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Dominick Martin aka Calibre non sbaglia mai, e a un anno di distanza dal bellissimo “Even If…” è tornato ad Ottobre con “Condition”, un album che farà ancora una volta entusiasti gli appassionati di drum’n’bass.

Io affermo che Dominick Martin aka Calibre è attualmente il migliore nel campo della drum’n’bass, punto.
Sì, perchè quest’anno (e anche nel passato più recente già si subodorava) abbiamo assistito ad una non indifferente commercializzazione del genere, con diversi produttori che hanno puntato ad allargare le fasce di pubblico, dagli appassionati del genere fino alle masse, grazie all’esplosione che stà avendo la scena clubbing dell’underground inglese nei confronti di dubstep e drum’n’bass (i principali prodotti derivati da quello che si dice “UK garage”). Così quasi tutti hanno seguito questa scia, (senza neanche considerare i Pendulum, il cui deludente album neanche lo definirei d’n’b), passando dai Brookes Brothers con il loro album omonimo, alle influenze electro di Chase & Status, passando per Camo & Crooked, e per finire con Sub Focus e Concord Dawn, solo per citarne alcuni…
Va sottolineato che questi ultimi hanno fatto degli ottimi dischi in questo periodo, ma nessuno di loro secondo me regge il confronto con Calibre.
Il produttore da Belfast si mantiene fedele ad una sua ricerca musicale votata all’espressione libera senza condizionamenti da parte del business e operazioni di marketing (quando si dice “let the music do the talking”), rimanendo abbastanza defilato dall’hype…E se lo può anche permettere, in quanto ormai è un veterano della scena drum’n’bass, presente ormai da un decennio e con all’attivo un gran numero di album. Ma ciononostante non ha mai esaurito la sua vena creativa, creando musica sempre fresca e piacevole, e non è da tutti!! Sebbene gli elementi distintivi del suo sound siano sempre riconoscibili, le sue produzioni non stancano mai, grazie all’introduzione di piccoli accorgimenti e piccole esplorazioni. La parola mi piace perchè Martin esplora le possibilità offerte dalla drum’n’bass, fondendo varie influenze in un continuum sonoro ricco di particolarità.
Non credo di esagerare se dopo queste affermazioni dico che Calibre sia davvero degno di ammirazione…

L’album, uscito in Ottobre (dell’anno appena concluso), segue ad un anno di distanza il bellissimo “Even If…”, il cui tocco soul e la cui introspettività restano insuperabili, ma senza dubbio questo nuovo lavoro ne costituisce un degno seguito.
Come dice anche l’opener (“People Never Change”, con la voce di DRS, ormai pressochè omnipresente nelle produzioni della scena), le persone non cambiano mai, e nel caso di Martin possiamo dire che questo sia un bene, perchè ritroviamo il suo sound ricercato e senza eccessi, molto piacevole anche nell’ascolto “casalingo”.

“Condition” si articola in un unico flusso creativo in cui compaiono tracce ricondicibili a tre diverse tra virgolette idee di Calibre:
da una parte tracce più melodiche e introspettive, in progressione logica con “Even If…”, tra le quali proprio “People Never Change”, ma anche “Notting Hill” e “Who’s Singing”, e ancora “Closing Doors”, quest’ultimo uno dei pezzi più belli (se non il migliore) del disco, ancora con la voce di DRS che non è mai stata così delicata, senza tralasciare “Windows” che chiude splendidamente il disco. Queste tracce, che costituiscono la parte più distintiva delle sue produzioni (che per la cronaca è quella che preferisco), sono spesso accompagnate e caratterizzate dalla presenza del piano, un vero tocco di classe, e presentano vari inserti vocali, talvolta dello stesso autore.

Quindi c’è una parte più influenzata dall’ascesa del dubstep, con tracce come “No More”, “Half And Half” e “Blackhole Dub” (la migliore tra queste), molto più lente e cadenzate rispetto alla d’n’b classica, con linee di basso comunque aggressive. La terza categoria di pezzi presenti in “Condition” è invece più tosta e picchiatrice, orientata verso la d’n’b da dancefloor, con bassi belli potenti; diciamo che questa è la parte che porta le maggiori novità per l’artista nord-irlandese, nella quale rientrano “Foreign Bodies”, “Ugly Duckling”, “Garbage Man” e “Schlager”.

Nel complesso l’album renderà senz’altro entusiasti gli appassionati di drum’n’bass, come d’altronde Calibre ha sempre fatto.

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