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Recensione : Kattah – Lapis Lazuli

Album che non mostra difetti e dai molti pregi, "Lapis Lazuli" conferma il potenziale della band brasiliana

Kattah – Lapis Lazuli

Tra i molti paesi nei quali i suoni metallici hanno radici profonde e, specialmente nell’underground, si continuano a scoprire realtà interessanti, il Brasile è, a livello qualitativo il più ricco, colmo com’è di band di alto livello in più o meno tutte le sfumature della nostra musica preferita.

Nell’heavy metal classico e nel power, poi, le band verdeoro hanno contribuito con gli Angra a fare la storia degli ultimi vent’anni ed altre ancora si muovono nel tanto bistrattato underground, rendendosi protagoniste di lavori eccezionali.
La Bakerteam si aggiudica le prestazioni dei Kattah, act heavy/power al secondo lavoro dopo “Eyes Of Sand”, album di debutto del 2010, protagonisti di questo bellissimo lavoro dal titolo Lapis Lazuli.
Il gruppo aggiunge al proprio heavy metal azzeccati inserti orientaleggianti, atmosfere che richiamano la cultura araba influenzando anche i testi dei brani e la bellissima copertina raffigurante migliaia di fedeli raccolti in preghiera.
Opera ambiziosa, questo nuovo lavoro, che vede sugli scudi il vocalist Roni Sauaf, sorta di novello Bruce Dickinson, cantante di razza che ricorda non poco la sirena maideniana, evocata per tutto l’album dal songwriting della band, molto simile ai lavori solisti di Dickinson, specialmente quelli più orientati al metal tradizionale (“The Chemical Wedding” e “Tyranny Of Souls”).
Perfetta la produzione affidata al sapiente Roy Z (Dickinson, Halford, Sepultura, Helloween) e una serie di canzoni bellissime caratterizzano un lavoro nel quale l’heavy metal viene nobilitato da questi musicisti protagonisti di ottime prove, sia alla ritmica (Cicero Chagas, basso e Cristian Alex, batteria) sia al metallico chitarrismo dell’axeman Victor Brochard, stupendo macinatore di riff e solos.
Album che non mostra difetti e dai molti pregi, Lapis Lazuli conferma il potenziale della band brasiliana, con brani ottimi come l’opener Behind The Clay, la travolgente Apocalypse, l’eclettica Alpha Centaury (straordinario il solo del buon Brochard), Rebirth Of Pharoahs e la ballad Land Of God, gioielli metal che vanno ad arricchire il piccolo tesoro in mano ai Kattah.
In sostanza un gran bel disco, nel quale le parti etniche sono usate con parsimonia ma ben incastonate nella sua struttura; Lapis Lazuli risulta così un prodotto fresco, da ascoltare senza riserve e che sarà sicuramente apprezzato dagli amanti del metal classico.

Track list:
1. Behind the Clay
2. Inside My Head
3. Apocalypse
4. Alpha Centaury
5. Vetus Espiritus
6. Rebirth of Pharoahs
7. The Hidden Voice
8. Lapis Lazuli
9. A Capoeira
10. Land of God
11. You Will Never Be Dead
12. Untitled
13. Last Chance

Line-up:
Cicero Chagas-Bass
Cristian Alex-Drums
Victor Brochard-Guitars
Roni Sauaf-Vocals

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