Autumnal – The End Of The Third Day

Autumnal – The End Of The Third Day 1 - fanzine

Autumnal – The End Of The Third Day

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Il ritorno degli spagnoli Autumnal, dopo ben 8 anni dall’ottimo “Grey Universe”, ci riconsegna una band diversa ma sicuramente più natura.

Il nuovo disco, infatti, si distacca in buona parte dal gothic-doom del precedente lavoro per approdare a sonorità molto più vicine a quelle dei Katatonia.
La svolta riesce piuttosto bene alla band dei fratelli de Pablo, anche se, alla lunga, questa adesione ad uno stile per sua natura piuttosto compassato rende talvolta l’ascolto poco scorrevole; è fuor di dubbio, in ogni caso, che The End Of The Third Day consti di almeno 5 brani che sono inconfutabili prove dell’eccellente lavoro compositivo, capaci di indurre un senso di ineluttabile malinconia nell’ascoltatore, ben più di quanto non riescano a fare da un po’ di tempo i loro più illustri punti di riferimento.
Quasi cinquanta minuti di tale portata sarebbero stati più che sufficienti per accontentare anche i più esigenti tra i fan, e anche le tracce che meno lasciano il segno sono comunque buone, semplicemente però finiscono per diluire eccessivamente la durata del lavoro, includendo anche la cover di un brano dei Supertramp, band grandissima ma lontana diversi anni luce da questi umori, che forse sarebbe stato più opportuno derubricare eventualmente a semplice bonus track.
Se questa, assieme alla traccia più vicina al pretendere lavoro (The Storm Remains the Same) e la troppo “katatonica” Man’s Life Is the Wolf’s Death, sono i momenti di normalità del disco, la prima mezz’ora con il trittico A Tear from a Beast, One Step… and the Rest of Our Lives e The Head of the Worm, ci avvolge lentamente con melodie che avvincono e convincono, così come Resigned to Be Lived, che ricorda in parte i Lake Of Tears, e la conclusiva Father’s Will, dalle linee guida vicine ai Pain of Salvation di “Remedy Lane”.
Sound di matrice svedese, quindi, se vogliamo trarre delle conclusioni spicce, ma arricchito da un’anima melodica mediterranea, capace di creare linee ricche di quel pathos emotivo che dovrebbe essere il fine ultimo per release di questo tipo.
La prestazione vocale di Javier de Pablo è assolutamente ineccepibile, grazie alla disinvoltura con la quale passa tra le diverse tonalità, per lo più “clean” ma senza mai appiattirsi su un solo stile, e sorrette da un magnifico lavoro chitarristico.
Un grande ritorno per la band madrilena a conferma di quanto avevo già avuto modo di accennare, nel caso della recensione degli Helevorn, relativamente alla crescita esponenziale della scena doom spagnola.

Tracklist:
1. A Tear from a Beast 09:09
2. One Step… and the Rest of Our Lives 11:47
3. The Head of the Worm 09:28
4. Man’s Life Is the Wolf’s Death 07:18
5. Resigned to Be Lived 10:38
6. The Storm Remains the Same 04:59
7. Don’t Leave Me Now (Supertramp cover) 07:30
8. Father’s Will

Line-up:
Julio Fernandez Guitars
Ricardo de Pablo Drums
Javier de Pablo Vocals
Miguel A. Gutiérrez Bass

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Stefano Cavanna
[email protected]

Cresciuto per motivi anagrafici a pane e prog, a differenza di molti miei coetanei non passo il tempo a piagnucolare sostenendo "cosa vuoi sentire ora, quello che viene pubblicato ai giorni nostri è tutta spazzatura" ... Invecchiando ho allargato invece i miei orizzonti musicali e oggi sono essenzialmente un appassionato patologico di funeral/death doom, oltre che ascoltatore compulsivo di metal in ogni sua svariata forma, senza per questo disconoscere (ci mancherebbe altro) tutta la grande musica prodotta negli anni '70.

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