In Picchiata


Compie venti anni uno dei capolavori della musica italiana : Crx dei Casino Royale, uno dei più bei meteoriti di sempre delle nostre sette note.

Chiariamo subito, questo disco è un qualcosa che è ancora avanti di almeno venti anni e anche adesso è fantastico, ma è diventato un unicum nella musica nostrana. Ascoltandolo rimasterizzato colpisce ancora di più la perfezione e l’assoluta personalità dei suoni. Molti accostano il disco alla scena trip hop di quegli anni, e il disco è stato prodotto da Tim Holmes produttore fra gli altri dei Primal Scream, quindi sicuramente le sonorità inglesi c’entrano molto. Ma questi sono suoni che non hanno, e non hanno più avuto, un paragone italiano, sono una creazione originale, musiche di un’altra dimensione con parole che continuano a bruciare.

I Casino Royale sono innanzitutto un gruppo con un percorso musicale unico, partiti dallo ska sono arrivati a Crx passando da dischi come Dainamaita, Sempre Più Vicino e Adesso che è un live eccezionale. Qui hanno compiuto il miracolo dando vita e anima a un disco che rappresenta una filosofia, lucenti tenebre cercando la luce. Alioscia e Guliano Palma al suo ultimo disco con i Casino sono al loro apice, si completano perfettamente a vicenda, funzionando benissimo. Il disco è composto da vari livelli, in qualche momento potrebbe sembrare un flusso di coscienza, ma non lo è, è piuttosto un disegno ben studiato per parlare delle nostre lacerazioni, della nostra futura assenza, della morte e della vita incerta. L’italiano è una lingua molto chiara, e qui viene usata in maniera molto adeguata, ovviamente anche questo, oltre ai concetti espressi, ha continuato all’oblio nella musica italiana di questo disco, perché è un disco inquietante, per nulla rassicurante…questo è il futuro, destinazione ignota…

Notoriamente noi italiani amiamo la sicurezza, che sia tra le cosce di un politico o in ritornelli molto indie e fighi, ed un album che racconta di quanto siamo fragili se non ci uniamo agli altri, e di come questa ruota giri benissimo anche senza di noi ci da fastidio e non poco.

Troviamo qui una profondissima introspezione personale, un guardarsi dentro ed intorno senza barriere, con la consapevolezza di essere io solo io ora, perché i conti si fanno da soli, sempre sull’orlo della pazzia o della malattia che neghiamo sempre con forza. Un altro tema ricorrente del disco è la morte, intesa soprattutto come negazione della propria presenza, tema già affrontato in precedenza dai Casino Royale, ma mai con questa profondità.

Come sarà oltre, giù nelle profondità quel che resta è aria, non c’è paura ma consapevolezza, il tutto amplificato da suoni elettronici che descrivono una caduta in un limbo che almeno parla per voce di Giuliano Palma. Non ci si ferma qui, vivendo nel mezzo del mirino di un cecchino, la musica italiana non è mai stata così vicina al tunnel dell’aldilà, non c’è paura, ma curiosità per questa strana natura umana, il continuo unirsi del nostro peggio e del nostro meglio.

In Picchiata è poi il racconto della nostra quotidiana caduta, che può portarti a spararti in testa come andare a prendere l’aperitivo, morte e piacere, eros e thanatos. Alioscia scava dentro con la sua splendida voce nervosa, quel dimenarsi spirituale che lo rende uno psicopompo, un moderno Caronte. L’album è inoltre pieno di riferimenti alla discografia precedente dei Casino, e si possono ascoltare e ritrovare nel corpus del disco qualcosa anche di jamaicano, soprattutto in qualche bel levare. Lo stile, ovvero una maniera di comunicare scegliendo un uso personale di determinati codici senza scendere a compromessi o scorciatoie, qui è il minimo comune denominatore, Crx è al 100 per cento originale. Se poi pensiamo che questo disco è uscito per una major, si ha la percezione di quanto sia lontano il 1997. E infatti dopo questo disco tutto sarebbe potuto essere diverso e forse migliore per la musica italiana, ma si è perso il momento o forse Crx è stato un magnifico unicum, un disco dove non c’è un millesimo sprecato, o un momento senza significato.

Forse è la nostalgia di anni unici per la musica del nostro paese, come nel 1995 quando uscì Sanacore degli Almamegretta, un disco dai mille strati, un mondo che ne racchiude molti altri. Oggi al massimo il migliore underground spruzza qualcosa di buono, ma manca quella spinta inventiva, quella sensibilità che porta un gruppo a scrivere un pezzo come Crx, che quando comincia fa venire i brividi, e te li fa venire ancora di più quando ti parla e ti dice che tu sei un riflesso degli altri, e gli altri ti riflettono. perché noi siamo in strettissima connessione con gli altri e disuniti ci sbucciamo il culo per terra.

E forse è questa la ragione della picchiata, e fino a qui la caduta è già molto brutta, e l’atterraggio non si vede ancora.

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