hanne hukkelberg-little things

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Probabilmente ci sarà chi storcerà il naso al primo ascolto, perché ormai ogni voce femminile che tocca corde di atmosfera e un po’ jazz, magari cantando sopra anche qualche base di minimale elettronica, si trova automaticamente a fare i conti con una certa tale che proviene dall’ Islanda, e che è di sicuro decisamente arrivata prima.Dobbiamo però anche provare ad ascoltare e sentire, dove sentire significa assorbire senza preconcetti il sound della norvegese Hanne.E’ innamorata sin da piccola di rumori che diventano musica, dai tre anni canta sopra morbidi suoni di bicchieri e campanellini, poi studia all’ accademia musicale di Oslo, epoca nella quale entra in contatto con musicisti che contano, su tutti forse i Jaga Jazzist.Lei suona e canta, prova e riprova, e la Leaf se ne accorge.Produce questo delicatissimo lp di esordio, fatto di profumi lontani che si incontrano e si amalgamano, fatto di carillon che accarezzano fisarmoniche, strumenti classici che danzano con beat elettro-glitch.E di una certa tale Bjork poi, caso mai si sente un certo gusto eclettico simile nei confronti della costruzione e della stesura dei tappeti ritmici ed atmosferici, Hanne infatti predilige lidi meno algidi ed alieni, sfiora paesaggi vocali ed emotivi forse più vicini ad Alison Goldfrapp. Nonostante comunque, i tentativi di capire quanto il suo timbro possa ricordare altre, risulta assai complicato trovarne una chiave di sintesi, perché la Hukkelberg è davvero particolare e personale sia come suono di voce sia come utilizzo.Un albo di notevoli potenzialità, ma da tenere sotto controllo, per non cadere nel rischio di strafare e combinare un ensemble caotico, che poi sarebbe l’esatto opposto dell’ istinto e della personalità di questa talentuosa ventiseienne.

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