Inge Feltrinelli

Inge Feltrinelli 1 Iyezine.com

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[09:35, 21/9/2018] Epi: Ultima moglie di Giangiacomo Feltrinelli, l’ editore milanese fondatore della casa omonima, un nobile e comunista che voleva fare la rivoluzione con I libri ( e altro )’.
Siamo agli anni di piombo e delle Brigate Rosse.
Trovato morto sotto un traliccio dell’ alta tensione a Segrate.
Lei giornalista tedesca di grande cultura, con tanta onoreficenze e conoscenze.
Sposa Feltrinelli condividendo le sue idee ed alla sua morte continuera’ la sua passione per l’ editoria di sinistra.

[11:33, 21/9/2018] Iye: l’ hai mai incontrata?

[12:20, 21/9/2018] Epi: No, assai distante dal mondo della sottocultura a cui io appartenevo.
Il loro mondo era quello degli Hemingway, Picasso, Chagall, Elia Kazan, Kennedy, Pasternak, Gunter Grass, ecc..
Molto distanti anche dalla mia visione politica e sociale.
Alle bombe di Piazza Fontana noi si rispondeva con I sit-in di non violenza in nome di Ghandi, loro parteggiavano per I movimenti rivoluzionari armati.
Di lei e suo marito ho apprezzato che pur comunisti, si dichiaravano anti stalinisti ( da notare che era una eresia allora ) e primi al mondo hanno osato pubblicare il Dottor Zivago di Pasternak.
Oggi la cosa fa un po’ ridere, ma allora fece molto scalpore il loro coraggio.
Nel mondo, lo stalinismo, il comunismo dei gulag faceva ancora molta paura, anche ai nostri comunisti rivoluzionari.
Pasternak, infatti, pago’ molto caro per I suoi scritti.

[12:21, 21/9/2018] GianMarco: Io sapevo fosse anche fotografa

[12:25, 21/9/2018] Epi: Molto brava e famosa a intervistare e fotografare I grandi personaggi del suo tempo.
Una Oriana Fallaci del suo tempo, ma indubbiamente piu’ chic !

[13:26, 21/9/2018] Iye:  suo marito?

[14:42, 21/9/2018] Epi: Si, alla morte di suo marito la Feltrinelli era una editrice un po’ di nicchia, inoltre le accuse su di lui e la sua morte compromettente aveva gettato ombre anche sulla sue attivita’ editoriale.
Inge non si e’ persa d’ animo e ha risollevato la casa Feltrinelli con pubblicazioni d’ avanguardia e di successo.
Aggiungendo a questo una intelligente strategia distributiva ( librerie Feltrinelli in tutte le citta’ di cultura cosmopolita ) con grande impegno finanziario.

[16:45, 22/9/2018] Iye: la sua morte? ennesimo giallo italiano?

[17:51, 22/9/2018] Epi: A quel tempo Feltrinelli viveva in clandestinita’ perche’ ricercato per tante cose ( legami con Brigate Rosse, attentati, armi, nuclei armati proletari, e cos’ altro ancora non si sa…)
Quello che si sapeva e’ che dava fastidio sia a destra che a sinistra.
Perplessi lascio’ molti per le circostanze della sua morte: sembrava troppo un allestimento scenico.
Soprattutto la modalita’.
Che lui fosse saltato in aria mentre tentava di far saltare un traliccio dell’ alta tensione sa un po’ di ridicolo: se fosse stato un brigatista come veniva accusato, che senso aveva compiere tale azione cosi’ ingenua e insignificante ?
Un brigatista avrebbe casomai ucciso qualcuno di importante.
A guardare la faccenda con occhi disincantati, la cosa che emerge piu’ evidente e’ l’ effetto mediatico del suo cosiddetto ” attentato “.
E l’ effetto mediatico e’ stata la caduta d’ immagine agli occhi del popolino televisivo.
Feltrinelli era divenuto un criminale della societa’.
Un essere inaffidabile per le sue idee e le sue azioni.
Forse anche un povero anacronistico idealista panrisorgimentale del comunismo ormai in profonda crisi.
( Si deve ricordare che quelli erano gli anni che il comunismo sovietico, nel vano tentativo di sopravvivere invadeva coi carri armati la Cecoslovacchia, l’ Ungheria e costruiva muri a Berlino ).
E quindi, piu’ che la sua morte, serviva distruggere la sua immagine ( e il suo mito gia’ entrato nella testa di molti nostalgici delle lotte partigiane del recente passato ).
Inge sostenne la clandestinità del marito e prese in mano l’ azienda con forte determinazione, contro quelli che volevano distruggere anche la casa editrice.
Senza mai rinunciare alle idee di suo marito.

[18:04, 22/9/2018] Epi: E come possiamo notare il tempo e la storia le hanno dato ragione.
Lei ha vinto la sua battaglia del credere in se’ stessa ed e’ divenuta artefice e padrona della sua vita.
Ha compiuto con gioia e determinazione il suo cammino storico ed ha lasciato al figlio Carlo una eredita’, non tanto economica, quanto di fiducia nella vita e nella capacita’ di scoprire al fondo della coscienza la carica per possederla fino in fondo.

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