Grumbling Fur – Glynnaestra

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Grumbling Fur – Glynnaestra

Grumbling Fur, come dicevo, è un duo, composto da Daniel O’Sullivan ed Alexander Tucker: questi due personaggi, eclettici artisti e musicisti di spessore, amici e collaboratori di vecchia data, sono certamente ben noti e veterani in un underground di ricerca e sperimentazione oscillante tra la musica rock e pop più ricercata ed, appunto, sperimentale. Daniel, ad esempio, come parte degli Ulver o Aethenor, e Alexander come solista ma anche negli Imbogodom, non sono affatto due novellini.

Questo è il loro progetto di comune ricerca, cominciato nel 2011 come side-project per eccellenza, con una singola sessione in sala di registrazione tra amici e buoni intenditori, a metà tra un progetto di sperimentazione sonora e un divertissement, una lunga giornata in cui dar spazio al proprio estro e assemblarne i frutti per vedere che cosa ne è venuto fuori. “Suite”, “session”, come la volete chiamare, un unico flusso sonoro che scaturisce da qualche linea e indicazione comune e poi tanta creatività e improvvisazione.
Per questo, come anticipato poc’anzi, Glynnaestra costituisce un passo deciso verso una nuova idea di questo duo, come un progetto musicale a cui si vuole fornire un’identità più marcata. Perché, se è vero che i due non hanno mai avuto la pretesa di fare musica concreta, facilmente digeribile, impavidi nel mostrare un loro lato fatto di astrazione e sperimentazione, con questa nuova prova ci avviciniamo ad un concetto di musica più fruibile, seppur sempre ricercata, che possieda i connotati della “canzone pop”.

Glynnaestra si configura così come un collage di tracce avant-pop rifinite e cesellate dal duo, sofisticate ma sempre misurate, costruite attorno ad un flusso elettronico vibrante e un’atmosfera a tratti solenne ed epica, a tratti sognante. C’è la ricerca di un’armonia di fondo e un filo conduttore comune, la volontà di tessere una grande tela su cui muoversi per ricamare tutti i dettagli.
Presenza quasi costante sono le voci dei due protagonisti, sincronizzate in cori solenni, quasi inneggianti. Oltre al flusso elettronico con radici nel passato di una ventina d’anni fa, troviamo schiere di archi e particolari combinazioni strumentali sempre perfettamente innestate sul corpo digitale.
La raccolta è un canto d’adorazione da parte del duo alla misteriosa dea arcaica Glynnaestra, che presiede la sua creazione come una musa ispiratrice.

L’opener Ascatudaea inizia con una registrazione vocale, dice che siamo pronti a cominciare, “take one, action!”, e l’intro scorre in tono solenne, quasi mistico, sotto un ruvido tappeto elettronico.
La prima canzone è Protogenesis, e iniziamo a distinguere la materia di base di questo album, un proto-electro-pop, con influssi new-wave e synth-pop. Un’elettronica quasi di altri tempi, dalle radici negli ’80-’90. Un’ottima traccia, già cattura e porta in un buon ambiente, promettente per il proseguo. Ora Eyoreseye ha un altro impianto elettronico forte, su cui però il duo innesta subito un’atmosfera avvolgente, con delicati suoni in sottofondo che rallentano un ritmo che invece vorrebbe galoppare, un contrasto mai fuori misura in questa traccia strumentale. In seguito viene The Ballad Of Roy Batty, una traccia bellissima, maggiormente pop delle precedenti, inneggiante e Alapana Blaze è al contrario sicuramente molto più sperimentale, una tendenza che ogni tanto viene fuori nel duo. Cream Pool è una specie di interlude di atmosfere ovattate e distanti, seguito da Galacticon, che invece comincia in modo concreto, con un corposo ritmo elettronico, lento e cadenzato, che apre gli spazi ai cori in sottofondo e agli archi, avanzando deliziosamente sotto questa coinvolgente e sognante miscela.
La title-track Glynnaestra è un delicato interludio, a base di un soffice accordo di chitarra e cori. Invece Dancing Light si muove più rapida sotto schiere di archi, e ancora la successiva Clear Path riprende la centralità di un lento e delicato giro di chitarra acustica e del cantato.
The Hound è un altro interludio quanto mai sperimentale, seguito dai ritmi veloci di Harpies, dove chitarre e archi procedono più freneticamente anche se sempre misuratamente.
A chiudere la raccolta troviamo His Moody Face, con un impianto cadenzato, lento e avvolgente, perfino quasi straniante, una traccia lunga su cui si innestano suoni diversi e particolari, in successione, ma mai in evidenza, sempre sullo sfondo.

Alcune tracce davvero molto belle, soprattutto nel trio iniziale Protogenesis-Eyoreseye-Ballad Of Roy Batty, e ci metto anche Galacticon, di cui mi spiace non aver trovato l’audio da allegare; queste canzoni costituiscono la parte più succulenta della raccolta, ma da non perdere anche il resto, anche perchè il tutto è connesso in un unico, interessante e compatto blocco, in più a collegare e cementare le canzoni vere e proprie, è presente una rete di tratti più sperimentali, però incanalati in forma meno prominente sotto forma di interludi o tracce brevi, o al massimo nella conclusiva His Moody Face come un’ottima e ipnotica chiusura.

Un disco vivamente consigliato, mi è piaciuto molto; devo però anche precisare che non è di ascolto così facile e scorrevole, soprattutto all’inizio, ma con un po’ più di attenzione e lasciandosi coinvolgere progressivamente di più dai suoni e dalle atmosfere di Glynnaestra, se ne possono apprezzare sempre più sfaccettature e particolari

Ascolti:

Grumbling Fur – Protogenesis from Thrill Jockey Records on Vimeo.

Grumbling Fur – The Ballad of Roy Batty from Thrill Jockey Records on Vimeo.

Tracklist:
01. Ascatudaea
02. Protogenesis
03. Eyoreseye
04. The Ballad Of Roy Batty
05. Alapana Blaze
06. Cream Pool
07. Galacticon
08. Glynnaestra
09. Dancing Light
10. Clear Path
11. The Hound
12. Harpies
13. His Moody Face

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