Malnàtt – Principia Discordia

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Malnàtt – Principia Discordia

E’ doveroso iniziare questa recensione chiarendo che i Malnàtt dei quali si parlerà in quest’occasione non hanno nulla a che vedere con la quasi omonima band milanese di estrema destra (la differenza, solo dal punto di vista grafico, la fa la seconda A accentata); questo equivoco pressoché inevitabile unito a un’attitudine quanto mai politicamente scorretta e dissacratoria, ha fatto dei bolognesi Malnàtt una band destinata in ogni caso a far discutere.

In circolazione ormai da più di un decennio, il gruppo guidato da Porz ha mosso i suoi primi passi all’insegna di un folk black cantato in dialetto bolognese, per giungere infine ad una forma musicale più essenziale e se vogliamo più canonica, pur mantenendo intatta l’originalità delle scelte liriche. In questo senso è apparso atipico il precedente album “La Voce Dei Morti”, riuscito lavoro nel quale i nostri rinunciavano ai consueti e corrosivi testi scritti di proprio pugno per riproporre alla loro maniera i versi di alcuni grandi poeti del ‘900; il nuovo Principia Discordia, invece, tenta con successo di far convivere la vena caustica di Porz con le voci di altri “morti”.
Avevo apprezzato non poco il precedente lavoro proprio perché, utilizzando testi altrui, i Malnàtt riuscivano a far sì, paradossalmente, che l’ascolto si focalizzasse più sulla musica che non sui contenuti lirici, e lo stesso avviene nel caso di quest’ultimo disco nei quattro componimenti scelti per esprimere la propria personale versione di black metal, partendo dai versi sferzanti di Tarchetti in L’amor sen va e Nel dì dei morti, passando per quelli feroci di Stecchetti in Il canto dell’odio per arrivare alle strofe malinconiche di un mostro sacro come Montale in Ho sceso dandoti il braccio.
Parlando dei brani con testi originali, sia Manifesto Nichilista che Iper Pagano si rivelano esempi eloquenti dello stile lirico e musicale di Porz e compagni, ma più efficaci si rivelano Ave Discordia, audace mix lirico tra l’inno nazionale e l’Ave Maria, il tutto riletto in maniera “malnetta”, Don Matteo dotata di un ritornello “pericolosamente coinvolgente” dove, senza mezzi termini, si fa riferimento alla dilagante piaga della pedofilia nel clero e l’amara e, in questo caso, davvero poetica Ulver Nostalgia, affidata non a caso a una voce femminile invece che al consueto ringhio di Porz.
Come si diceva in precedenza, i Malnàtt corrono il pericolo di vedere sottovalutato l’aspetto musicale a discapito di quello lirico, e l’appena citata Don Matteo è in questo senso emblematica: il brano possiede un tiro formidabile ma è inevitabile che l’attenzione si sposti sia sui temi che sul modo di affrontarli nel brano in questione (anche se in ambito metal non è una primizia assoluta, una decina d’anni fa i deathsters austriaci Pungent Stench dedicarono un intero album, dall’eloquente titolo di “Masters Of Moral, Servants Of Sin”, al tema della pedofilia ecclesiastica).
Porz è un personaggio del quale si può pensare tutto e il suo contrario ma di sicuro non si può dire che ogni che ogni sua affermazione sia banale e, anche per questo, sicuramente non dev’essere amatissimo da chi nell’ambiente musicale si prende un pò troppo sul serio (non che la cosa gli faccia perdere il sonno, immagino); del resto, da chi si ostina a voler infarcire la musica di significati politici, i Malnàtt da sinistra vengono demonizzati sia per un uso del linguaggio e della grafica che richiamano certi tempi andati , sia per il già citato equivoco sul monicker, mentre da destra vengono visti come fumo negli occhi per aver sbertucciato diverse band black metal schierate ideologicamente su quel versante. La verità è che l’insieme dei testi e delle dichiarazioni va letto e valutato tenendo conto del suo intento dissacratorio e dell’atteggiamento ostentatamente nichilista, ed è per questo motivo che qualsiasi disco dei Malnàtt non potrà mai passare inosservato. Principia Discordia è un degno seguito a “La Voce Dei Morti”, che dalla sua forse aveva in più l’originalità dell’idea e una conseguente maggiore omogeneità, ed è senza dubbio un lavoro dal valore indiscutibile che sarebbe ingiusto prendere in considerazione solo per le sue peculiarità extra musicali.

Track-list :
01. Manifesto Nichilista
02. L’amor sen va
03. Il canto dell’odio
04. Iper Pagano
05. Intramezzo Erisiano
06. Nel dì dei morti
07. Don Matteo
08. Ave Discordia
09. Ho sceso dandoti il braccio
10. Ulver Nostalgia
11. Il sentiero dei nidi di Ragnarok

Line-up :
Porz – Vocals
Lerd – Drums
Bigat – Guitars
Aldamera – Bass

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