HELLACOPTERS – EYES OF OBLIVION

HELLACOPTERS – EYES OF OBLIVION 1 - fanzine

HELLACOPTERS – EYES OF OBLIVION

Questo 2022 sarà ricordato, oltre che per l’ecatombe di artisti e musicisti a noi cari (un archivio pressoché infinito di necrologi sempre più doloroso da aggiornare, in particolare dal 2016 in avanti rimpinguato, purtroppo, in maniera costante) anche per il ritorno dei concerti dal vivo e per riapparizioni sulle scene di band interessanti. Tra queste, sicuramente, salutiamo con gioia il comeback degli svedesi Hellacopters, che si sono rifatti vivi con un nuovo album, “Eyes Of Oblivion“, uscito lo scorso aprile, a tredici anni dall’ultimo lavoro in studio, “Head Off“, e dopo otto anni di pausa, interrotta nel 2016 da una reunion (che ha visto tornare a casa il membro fondatore Dregen) avvenuta per festeggiare i venti anni del disco d’esordio.

Dopo aver trascorso un periodo abbastanza oscuro, segnato dalla morte del quarantenne chitarrista Robert Dahlqvist nel 2017, e dalle defezioni di ben due bassisti (tra i quali anche uno dei membri fondatori del gruppo, Kenny Hakansson, e poi Sami Yaffa, successivamente sostituiti da Dolf DeBorst) i paladini della scena high energy rock ‘n’ roll scandinava hanno trovato la forza per guardare avanti e oggi sono tornati di nuovo  in pista (accasandosi con la Nuclear Blast nel 2021) con il loro ottavo Lp ufficiale, tornando a mettere nuovi tasselli su una storia che, tra alti e bassi, va avanti da quasi tre decenni.

Anticipato da tre singoli, “Reap a Hurricane” (col suo tiro trascinante a base di chitarre a metà tra due dei loro più grandi numi ispiratori, Stooges e MC5)  “So Sorry I Could Die” (un hard blues-soul elettrico convincente) e la title track (un hard rock caciarone e festaiolo , tipico della seconda fase creativa degli Hellacopters , diciamo da “Grande Rock” in avanti) che si possono tranquillamente racchiudere tra i momenti migliori dell’album, “Eyes Of Oblivion” ripropone, lungo la sua abbondante mezz’ora di durata, il consueto canzoniere ibrido del combo capitanato da Nicke Andersson (che ha scritto e prodotto il 33 giri) in bilico tra melodie fast rock (“Can it wait“) cavalcate hard rock tamarre quanto basta, che possono rievocare i Motörhead (“Positively not knowing“)  qualche doppione (“A plow and a doctor“, nonostante l’intrigante incontro-scontro tra chitarra e organo, segue più o meno le stesse coordinate del brano apripista “Hurricane”) glam rock à la Kiss, altra dichiarata fonte di influenza per la band (in “Tin Foil Soldier“) graffianti rock ‘n’ roll d’assalto (“Beguiled“) momenti lenti-dinamici da quasi-ballad (nella articolata “The pressure’s on“) e riusciti canovacci glam/punk (nella conclusiva “Try me tonight“).

Morale della favola? Di certo questi non sono più gli Hellacopters dei primi, infuocati album ed Ep che alla fine dei Nineties scatenarono uno tsunami garage punk ‘n’ roll in Scandinavia (raccogliendo i frutti di quanto fu seminato, va detto, da band come i Nomads, gli Stomachmouths, i Crimson Shadows, gli Shoutless, i Wylde Mammoths, Voodoo Dolls, Pyschotic Youth, Backdoor Men e i primi Creeps nel decennio precedente) e che per almeno due decenni hanno tenuto alta la bandiera del rock ‘n’ roll nordico (insieme e ai connazionali Backyard Babies, i primi Hives, International Noise Conspiracy e i colleghi norvegesi Turbonegro e Gluecifer, e altri) in un’epoca di merda per il rock tutto, la seconda metà degli anni Novanta, che vedeva da un lato la fine del “Seattle Sound” (l’ultima rivoluzione analogica musicale del rock ‘n’ roll) e dall’altro il boom commerciale su scala mondiale del “corporate punk” di Green Day e compagnia spensierata, foraggiato da MTV, che faceva breccia tra gli adolescenti brufolosi in collera con il mondo intero, e che risolvevano i loro conflitti interiori abbuffandosi di monnezza al McDonald’s) e lo strapotere imperante della dance music e suoi derivati. Ma la scorza dura rock ‘n’ roll è rimasta ed è ancora spessa e ben felice di riaccendere la voglia di ruvide distorsioni ed elettriche danze.

HELLACOPTERS – EYES OF OBLIVION TRACKLIST

1. Reap A Hurricane
2. Can It Wait
3. So Sorry I Could Die
4. Eyes Of Oblivion
5. A Plow And A Doctor
6. Positively Not Knowing
7. Tin Foil Soldier
8. Beguiled
9. The Pressure’s On
10. Try Me Tonight

Tags:
Reverend Shit-Man
gofuzzyourself1985@tiscali.it

" Io sono un vuoto a perdere, uno sporco impossibile, un marchio registrato, un prodotto di mercato. Io sono un punto fermo, una realtà di base, un dato di fatto, un dato per perso. Non ho codici segreti né codici cifrati, non cerco centri di gravità permanenti. Io sono una pratica evasa, io sono una vertenza chiusa, un vicolo cieco, un pozzo senza fondo. Non sono come tu mi vuoi. "

No Comments

Post A Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.