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Recensione : Incontro d’amore in un paese in guerra di Luis Sepùlveda

Nei ventiquattro racconti contenuti in questo libro, tra le tante cose, ci verrà raccontata la notte di terrore di un ricercato politico che attende l'arrivo di uno “squadrone della morte”; Incontro d'amore in un paese in guerra di Luis Sepùlveda.

Incontro d'amore in un paese in guerra di Luis Sepùlveda

Incontro d’amore in un paese in guerra di Luis Sepùlveda

Nei ventiquattro racconti contenuti in questo libro, tra le tante cose, ci verrà raccontata la notte di terrore di un ricercato politico che attende l’arrivo di uno “squadrone della morte”; la storia di un campione di boxe cileno che organizza finti incontri per lasciare il suo Paese e unirsi alla guerriglia boliviana; l’appuntamento d’amore tra un sandinista, che combatte in Nicaragua contro la dittatura di Somoza, e una donna che si rivela essere la moglie del prigioniero in mano ai rivoltosi, un delatore condannato a morire all’alba; l’impresa di dodici confinati politici sperduti nel mezzo del deserto cileno, che rimettono miracolosamente in moto una vecchia locomotiva a vapore, facendone il simbolo della loro aspirazione alla libertà.

Insomma, un raduno di personaggi straordinari impegnati in viaggi, avventure, utopie, amori e guerre.

 

Potrete leggere passaggi come questi:

 

  • A volte la memoria non è una buona compagnia. Bisogna saper dimenticare in fretta.
  • Erano odiosamente ottimiste, e io mi sono sempre guardato da gente del genere. (…) alla lunga, portano sfortuna.
  • (…) quello che ti dirò sarà come vomitare, perché a volte è necessario tirar fuori quanto ci marcisce dentro.
  • Tutto appare programmato in anticipo e lentamente perdiamo la capacità di lasciarci stupire, di ammettere che l’insolito è possibile.
  • (…) nella grande fratellanza degli uomini liberi, non si è mai soli.
  • Auguro a tutti voi salute e anarchia.
  • (…) come mio nonno, era nemico di tutti i governi e aveva girato il mondo prima di finire, pittoresco ed estemporaneo anarchico, nella rigorosa legalità della società cilena.
  • Ogni potere corrompe.
  • Non ho bisogno di silenzio perché non ho più nessuno a cui pensare. (Atahualpa Yupanqui)
  • Il peggior castigo non è arrendersi senza lottare. Il peggior castigo è arrendersi senza aver potuto lottare.
  • È sparito da tempo il gonfiore all’occhio, ma resta il livido nell’anima.
  • Nessuno può ignorare la parola compassione in eterno.
  • (…) sono una persona responsabile. È il mio problema.
  • Quindici anni lasciano le loro tracce perverse nei capelli bianchi e nelle rughe che pian piano ci trasformano l’anima in una cartina di posti e di emozioni morte.
  • Cosa potevamo fare per opporci a coloro che vivono nella barbarie di adorare un unico dio? E quante divinità ha ucciso quel dio per essere il solo reggente?
  • (…) la tristezza mi modellava sul volto una maschera odiosa.
  • (…) l’alchimia della felicità dipende dalla mescolanza con giuste dosi di oblio.
  • non ci innamoravamo. Quella era una curva pericolosa che evitavamo con tutta la nostra forza di volontà, perché se uno fosse arrivato a farlo, allora si sarebbe rotta l’unità del gruppo. E di donne ce ne sono tante, di amici invece…
  • (…) sei più coglione del tipo a cui corsero via le tartarughe (…).
  • A forza di pazienza e di saliva un elefante si fece una formica.
  • (…) solo la distanza permette la vera conoscenza.
  • (…) ascoltare si è trasformato in un vero e proprio talento e coloro che lo possiedono si possono contare sulle dita di una mano.
  • (…) la narrazione orale è la madre della letteratura, perché crea e ricrea continuamente le situazioni a seconda dello stato d’animo e della convenienza del narratore.
  • (…) bisogna rinunciare ai territori fisici e abitare il territorio dell’immaginazione.
  • La stampa è il ponte che ci collega al mondo civile. È la mano che modella l’insieme delle nostre future opinioni. Il quarto potere.

 

Volete saperne qualcosa di più?

Ha detto Luis Sepùlveda: “Scriviamo su ciò che siamo, su ciò che abbiamo vissuto. Non scriviamo per sentito dire né sulla base di astratte prefigurazioni. Scriviamo, insomma, prima di tutto con un attrezzo che è la nostra esperienza vitale. (…)

E comunque questo non basta. Facciamo tutti parte di una comunità, di una collettività, e al momento di scrivere questo sentimento di appartenenza gioca evidentemente un ruolo. Io sono nella misura in cui faccio parte di un gruppo, nella misura in cui non sono solo. (…) la letteratura è sovversiva, lo scrittore stesso è stato sempre considerato un elemento sospetto, inaffidabile. Il potere ha sempre cercato di addomesticare gli scrittori, prima con la repressione diretta, poi affidando loro incarichi pubblici, poi direttamente comprandoli…”.

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