Atom – Horizons

"Horizons" si rivela un album decisamente ricco di spunti interessanti, a conferma del fatto che, spesso, i lavori dediti al black metal e prodotti in totale autarchia regalano risultati sorprendenti, nonostante tutti i limiti oggettivi che possono derivare da tale condizione.

Atom – Horizons

Atom, progetto solista di Fabio, musicista cesenate, arriva al suo secondo atto su lunga distanza dopo l’esordio avvenuto lo scorso anno con “Waiting for the End”.

Horizons si rivela un album decisamente ricco di spunti interessanti, a conferma del fatto che, spesso, i lavori dediti al black metal e prodotti in totale autarchia regalano risultati sorprendenti, nonostante tutti i limiti oggettivi che possono derivare da tale condizione.
Proprio il fatto di riuscire a proporre un lavoro privo di particolari cali di tensione nell’arco dei suoi tre quarti d’ora di durata, denota doti compositive di buon livello e, pur muovendosi in un ambito musicale decisamente affollato, è apprezzabile in particolare una certa impronta personale conferita da Fabio alla diverse tracce.
Di fatto il black degli Atom prende spunto a livello stilistico e ritmico da quello di matrice scandinava, arricchendolo con un gusto melodico sempre in primo piano: grazie a questo, il latente senso misantropico che aleggia sui brani viene stemperato in umori più malinconici che, più di una volta, vanno a sconfinare nel depressive, creando così un flusso sonoro sempre in bilico tra queste due anime.
Per gusto personale ho molto apprezzato sia la traccia d’apertura External Spectator sia, soprattutto, l’accoppiata centrale formata da Hazy Dreams, con la sua trascinante melodia chitarristica, e The Cold Eternal Light, dove sempre la chitarra regala arpeggi pregevoli, nelle quali il musicista romagnolo riesce probabilmente a focalizzare al meglio i propri intenti.
Meno convincente, invece, un brano come Atheist Manifesto, proprio perché esce parzialmente dalle coordinate sonore espresse negli episodi citati risultando così poco funzionale al contesto del lavoro, mentre un aspetto sul quale ci sarebbe da apportare qualche correttivo, anche in fase di produzione, sono senz’altro le vocals: lo screaming è troppo gracchiante in certi momenti, rivelandosi adatto stilisticamente ai tratti disperati del depressive più intransigente, piuttosto che alle sonorità meno esasperate in tal senso contenute in Horizons.
Se è vero che nel black non si va certo alla ricerca del bel canto, sarebbe ugualmente auspicabile nel futuro il ricorso ad uno stile vocale meno aspro e, magari, parzialmente intelligibile, vista anche la buona qualità dei testi.
Un peccato veniale che inficia, comunque, in minima parte la resa oltremodo soddisfacente di un album che mette in evidenza un nuovo stimolante progetto solista sfornato dall’underground estremo tricolore.

Tracklist:
1. External Spectator
2. Through Empty Days
3. Hazy Dreams
4. The Cold Eternal Night
5. Prelude to the Disenchantment
6. Atheist Manifesto
7. Dead Time
8. Horizons (outro)

Line-up:
Fabio – All Instruments, Vocals

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