Lionhearts – Lionhearts


Recensione

Buona la prima per l'esordio solsita di Frank Spinath.

Dopo diversi album nelle esclusive vesti di cantante e compositore dei testi, soprattutto nei piuttosto noti Seabound, Frank Spinath approda al suo primo album solista.

Il musicista tedesco, con il monicker Lionhearts, porta ancor più in primo piano la sua reale professione, quella di psicologo, un aspetto che si riscontra ovviamente in una certa profondità dei testi ma ancor più nella rarefazione di un sound che alterna, all’elegante elettro pop al quale Spinath ci ha abituato negli altri progetti che lo vedono coinvolto, una matrice ambient che risulta funzionale alla resa finale dell’album, specie se lo si ascolta nella sua versione “Continuous Mix”.

D’altra parte non si può negare, però, che l’attenzione venga tenuta maggiormente desta dai brani cantanti da Spinath con la sua consueta ed elegante timbrica, tra i quali spiccano la splendida e melodica Murder, dedicata al serial killer Edmund Kemper, le più ritmate The Ardent City e To What I Don’t Know, e l’atmosferica No Going Back, relegando le tracce strumentali ad una comunque efficace funzione di collante tra le canzoni vere e proprie.
L’album finisce così per avere un appeal commerciale del tutto relativo, a fronte però di una vena sperimentale mai troppo spinta e, in ogni caso, sempre in primo piano, con un uso dell’elettronica misurato e tutt’altro che scontato.
Proprio per queste sue caratteristiche il lavoro potrebbe risultare spiazzante ad un primo ascolto, ma è fuor di dubbio che questa prima esibizione solista debba essere accolta con favore, proprio perché a Frank Spinath va dato atto di non essersi limitato a percorrere la strada maestra già battuta in compagnia d’altri.

TRACKLIST
1.Flashback
2.The Ardent City
3.Abandon
4.Gone
5.Cloud
6.Kite
7.Murder
8.Hint
9.Threat
10.To What I Don’t Know
11.No Going Back
12.In The Sand

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