Bender – The Crowd Growls, The Crown Falls 2022

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Bender – The Crowd Growls, The Crown Falls 2022

Sarà che è estate (forse pure troppo), sarà che questi Bender da Marsiglia mi ricordano, per piglio e carisma, quello spirito che si respirava parecchio in giro negli anni ’90,

quell’approccio alla musica che sapeva di picaria, cialtroneria e commistione fra generi, senza purismi e religiose diritture morali da seguire (si respirava parecchio ma non che la facesse proprio da padrone, purtroppo), ma a me questo disco piace anche più di quanto mi potessi aspettare.

Si professano Garage Rock i Bender, e di base lo sono, ma la loro scrittura oltrepassa i confini del genere con metodo e misura, ma anche con estro e goliardia:

erano anni che non mi capitava di ascoltare un gruppo così smaliziato e così poco conforme alle regole!

Talmente poco conforme che si annunciano Garage ma il primo pezzo, Neuralgic Point, attacca subito Punk Rock di scuola Lookout! Records per poi risolversi in un’atmosfera quasi a cavallo tra Reggae, Lounge e Soul, rialzarsi con un passaggio ai limiti del Thrash e schiantarsi in un finale hardcore urlato: minimo comune denominatore il divertimento.

Divertimento che torna con la successiva I Bet You: un inizio pulito, un incedere quasi swing e ritornello punk hardcore: non so perché ma mi viene voglia di tirare fuori i sandali ed andarmi ad inebriare con del White Russian.

“Iggy Pop Became a Horrific Monster” mantiene quel che promette nel titolo: uno sgangherato swing con ritornello distorto e coretti da spiaggia: uno spettacolo.

In King’s Fall pare quasi di sentire gli Weezer più festaioli, un Indie Punk che fortunatamente i Bender riportano in auge senza dimenticarsi di aggiungere una chitarra affogata di Echo e Riverbero. Fa la sua comparsa anche un violino sul finale del pezzo, così, per aggiungere un che di zigano e scherzosamente drammatico al tutto.

Finalmente un po’ di Garage Surf, come promesso, nell’attacco di Incantations, un pezzo che però poi si riattacca al Punk Rock, sempre di matrice Lookout! Records per amore di coerenza, ma che poi diventa un cadenzato distorto dalle voci ultra melodiche.

Pur usufruendo di grammatiche ben note e masticate i Bender sanno come intrappolare e manipolare l’attenzione, serbando sempre una sorpresa in fase di arrangiamento, sempre una qualche sortita fuori dagli schemi.

Son degli ottimi musicisti questi Bender e ne approfittano per prodursi in un qualcosa di, si, altamente ascoltabile, ma anche sinceramente stimolante: You Waste It unisce chitarre Hard Rock ad un Rock, alternativo si sarebbe detto ai tempi, di chiaro stampo anni ’90.

Gli anni ’90 ricorrono un po’ troppo in questa fase del disco e i Bender corrono subito ai ripari con Toxic Wave:

Thrash Metal anni ’80, un po’ alla Nuclear Assault, suonato ed arrangiato da Dick Dale e i suoi Dial Tones; pezzo strumentale intelligentissimo. Notevole davvero.

Così, dopo averci trascinato per spiagge in stato di abbandono e mari inquinati, ci si ritrova di fronte ad un bel garage surf dalle chitarre pulite ma dall’incedere bello deciso e serrato: voce da stornelli tra ubriaconi e Cobra’s Letter non abbassa di un millimetro la quota alta del disco nonostante vada in coda ad un pezzo distorto e violento.

E quindi Freaking Out mantiene le chitarre pulite e romanticizza con un’atmosfera più malinconica ma comunque tormentata e, nella quale, il tono di voce riabbassa la temperatura su un’ironia sottesa.

Anche Snake and Go Nuts è un pezzo che nel suo insieme è difficile da classificare: principalmente ha un’atmosfera quasi orientaleggiante ma che poi esplode in un Hardcore violento ma comunque accompagnato da una tromba a da un controcoro epico…sono folli? Ci sono o ci fanno?

Non lo so, però mi diverto come un bimbo.

The Humanity’s Final Canticle è un pezzaccio acustico che non fa altro che rivelare la bontà in fase compositiva del gruppo di Marsiglia:
pur ridotti ad un assetto schematico, all’osso, il livello di scrittura è alto e la capacità di fare alzare le antenne rimane immutata: un pezzo più riflessivo e, proprio perché tale, necessario, necessario prima dell’uno-due finale:

Purple Tales viaggia alla solita velocità del pezzo precedente ma ci aggiunge distorsione e cori da osteria. Irrompe poi un fraseggio di chitarra quasi in odore di Glam Rock anni ’70 prima di far posto ad un bel Rock n’Roll alla Motorhead, poi di nuovo acustico e quindi, sul finale, un bell’assaggio di Space Rock alla Hawkwind (giusto per fare un doppio tributo al Lemmy internazionale).

E dopo averci offerto un bel trip psichedelico i Bender ci regalano, proprio sul finale, il picco dell’intero disco: Alas, Alas, Adieu mantiene il lato psichedelico e lo fa diventare una marcia ossessiva e, cosa inedita per loro, piuttosto cupa;

il ritornello però è di nuovo melodico e solare (non vi accorgerete mai di questo repentino cambio armonico tanto ormai sarete assorbiti dall’ascolto). 7minuti che non sembrano 7minuti ma che, anzi, al termine dei quali, vi sentirete quasi di esigere che questo pezzo non finisca mai : finale imperioso con tromba a cesellare e e psichedelia a ipnotizzare: fischi, feedback, percussioni tribali.

Una fantasia irrefrenabile ed incontenibile, un disco che, più che un disco, è quasi più un tributo all’ingegno umano e alla sua capacità di riprendere dal proprio passato per descrivere nuove traiettorie.

Un disco, questo The Crowd Growls, The Crown Falls, che vi consiglio caldamente; mi ci ero approcciato stancamente, pensando subito a dei cloni di Fuzztones e Outta Place, e invece mi sono ritrovato tra le mani una vera bomba a metà strada tra divertimento e sapiente scrittura.

Fatevi questo favore.

Bender – The Crowd Growls, The Crown Falls 2022

Tommaso Salvini
nidieunimaitre79@hotmail.it

sono nato a Pontedera (PI) nel 1979 e poi me ne son pentito. Attualmente suono la chitarra e canto negli Orrendo Subotnik. In passato ho suonato con: Santa Sangre (non quelli indie rock di Genova)), Magdalene (non quelli nu metal delle Filippine), Klam (non quelli che... vabbè i nomi dei gruppi non sono il mio forte). Di musica capisco qualcosina, il resto me lo invento.

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