co sang-vita bona

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(POESIA CRUDA DISCHI 2009) : con l’esordio ” Chi’more pe’mme” del 2005, Luchè e ‘Ntò hanno combinato qualcosa di molto simile a quello che fecero i Sangue Misto con il loro disco tanti anni fà, ovvero fa vedere alla gnete cos’è il vero hip hop, il vero rap. loro, come me e tanti altri, hanno forse la presunzione di usare il rap come modo di raccontare storie e di smuovere coscienze, o anche semplicemente di informare, come era alle origini del rap, dalle rauche voci giamaicane trapiantate ai giradischi di gente come Jam Master Jay. I tempi attuali invece vogliono il rap come colonna sonora per far vedere culi, tette e dollari in bella mostra, far vedere che dal ghetto si esce solo con i milioni.

Ascoltando il disco precedente dei Co’Sang mi colpì molto l’incisività e la potenza delle loro rime in napoletano, che sembra incomprensibile a volte, ma come nel caso di Troisi, il vernacolo partenopeo è parte di un modo di intendere e di spiegare la vita che non ha barriere linguistiche. Aspettavo quindi il nuovo cd dei Co’Sang, ma con calma.

Ai miei gruppi preferiti lascio anche anni di attesa, basta che partoriscano qualcosa di ben fatto. I due partenopei non mi hanno fato aspettare più di tanto e ora sono qui ad ascoltare il nuovo venuto. Da loro non mi aspetto miglioramenti o cambiamenti, voglio solo che continuino a raccontare in maniera vera e forte le storie che gli girano per la testa. Certamente con il boom di Saviano, le stoire dall’hard side di Napoli sono maggiormente al centro dell’attenzione, ma Luchè e ‘Ntò non sfruttano assolutamemnte questo trend.

E per la verità neanche Saviano la sfrutta ; se siete tra coloro che lo criticano, vi siete mai chiesti che senso ha fare i soldi per poi vivere in simbiosi con una scorta, solo perchè hai fatto venire a galla ciò che tutti sapevano, e cioè che la camorra è lo stato, che la ‘ndrangheta fà comodo a tutti, da Buccinasco ad Imperia, che la mafia trattava con un cazzo di Stato che in tutti questi anni non ha mai perseguito il bene dei cittadini? E allora Saviano sarebbe un genio, un imbonitore, uno che sputa sopra alla sua città natale, e poco importa che nella stessa comandi la camorra? Ma Saviano non può arrivare dove arriva questo cd, nel raccontare per immagini perfette, come fosse una sequenza di Fibonacci il quotidiano di giovani stomaci, giovani nasi che pippano il vuoto di un mondo troppo brutto, che per un manipolo di soldi ti fà uccidee per poi andare a salutare la nonna.

Facile parlare seduti su di una poltrona, ma se voi foste a Scampia o Secondigliano che fareste ? Magari smazzi due o tre dosi al giorno e almeno mangi, che tanto la periferia ha lo stesso odore da Marsiglia a Napoli, da Genova a Madrid e qui i soldi pzzano ancora di più. Come piccoli Omero i Co’Sang ci portano in un viaggio fatto di cortili e motorini, mani che si scambiano bustine e la morte incombe all’ora di cena. Le basi sono estremamente buone, il loro flow è sempre un incanto, forse il segreto che fà dei Co’ Sang il miglior gruppo di rap italiano, provate a sentire “Mumento d’onestà”, no ntroverete un pari.

Diventerete come me drogati di Co’Sang, di storie di vita e strada, sangue e merda, soldi e bastardi senza senso in un mondo che così è, ma che ha un grande bisogno di essere raccontato sinceramente e senza la volontà di guadagnarci sopra o di portare gente a votare. Come narrazione, come pathos e come neorealismo sono sullo stesso piano narrativo, si muovono nel medesimo ambito.

Vogliono solo raccontae ciò che vedono e portare la gente a pensare, che ‘svultare si può fare in tantt modi, e che forse sena un’arma o una divisa ce la si può fare. Disco dell’anno nell’hip hop italiano. Impreziosiscono il tutto le apparizioni, fra gli altri, di Raiz, Akhenaton, e di un Marracash che così grande non l’avevo mai sentito. Non un capolavor, ma semplicemente Co’Sang, con il sangue appunto, e non con il culo.

www.cosang.com

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