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Recensione : Il sabotaggio di Émile Pouget, edito da Massari

Questo volumetto edito nel 1913, è opera di Émile Pouget (1860-1931), uno dei militanti anarchici più rappresentativi del movimento operaio francese, colui che per primo ha definito il concetto di sabotaggi

Il sabotaggio di Émile Pouget, edito da Massari

Questo volumetto edito nel 1913, è opera di Émile Pouget (18601931), uno dei militanti anarchici più rappresentativi del movimento operaio francese, colui che per primo ha definito il concetto di sabotaggio. Sin dal 1897 la Confédération Générale du Travail, durante il congresso di Tolosa, grazie soprattutto a Pouget, definisce “ufficialmente” il sabotaggio un metodo di lotta sindacale.

 

Potrete leggere passaggi come questi:

 

  • Dacché l’uomo ha avuto l’ingegnosità criminale di trarre profitto dal lavoro del proprio simile, da quel momento lo sfruttato ha cercato, d’istinto, di dare meno di quanto non esigesse il suo padrone.
  • Sappiamo tutti che lo sfruttatore, per aumentare il nostro asservimento, sceglie abitualmente il momento in cui è più difficile per noi resistere alle sue prevaricazioni con lo sciopero parziale, il solo strumento usato finora. Stretti nell’ingranaggio, non potendosi mettere in sciopero, i lavoratori colpiti subiscono le nuove pretese del capitalista. Con il “sabotaggio” è tutto diverso: i lavoratori sono in grado di resistere; non sono più alla totale mercé del capitale; non sono più la carne molle che il padrone plasma a suo piacimento: essi hanno uno strumento per affermare la propria virilità e dimostrare all’oppressore di essere uomini.
  • Con il “boicottaggio” e il suo indispensabile complemento, il “sabotaggio”, disponiamo di un’arma di resistenza efficace che, in attesa del giorno in cui i lavoratori saranno abbastanza forti da emanciparsi completamente, ci consentirà di tenere testa allo sfruttamento di cui siamo vittime. I capitalisti lo devono sapere: il lavoratore rispetterà la macchina solo quando questa sarà diventata per lui un’amica che riduce il lavoro, anziché essere come oggi la nemica, la ruba-pane, l’ammazza-lavoratori.
  • (…) la minaccia del sabotaggio spesso può dare risultati altrettanto utili del sabotaggio stesso.
  • Noi non possiamo fare altro che impostare la teoria e auspicare che il sabotaggio entri a far parte dell’arsenale delle armi di lotta dei proletari contro i capitalisti, allo stesso titolo dello sciopero, e che l’orientamento del movimento sociale abbia sempre più la tendenza all’ “azione diretta” degli individui e una maggiore consapevolezza della loro personalità…
  • Certo, tutto andrebbe a meraviglia nel mondo capitalistico se gli operai avessero la stessa incoscienza delle macchine di ferro e di acciaio di cui sono i servi e se, come queste, avessero a mo’ di cuore e di cervello una semplice caldaia a vapore o una dinamo.
  • Si tratta di due mondi che si scontrano reciprocamente con violenza: il mondo del capitale, il mondo del lavoro. Certo, ci possono essere – e vi sono – inserimenti dell’uno nell’altro; grazie a una sorta di capillarità sociale, alcuni transfughi passano dal mondo del lavoro a quello del capitale e, dimenticando o rinnegando le proprie origini, si schierano tra i sostenitori più inflessibili della loro casta di adozione.
  • (…) sabotaggio. È questa la forma che decisero di applicare a Beaford, nell’Indiana, Stati Uniti (era il 1908), un centinaio di operai ai quali avevano appena comunicato che era stata imposta loro una riduzione di salario che ammontava a una dozzina di centesimi l’ora. Senza profferire parola, si recarono in una vicina officina e fecero rifilare i loro badili di due pollici e mezzo. Dopodiché, se ne tornarono al cantiere e risposero al padrone: “A paga ridotta, badili ridotti!”.
  • (…) quelli che lavorano a cottimo, se rallentassero la loro produzione, sarebbero le prime vittime della loro stessa rivolta passiva, perché saboterebbero il loro stesso salario. Devono quindi ricorrere ad altri mezzi e devono preoccuparsi di ridurre la qualità e non la quantità del loro prodotto.
  • (…) la falsificazione, la sofisticazione, l’inganno, la menzogna, il furto, la truffa costituiscono la trama della società capitalistica; eliminarli equivarrebbe ad ucciderla… Non ci si deve illudere: il giorno in cui si cercasse di introdurre nei rapporti sociali, a tutti i livelli e su tutti i piani, una correttezza rigorosa, una scrupolosa buonafede, non rimarrebbe in piedi più niente, né industria, né commercio, né banca… niente di niente!
  • È ben certo (…) che tante fortune si sono costruite solo grazie al silenzio sulle piraterie padronali mantenuto dagli sfruttati che vi hanno collaborato. Senza il loro mutismo, sarebbe stato difficile, se non impossibile, per gli sfruttatori condurre in porto i loro affari; se ci sono riusciti, se la clientela è caduta nelle loro reti, se i loro profitti sono aumentati a valanga, è grazie al silenzio dei loro salariati.
  • (…) alla pratica dell’“aprire bocca” (…) hanno deciso di ricorrere gli impiegati delle società bancarie e della Borsa. In un’assemblea generale (…) il loro sindacato ha deciso di adottare un ordine del giorno in cui si minacciava che, se i padroni avessero fatto orecchio da mercante di fronte alle rivendicazioni avanzate, si sarebbe infranto il silenzio professionale, rivelando al pubblico quanto accadeva in quelle tane di ladri che sono le società finanziarie.
  • (…) alcuni anni fa, gli addetti ai tram di Lione (…), per rendere impossibile la circolazione delle “vetture” con crumiri come conducenti, colavano cemento negli scambi delle rotaie.
  • L’“ostruzionismo” è una tecnica di sabotaggio al rovescio, consistente nell’applicare scrupolosamente i regolamenti, nello svolgere ciascuno la mansione assegnatagli con sapiente lentezza e un’attenzione esagerata.
  • Il sabotaggio operaio si ispira a princìpi generali e altruistici: è un mezzo di difesa e di protezione contro le estorsioni padronali; è l’arma del diseredato che lotta per la propria esistenza e quella della sua famiglia; mira a migliorare le condizioni sociali delle masse operaie e a liberarle dallo sfruttamento che le soffoca e schiaccia…

 

Cos’altro dire?

Il termine “sabotaggio” proviene dalla rivoluzione industriale: i telai a vapore venivano danneggiati dai tessitori licenziati gettando nei loro ingranaggi zoccoli di legno (sabots in francese).

 

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