Lo spettro della droga – Storia, mercato e politica delle sostanze Pablito El Drito

Lo spettro della droga – Storia, mercato e politica delle sostanze Pablito El Drito

Lo spettro della droga – Storia, mercato e politica delle sostanze Pablito El Drito

Torniamo a parlare di Pablito el Drito (Pablo Pistolesi, attivista, storico delle controculture e DJ) nella sua veste di scrittore. E lo facciamo con “Lo spettro della droga – Storia, mercato e politica delle sostanze”, uscito sul finire dello scorso anno. Se a distanza di pochi mesi dalla recensione di ‘‘Rave in Italy” torniamo a raccontare le sue gesta significa che anche questa volta il binomio Pistolesi/Agenzia X ha funzionato.

”Per liberarci dalle logiche dello sfruttamento, della diseguaglianza crescente e della guerra è necessario saper guardare oltre il presente e immaginare un futuro diverso, anche per quanto riguarda le sostanze”.

Questo il punto focale del testo. Parte tutto da qui, dalla necessità di ripensare ad un modello di sviluppo che ha determinato danni apparentemente irreparabili cui prima o poi qualcuno dovrà provare a porre rimedio. Si tratta di dinamiche che si perdono nella notte dei tempi. L’uso delle sostanze che alterano gli stati mentali o le funzioni biologiche è antico quanto la civiltà umana. Mentre nelle società premoderne l’uso delle sostanze psicoattive – oppio, coca, funghi – era più consapevole, è nell’epoca moderna e contemporanea che lo scenario muta. E lo fa come conseguenza diretta di uno sviluppo capitalistico sempre più selvaggio. Il colonialismo non è mai morto. Ha solo mutato pelle, contestualizzandosi a seconda del periodo storico. I paesi dominanti sfruttano quelli dominati, e, restando nell’ambito esaminato da Pistolesi, proprio in questi ultimi è disponibile la materia prima necessaria al commercio mondiale della droga, attualmente il più fruttifero senza alcun dubbio. È lo stesso Pistolesi che recentemente intervistato ha precisato in merito – Ci sono molte persone nel mondo (Colombia, Afghanistan, Myanmar) che vivono “grazie” al mercato delle droghe: sono schiavi contemporanei. Se uno vuole essere non dico anticapitalista, ma anche solo democratico, deve fare i conti con queste dinamiche che caratterizzano il capitalismo illegale post-coloniale.

L’altro punto fondamentale è da ricercare nella scelta antiproibizionista che, oltre ad aver fallito su ampia scala in ogni suo aspetto, come la storia più o meno recente dimostra, contribuisce a mantenere vivo e florido il sistema del narcotraffico internazionale. Politiche proibizionistiche che di fronte a una richiesta che non si ferma, arricchiscono il ceto dei narcotrafficanti da sempre interessato a diffondere qualunque tipo di sostanza che induca dipendenza. Il tutto unito al fatto che se, da un lato, la droga è vietata, dall’altro sono incentivati i consumi di tutti quei prodotti di uso quotidiano che, oltre ad essere dannosi, possono essere tassati dallo stato.

Pur essendo un saggio, ”Lo spettro della droga – Storia, mercato e politica delle sostanze” è un testo decisamente fruibile, assolutamente alla portata di tutti, grazie ad un taglio divulgativo che rende in ogni caso agevole la lettura e immediatamente chiaro ogni concetto. È, a suo modo, un libro che fa dell’aspetto sociale il suo punto di forza. Non a caso ampio spazio è dato alle interazioni tra sostanze, politica, cultura e società. Anche se ci sono ovvi e doverosi riferimento storici legati ad aspetti legali, economici e diplomatici, il focus del testo si ha nel momento in cui l’autore analizza e ci racconta come la società contemporanea ha inquadrato il fenomeno delle “sostanze”.

“Essendo strumenti tecnologici le sostanze non conoscono qualità morali intrinseche. Possono essere usate in maniera positiva, per migliorare la qualità della vita e aumentare il nostro potenziale o in maniera negativa, rendendoci schiavi e riducendo il nostro potenziale. Il valore etico e pratico dell’utilizzo di qualsiasi sostanza dipende dal metodo di assunzione ma soprattutto dalla frequenza con cui si assumono. Bisogna capire se il rapporto tra noi e le sostanze porta benefici o se invece diventa solo un ennesimo fattore di alienazione e autodistruzione”.

Pistolesi non fa altro che riportare dati, eventi e situazioni, guardando al tutto da una diversa prospettiva, cercando di restare quanto più libero possibile, provando ad allontanare dalla nostra mente ideologie e preconcetti con cui siamo molto spesso involontariamente cresciuti assorbendo passivamente il dogma istituzionale. E lo fa ripercorrendo la storia dell’umanità, con il solito vecchio refrain che divide i popoli tra ricchi e poveri, attraverso la storiografia ufficiale e non, analizzando il fenomeno droga ad ogni livello, dal produttore al consumatore finale.

Consapevole che non sia forse possibile risolvere in maniera definitiva il problema droga, cerca di farci riflettere su come sia necessario provare a smontare il sistema di convivenze, connivenze e accordi che regge il traffico internazionale. Occorre, come detto, un nuovo e diverso approccio al problema, che tenga conto dei fatti incontrovertibili di cui disponiamo. Due su tutti. La soggettività della risposta alle sostanze psicotrope e l’inutilità della carcerazione dei consumatori. Siamo alle prese con un mercato che non conosce crisi che regge la maggior parte dei traffici economici del pianeta. Continuare a far finta di nulla non serve e non servirà. Sappiamo tutti come solo una piccola parte dei proventi della droga venga reimmessa nei circuiti illeciti, mentre la stragrande maggioranza del denaro viaggia libera (tramite il riciclaggio) facendo fiorire l’economia reale, quella “pulita”, quella che ci raccontano le televisioni e i giornali.

Di particolare interesse i capitoli riguardanti gli stimolanti “legalizzati” per le truppe impegnate al fronte in una qualunque delle tante guerre silenziose che inquinano il pianeta e che fanno meno notizia di quelle mediatiche come quella attuale nell’est Europa. Passando per la la storia degli anni turbolenti delle rivolte giovanili combattute con l’immissione in strada dell’eroina come “calmante” per i più ribelli, vera e forse unica risposta statale alla forza dirompente dei movimenti antagonisti e controculturali degli anni settanta, unita alla voluta assenza di risposte e di pianificazioni statali di cura riabilitazione e reinserimento.

Per arrivare infine alle droghe legali, lo sterminato mondo dei farmaci e in particolare degli psicofarmaci e non utlime le droghe virtuali come internet e le dipendenze come il fenomeno del Fear Of Missing Out, ovvero la “paura di rimanere escluso”, che si riferisce alla sensazione d’ansia provata da chi teme di essere privato di qualcosa di importante se non manifesta assiduamente la sua presenza tramite i mezzi di comunicazione e di partecipazione sociale elettronici interattivi.

Lo spettro della droga – Storia, mercato e politica delle sostanze Pablito El Drito

simone benerecetti
info@iyezine.com
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