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Recensione : Evangelist – Doominicanes

"Doominicanes" è un disco che merita di essere ascoltato e apprezzato, non solo dai doomsters più incalliti.

Evangelist – Doominicanes

Siamo alle solite. A pochi giorni dall’uscita di questo nuovo lavoro degli Evangelist si sono già levate diverse voci di dissenso e il casus belli è sempre lo stesso: la presunta mancanza d’originalità o comunque un’eccessiva fedeltà ai modelli di riferimento.

In effetti, negare che il sound della misteriosa band polacca (della quale si sa poco o nulla, a partire dai nomi dei musicisti) sia debitore dei migliori Candlemass e che la voce dell’anonimo quanto bravo singer rimandi a quella di Johan Längquist, sarebbe perfettamente inutile. La stessa band, a giudicare da diversi indizi disseminati nel lavoro, non sembra far nulla per nascondere questa “devozione” verso la seminale band svedese.
Alla fine, quindi, la valutazione di un disco di questo tipo non può prescindere dalle diverse aspettative di ciascuno: chi ricercherà elementi di novità non potrà che storcere il naso, mentre chi si “accontenta” di ascoltare un disco privo di difetti e capace di coinvolgere emotivamente, pur se carente in fatto di originalità, troverà più di un motivo per essere soddisfatto.
I pochi intimi che leggono le mie recensioni avranno già capito da tempo che appartengo a quest’ultima scuola di pensiero, cosa che mi consente di affermare a pieno titolo che Doominicanes è un bellissimo disco caratterizzato da un doom ortodosso e competente, nel quale non capita di imbattersi così frequentemente.
Blood Curse, dall’ incipit “evangelico”, in effetti dimostra quanto le etichette vengano appiccicate in spesso in maniera frettolosa visto che, sia per le sonorità epiche e drammatiche, sia per la voce stentorea ed evocativa esibita nel brano. il pensiero degli ascoltatori più attenti corre naturalmente ai primi lavori dei mai abbastanza rimpianti Saviour Machine, mentre l’ortodossia alla quale si accennava in precedenza occupa interamente la scena nel successivo trittico Pain And Rapture, Deadspeak e To Praise, To Bless, To Preach: quest’ultima è una lunga litania, caratterizzata da una ritmica pachidermica, ed è l’unica portata leggermente indigesta presente nel menù proposto dagli Evangelist.
L’ancor più lunga Militis Fidelis Deus, invece, si rivela come un traccia epica che sconfina spesso in una forma rallentata ed evocativa di heavy metal classico, incluso il ricorso a vocals “kiskeiane” e a lunghi e efficaci assoli di chitarra.
Tutto ciò fa di Doominicanes un disco che merita di essere ascoltato e apprezzato, non solo dai doomsters più incalliti; del resto, potrebbe essere lecito puntare un dito accusatorio verso gli Evangelist solo se, da parte loro, i rimandi ai grandi del passato venissero sfruttati a fini biecamente commerciali, tesi piuttosto difficile da sostenere nei confronti di una band che si trincera dietro un totale quanto rispettabile anonimato e che, soprattutto, propone un genere lontano anni luce da qualsiasi tentazione mainstream.

Tracklist :
1. Blood Curse
2. Pain and Rapture
3. Deadspeak
4. To Praise, to Bless, to Preach
5. Militis Fidelis Deus

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