iye-logo-light-1-250x250
Webzine dal 1999
Cerca
Close this search box.

Recensione : Death Dies – Legione

Un'operazione del tutto apprezzabile in quanto riporta all’attenzione un nome di culto della nostra scena estrema.

Death Dies – Legione

Il ritorno dei Death Dies, dopo un periodo piuttosto lungo di silenzio, coincide con questa uscita retrospettiva pubblicata dalla label genovese Black Tears.

L’occasione per la pubblicazione di Legione è il ventennale della fondazione della band padovana, che può fregiarsi a buon titolo dell’appellativo di decana della scena black metal tricolore, e tanto più lo possono fare i due membri storici, Samael Von Martin e Demian De Saba, protagonisti anche negli ancor più datati Evol.
Legione, che arriva nove anni dopo l’ultimo full length “Pseudochristos”, non è una semplice compilation per due motivi ben precisi: il primo è che tutti i brani sono stati suonati e riarrangiati dall’attuale line-up, che corrisponde di fatto a quella attuale dei Negatron, con l’innesto a fianco dei due veterani del vocalist Alex Cain; il secondo è che vengono riproposte anche tracce appartenenti alla discografia di band strettamente connesse alla storia dei Death Dies, quali appunto Evol (soprattutto), Satanel e Negatron, tutte accomunate dalla presenza in formazione di Samael Von Martin e Demian De Saba.
Questo interessante viaggio nel movimento black patavino prende l’avvio con cinque tracce dei Death Dies estratte equamente dai tre album (“The Sound of Demons”, “Product Of Hate” e “Pseudochristos”) e dall’ep del 1999 “The Art Of Domination”: il sound aderisce in maniera efficace alla tradizione del genere, grazie a brani corrosivi ed incalzanti tra i quali spicca la magnifica opener di “The Sound of Demons”, Sister Of Pain.
I successivi quattro episodi vengono tratti dalla nobile storia degli Evol: qui i suoni divengono più epici e atmosferici con l’aggiunta di una robusta componente folk , trovando la loro esaltazione nella nuova versione fornita di The Return of the Horned King, mentre con il remake della travolgente Nato Dal Fuoco dei Satanel si torna in territori più canonicamente old school.
C’è ancora lo spazio per una gradita cover dei Rotting Christ (Fgmenth thy gift) e per l’outro che dà il titolo al lavoro firmata Negatron, affascinante nel suo incedere organistico.
Un’operazione del tutto apprezzabile, quindi, in quanto riporta all’attenzione un nome di culto della nostra scena estrema e che, ci si augura, dovrebbe essere propedeutica ad una prossima pubblicazione un disco di inediti da parte dei Death Dies.

Tracklist:
1.The end of the world
2.Steel beast
3.Death Dies
4.Arsonist
5.Sister of pain
6.Prologue
7.The return of the horned king
8.Flying with the night gaunts
9.Ancient abbey
10.Nato dal fuoco
11.Fgmenth thy gift
12.Legione

Line-up:
Samael Von Martin (The Lord Of Sorrow) – guitars, bass, vocals
Demian De Saba (The Count Of Insanity) – drums, backing clean vocals
Alex Kain (Father Of Murder) – vocals

http://www.blacktears.it/

Get The Latest Updates

Subscribe To Our Weekly Newsletter

No spam, notifications only about new products, updates.
No Comments

Post A Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE

Noctu – Super Illius Specula

Super Illius Specula è probabilmente il punto più alto raggiunto finora da un musicista come Noctu, in grado di offrire oggi un doom estremo tra i più avvincenti e, allo stesso tempo, meno scontati in ambito nazionale.

Angmodnes – Rot of the Soul

Rot of the Soul è un album che conferma le qualità mostrate negli ultimi anni da parte degli Angmodnes, trattandosi di un lavoro di grande consistenza e molto curato nella sua resa sonora nonché un’esibizione di spiccata creatività compositiva, sintomatica del desiderio da parte della band olandese di non appiattire il proprio sound sulle posizioni già acquisite.

Post Luctum – Seasons Greavings

Se dal punto di vista musicale l’ep risulta davvero efficace e vario, avvicinandosi in certi frangenti ai mai abbastanza lodati Daylight Dies, fondamentalmente appare più ritmato e incalzante rispetto ai quanto offerto dai Post Luctum nei due ottimi full length realizzati in precedenza.