Lame – Alone And Alright


Recensione

Cercando un senso che mi spinga a volere affrontare un nuovo giorno ascolto i Lame e riesco pure a trovarlo

Nonostante sia notte fonda non riesco a dormire.

Continuo a rigirarmi sul divano, da troppo tempo non conosco la comodità di un letto vero e proprio, in preda al caldo umido di questa nottata di inizio luglio.

Il mio cuore è a pezzi come un bicchiere sfuggito accidentalmente dalle mani in preda a ricordi di un passato ancora drammaticamente troppo vicino. Ho letto quasi duecento pagine del Dizionario dei film italiani stracult di Marco Giusti immaginando scene da pellicole dai titoli eccentrici e spesso improponibili ma non c’è stato nulla da fare gli occhi restano aperti ed il meritato momento del sonno resta una chimera. Decido di mettere su un disco attento a regolare la manopola del volume su livelli ragionevoli e commisurati all’orario. La scelta cade sul nuovo album dei Lame, è la seconda volta che lo ascolto, e mi si apre un mondo.

Ci sono espressioni abusate e che troppo spesso possono suonare retoriche e abusate tipo “il rock’n’roll mi ha salvato la vita”, ma vi giuro che in un momento di tale sconforto ascoltare un disco così bello ti fa pensare che arrivare al giorno successivo possa avere uno straccio di senso.

Il sound della band è figlio di quanto di più bello la storia più limacciosa e meno rassicurante della nostra musica abbia tramandato a posteri dalle spalle larghe e dalla spiccate sensibilità; vengono in mente nomi quali Cramps, Gun Club, Oblivians e Cheater Slicks tanto per fare qualche nome “pesante”.

Ma immergiamoci in questo Alone And Alright che si apre con l’invocazione disperata di Evelyn nella quale un coro accattivante ed ossessivo rende il tutto sinistramente pop, seguono i ritmi più wave, o post punk se preferite, di Deep In The Barn che mi ha ricordato i grandissimi Deadbolt (se non li conoscete colmate subito questa lacuna) e la furibonda Memories che richiama alla mente il meglio del catalogo Crypt. Si gira lato e si ricomincia con il parossismo di Ice Cold Judah con lo splendido uso della lingua spagnola fatto dalla batterista colombiana Maria ed il riff stoogesiano che caratterizza il pezzo che da il titolo all’album. I restanti quattro brani che non ho citato, giusto per non appesantire la lettura, sono “soltanto” splendidi.

Come scrivevo su di un mio recente post su facebook assistendo ad un concerto dei Lame ho visto il passato il presente ed il futuro del rock’n’roll e mi è piaciuto davvero tanto, chi non lo fa non sa che si perde.

ETICHETTA: Alien Snatch Records

TRACKLIST
1) Evelyn,
2) Deep In The Barn,
3) Disappear,
4) Memories,
5) When You’ll Be Mine,
6) Ice Cold Judah
7) Alone And Alright,
8) Sue,
9) All Your Lies,
10) We Shall Overcome

LINE-UP
Stefano Isaia – Vocals, Guitar
Maria Mallol Moya – Drums, Vocals
Massimo Scocca – Guitar, harmonica

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