Intervista a Nyko Ascia, hip – hop e altro.

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Intervista a Nyko Ascia, hip – hop e altro.

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Qualche anno fa abbiamo fatto una chiacchierata con Nyko Ascia, rapper produttore e ingegnere del suono di Alessandria, parlando dei suoi progetti e di tanto altro. Lo risentiamo di nuovo, di acqua sotto i ponti ne è passata, ci sono tante novità da discutere, in primis il suo nuovo disco” Schiavi di noi stessi “.

Ringraziamo Nyko Ascia, e voi per la lettura.

1. Come nasce il concetto di Schiavi di Noi Stessi ?

L’idea di fare un disco era già in cantiere da tempo. Durante il lockdown del 2020 ho avuto tempo per concentrarmi 24 su 24 sull’album. Fino ad arrivare alla pubblicazione il 15 aprile 2021.

I contenuti espressi nel disco partono da un punto di vista personale e introspettivo, che fa i conti con la solitudine, l’ansia e le preoccupazioni nate in seno alla pandemia. Ho voluto descrivere i miei diversi stati d’animo trovando nuova forza nei ricordi e nelle esperienze vissute, fra momenti di felicità e spensieratezza. In sostanza è anche un invito ad alzare la testa, mettersi al lavoro per realizzare i propri sogni e non essere più “schiavi” delle nostre incertezze.

Spesso viviamo male momenti o periodi della vita perchè non abbiamo il coraggio di prendere una decisione o perchè abbiamo paura ad essere noi stessi fino in fondo. Il mio nuovo album è un invito a vivere la vita al massimo delle nostre possibilità, cercando di non accumulare rimpianti o risentimenti.

2. Parlaci della produzione in questi anni digitali.

Ormai quasi tutti hanno a disposizione i mezzi necessari per “fare musica”. La differenza ormai la fanno, più che le skills (che ovviamente continuano ad essere importanti), le possibilità economiche che si hanno per poter investire in promozione digitale e non solo.

Penso che la “storia della musica” abbia ormai fatto totalmente il salto in digitale, da anni. Non si è digitalizzata solo la produzione, ma anche la diffusione, il consumo, l’ascolto. Nell’ultimo anno e mezzo persino i concerti, i dj set ecc. Non credo che si possa tornare indietro (esclusi i concerti ovviamente).

Produrre e diffondere musica in maniera digitale elimina in parte certe figure professionali ma ne introduce altre.

Penso sia un’evoluzione “normale”, visto che siamo nel 2021.

Dobbiamo solo stare attenti a non perdere per strada le cose che davvero fanno la differenza e che non credo si possano digitalizzare: passione, creatività, empatia ecc.

3. Come vedi l’hip – hop nel nostro paese ?

In generale credo di vederlo bene per chi sta in alto. Male per chi sta in basso.

Ormai il rap e la trap sono “la musica”. Non esiste hit estiva, programma radio, festival main stream ecc senza le rime di un/una rapper. Questa cosa vent’anni fa era pura utopia credo.

Risvolto della medaglia di questa situazione è il fatto che se non sei “nessuno” sei intrappolato su instagram. La scena è totalmente polarizzata. Per gli emergenti le possibilità di fare un concerto sono praticamente nulle.

Credo che per chi inizia a rappare questa cosa sia frustrante. Almeno, io la vedo così.

Ho avuto la fortuna di iniziare a fare rime tra il 2007 e il 2008, quando c’erano ancora gli strascichi di una scena che ormai non esiste più. Mi ricordo che andavo in giro coi miei soci dell’epoca con le basi masterizzate su un cd audio e su una chiavetta usb d’emergenza.

Capitava spesso di andare a serate dove potevi farti avanti per esibirti, jam, freestyle battle, laboratori hip hop. Ora la situazione è totalmente cambiata. Le colpe sono sicuramente da attribuire a tutti. A forza di esasperare l’ego e l’autocelebrazione dei rapper siamo finiti in questa situazione.

Comunque la cosa positiva che noto è che ci sono molti giovanissimi che spaccano, anche ad Alessandria, credo che questa nuovissima generazione possa dare nuove vibes al genere musicale.

4. Tu che sei anche fonico e produttore come vivi questi tempi ?

Sono stati e sono momenti difficili. La pandemia ha tolto alle persone come me in un colpo solo sia il lavoro sia le passioni. È stato un brutto colpo. Per fortuna, a mio avviso anche grazie alle vaccinazioni, si sta tornando ad una pseudo normalità per il mondo dell’intrattenimento musicale.

5. Ultimamente molti nomi noti si sono scagliati contro il passato politico dell’hip-hop italiano, cosa ne pensi ?

Chi non conosce e non rispetta le “sue” radici penso che non meriti molta attenzione e molto rispetto. Suggerirei a chi fa polemica al riguardo di parlare un po’ meno e di leggere un po’ di più. Molti libri raccontano perfettamente quelle che sono le radici dell’hip hop internazionale e italiano. Ci sono anche dei film, ecc.

Negare l’evidenza mi sembra che lasci il tempo che trova.

6. Che risposta hai avuto autoproducendoti e con una distribuzione autonoma ?

Mi sono appoggiato ad un ufficio stampa di Roma che ringrazio, homerun promotion, e ad una serie di collaboratori. Il lavoro fatto è stato buono. Il numero di ascolti sui digital store è soddisfacente, ho venduto circa 200 copie fisiche del disco e l’ho presentato dal vivo.

Sicuramente c’è ancora molto lavoro da fare per le future pubblicazioni, ma per ora non mi lamento.

7. Che suggerimenti daresti a qualcuno che vorrebbe fare il tuo stesso percorso indipendente ?

Avere un’etichetta che ti supporta è sicuramente più facile e, se si tratta di una realtà seria, non hai alcun tipo di problema.

Essere indipendenti al 100% costa fatica sotto vari punti di vista ma è una strada percorribile e che può dare buoni risultati.

Spero di poterlo portare di nuovo live dopo il concerto di presentazione che ho fatto ad agosto.

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Massimo Argo
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