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Recensione : Into Coffin – Into Pyramid Of Doom

Gli Into Coffin si rivelano buoni interpreti di sonorità aspre e rallentate che restituiscono sensazioni positive grazie ad un’esecuzione senza fronzoli ma sempre precisa.

Into Coffin – Into Pyramid Of Doom

Dopo un demo uscito lo scorso anno, i tedeschi Into Coffin esordiscono con questo full length a base di un death doom aderente all’ortodossia del genere, soprattutto per quello che ne riguarda gli aspetti più ruvido e meno melodici.

I ragazzi dell’Assia vanno ad inserirsi alla perfezione nel punto in cui la pesantezza del classic doom si interseca con la virulenza del death, prendendo come possibile riferimento una band come gli Winter, ma arricchendone ulteriormente il sound con più di una sfumatura di stampo black.
Gli Into Coffin nel complesso si comportano decisamente meglio di altre realtà simili trattate di recente, come i connazionali The Fog o i redivivi olandesi Spina Bifida, perché si rivelano buoniinterpreti di sonorità aspre e rallentate che restituiscono sensazioni positive grazie ad un’esecuzione senza fronzoli ma sempre precisa e valorizzata da una buona produzione.
Chiaramente, Into Pyramid of Doom è un lavoro che, al netto di qualche tentazione ambient, tende ad essere piuttosto uniforme nel suo cupo incedere, un aspetto questo che viene accentuato anche dall’attenzione posta dagli Into Coffin più all’impatto sonoro che non alla creazione di atmosfere accattivanti; ne deriva che il gradimento di un lavoro come questo dipende molto dal gusto personale, per cui chi è più propenso al doom-death melodico può anche trascurare questo disco mentre, al contrario, chi predilige sonorità più dirette e limacciose potrebbe trovare non poca soddisfazione.
Peraltro i nostri non si limitano a proporre partiture bradicardiche ma, sovente, si lanciano in efficaci accelerazioni che, se non si possono definire effettivamente elementi peculiari o sintomatici di una particolare varietà compositiva, riescono nell’intento di rompere, almeno in parte, il monolitico incedere dell’album.
Come brano da ascoltare per farsi un’idea più precisa della proposta consiglierei la conclusiva Black Ascension, traccia che in poco più di dieci minuti esibisce in maniera esauriente lo spettro sonoro entro il quale si muove la band tedesca.
Into Pyramid of Doom non è un’opera che lascerà il segno negli anni a venire ma non è neppure trascurabile, alla luce della competenza e della convinzione esibita nel corso del lavoro dagli Into Coffin.

Tracklist:
1. The Entrance
2. Stargate Path
3. Into a Pyramid of Doom
4. The Deep Passage for the Infinity of the Cosmo
5. Black Ascension

Line-up:
G. – basso, voce
S. – chitarra, voce
J. – batteria

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