘Esiste Dio?’ e lui risponde ‘Adesso sì.’.
  • (…) per secoli la gente ha commesso i delitti più spaventosi in nome di un dio che non c’era, e figuriamoci se c’era!
  • (…) la libertà di parola significa solo che sei libero di parlare e poi non fare niente!
  • (…) mi sa che ho passato la prima metà della mia vita a star male e probabilmente passerò la seconda a rimpiangere la prima…
  • Il tempo non passa mai, un’ora diventa lunga come un’ora.
  • Non parliamo della religione. Non dico la religione in sé, lì non c’è neanche da discutere, siamo al livello del cavernicolo che vede un fulmine e pensa che lo mandi uno che sta in cielo, e lo chiama dio. Tutto lì. Il resto ce l’hanno messo sopra nei millenni per rendere “il problema più complesso”. Una banale superstizione tipo specchio rotto o gatto nero, e su questo NIENTE quei porci di preti di tutte le stronze religioni hanno costruito una cattedrale infame e ci hanno chiuso dentro il mondo.
  • (…) se venisse la Rivoluzione (qualcuno se la ricorda, questa parola?) sarei contento di essere spazzato via anch’io, e davanti al plotone d’esecuzione alzerei il pugno, commosso. Magari nel pugno stringerei la fiaccola dell’anarchia, non ho le idee molto chiare, ma viva la Rivoluzione qualunque sia, e basta, e hasta la victoria siempre. Fuoco, compagni!
  • (…) è vero che abbiamo il diritto di dire quello che pensiamo, ma non abbiamo nessun diritto dopo averlo detto.
  • È uno Stato infame, ladro e assassino, fin dai tempi di Pinelli, e non c’è nessuna lapide là dove l’hanno buttato giù dalla finestra della questura, mentre dove hanno ammazzato poliziotti e fascisti ci sono sì, lapidi e fiori sempre freschi.
  • (…) se diventi anche tu cafone e becero come gli impiegati dietro gli sportelli, ipocrita e corrotto e corruttore, mafioso e ladro e assassino, solo se entri nello Stato, lo Stato ti accoglie. Ma se sei innocente, se sei una brava persona, gentile, civile, onesta, allora sì che sei in pericolo, sì che devi aver paura. Devi nasconderti, come un carbonaro, come un anarchico, come un cospiratore. E se ti trovano, puoi solo avere ancora più paura…
  • È incredibile la forza spaventosa con cui i bambini cercano l’amore, tutto l’amore di tutti. Non sanno ancora che è già tanto se ne trovi un po’ di qualcuno, non sono ancora stati traditi.
  • Hanno portato i certificati elettorali (…) e finiranno nello scatolone di posta, fatture, rendiconti (pochi) e balle varie. Io non voto, come al solito, da tanti anni (…).
  • (…) mi ricordo quando Valpreda mi diceva vieni a bruciare i certificati elettorali, facciamo una grande festa al ponte della Ghisolfa. E io mi sentivo in colpa, un po’ perché allora votavo e ho sempre votato comunista pur essendo anarchico (e naturalmente non gliel’ho mai detto, al Pietro, che se per caso gli nominavi i comunisti si metteva a urlare “FASCISTI ROSSI!”), e un po’ perché non ci sarei mai andato, per paura. Demofobia, paura della folla. È dura fare la rivoluzione delle masse, per uno che c’ha la demofobia!
  • (…) quando mio nonno stava morendo, io ero molto piccolo, e ho pregato che guarisse. E dopo aver pregato ero sicuro che guarisse, non avevo dubbi, e quando è morto sono rimasto lì sbalordito. La religione è un tradimento dell’innocenza.
  • Ormai sono sicuro che Dio esiste. Ora si tratta solo di trovarlo e riempirlo di botte.

 

Cos’altro aggiungere?

Che fra le pagine di questo libro trova spazio anche un giallo, i cui indizi sono nascosti e camuffati un po’ dovunque, sino al colpo di scena finale.

 

Marco Sommariva

marco.sommariva1@tin.it

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