iye-logo-light-1-250x250
Webzine dal 1999
Cerca
Close this search box.

Recensione : Arbouretum – Coming Out Of The Fog

Ci avevano lasciato con il bello e affascinante “The Gathering”, poco meno di due anni fa. Oggi il quartetto di Baltimora esce dalla nebbia e ci riprova, portando in dote un altro album magico e intrigante.

Arbouretum – Coming Out Of The Fog

Poche le novità rispetto alla recente produzione discografica, ma un’altra bella lezione di stile al mondo del rock. Coming Out of the Fog è un po’ quello a cui gli Arbouretum ci hanno sempre abituati, e di cui oggi non possiamo fare a meno: uno splendido affresco folk rock psichedelico figlio del Neil Young elettrico, di Will Oldham e dello stoner rock che emana maestria e passione. Ma devo ammetterlo: la prima volta che l’ho messo su mi ha dato il voltastomaco. Poi piano piano, con gentilezza, mi ha conquistato. E se pur si devono notare alcuni momenti di noia e immobilità, totalmente assenti nel precedente, l’album nel suo complesso regala un ascolto intenso e piacevole.
Gli Arbouretum dimostrano una maturità compositrice fuori dal comune, riuscendo a risultare convincenti sia quando si mettono a violentare il Neil Young di “On The Beach” (The Long Night), sia quando creano degli oscuri mantra folk-psych dal retrogusto doom (The Promise), che quando alzano il livello di zucchero nel sangue cimentandosi con ballate country notturne ed epiche tagliate dalle slide dell’ospite Dave Hadley (Oceans Don’t Sing).
Per non parlare poi di quando decidono di suonare duro, e allora ti tirano fuori lo splendido hard blues di All At Once, The Turning Weather, dove le chitarre troneggiano spavalde con riffoni hard carichi di fuzz e splendidi soli immersi nell’acido, accompagnate da un cantato veramente ispirato. O il grunge sghembo di World Split Open, sottolineato da una sezione ritmica in stato di grazia e da una chitarra in versione motosega che fanno da sfondo alle ascese vocali di Dave Heumann. Lo slow core psichedelico piazzato in chiusura (la title track) annoia un pochino, ma non riesce a disturbare il bel feeling lasciato dalle traccie precedenti.
Coming Out of the Fog appare dunque, al di là dei suoi pur evidenti punti deboli (con un pizzico di coraggio in più ne sarebbe uscito un capolavoro), come una buona riconferma di una band unica nel panorama musicale contemporaneo.

Track List:
1. The Long Night
2. Renouncer
3. The Promise
4. Oceans Don’t Sing
5. All At Once, the Turning Weather
6. World Split Open
7. Easter Island
8. Coming Out of the Fog

Line-up:
David Heumann – voce, chitarra
Corey Allender – basso
Brian Carey – batteria
Matthew Pierce – tastiera, sintetizzatori, percussioni

ARBOURETUM – pagina Facebook
Thrill Jockey

Share:

Facebook
Twitter
Pinterest
LinkedIn
Get The Latest Updates

Subscribe To Our Weekly Newsletter

No spam, notifications only about new products, updates.
No Comments

Post A Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE

Emma Tricca - Aspirin Sun_cover

Emma Tricca – Aspirin Sun

Emma Tricca – Aspirin Sun : «Aspirin Sun» è un disco mattutino: di folk psichedelico mattutino, forse un po’ insonne. È folk cinematografico, se mi passate il termine, ideale colonna sonora di un vecchio film

Deerhoof - Miracle-Level_cover

Deerhoof – Miracle-Level

Tolti i testi, di cui la maggior parte di noi non capirà un acca, la musica è quella dei Deerhoof che abbiamo imparato ad amare, appena appena più pop e diretta di quella fuoriuscita dalle prove precedenti, ma sempre piacevolmente unica e bislacca.

Pamplemousse - Think of It_cover

Pamplemousse – Think of It

Think of It è un disco noise rock in bianco e nero, analogico fin dalla coperta, costruito su fondamenta di accordi in minore, riff fuzzosi che si avvolgono e si svolgono in continuazione come quelli di chi sapete voi, accompagnati da un battito preciso e minimale, che dà un solido contributo a sostenere l’architettura e dare groove alla materia.

Tropical Fuck Storm - Submersive Behaviour_cover

Tropical Fuck Storm – Submersive Behaviour

È qui e richiede attenzione, perché i Tropical Fuck Storm hanno dimostrato più volte di saper far bene, di saper maneggiare il rock (alternativo, indie, noise, quello che volete) meglio di tanti altri – ma direi di quasi tutti.