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Recensione : Angmodnes – Rot of the Soul

Rot of the Soul è un album che conferma le qualità mostrate negli ultimi anni da parte degli Angmodnes, trattandosi di un lavoro di grande consistenza e molto curato nella sua resa sonora nonché un’esibizione di spiccata creatività compositiva, sintomatica del desiderio da parte della band olandese di non appiattire il proprio sound sulle posizioni già acquisite.

Angmodnes – Rot of the Soul

Dopo un convincente ep uscito nel 2022 dal titolo The Weight of Eternity, gli olandesi Angmodnes si propongono oggi con il loro primo lavoro su lunga distanza anche se, in effetti, il lavoro precedente possedeva già un minutaggio sufficientemente ampio ma, in questa occasione, il nuovo album intitolato Rot of the Soul si snoda per circa un’ora di musica distribuita lungo cinque brani; il duo di Utrecht, formato da Yuri Theuns e Martijn Velberg (assieme anche negli Apotelesma), nella nuova configurazione si avvale in maniera continuativa anche della presenza della vocalist Floor Steinz (già in veste di ospite in The Weight of Eternity ) che, con i propri vocalizzi, rende ancor più evocativo il sound proposto.

Rispetto al precedente lavoro quanto proposto è abbastanza lontano da un più tradizionale funeral doom, virando spesso su territori progressivi così come, talvolta, anche in sfuriate prossime al black metal e, se tutto questo può far perdere un po’ di compattezza all’operato degli Angmodnes, d’altra parte rende maggiormente appetibile la proposta anche in virtù di un utilizzo più consistente delle clean vocals da parte di Theuns.

Anche se personalmente preferisco delle forme di funeral doom con minori variazioni sul tema devo ammettere che questo lavoro è di ottimo livello e, soprattutto, ha il grosso pregio di svelarsi dopo ripetuti ascolti; probabilmente il picco del lavoro è l’opener Beneath, che spicca sul resto della tracklist per intensità, mentre a rendere emblematica la complessiva tendenza del sound interviene una traccia come Agony of the Sun in cui, tra repentine accelerazioni e sentori degli ultimi Ahab, la componente doom è effettivamente in secondo piano anche se il background resta pur sempre quello.

In buona sostanza, Rot of the Soul è un album che conferma le qualità mostrate negli ultimi anni da parte degli Angmodnes, proponendoli come band guida del settore, in questo momento, nei Paesi Bassi, vista anche la fine dell’attività degli ottimi Faal; si tratta di un lavoro di grande consistenza e molto curato nella sua resa sonora (grazie anche al contributo finale di Greg Chandler) in cui forse emergono con meno frequenza quei picchi emotivi che Theuns e Velberg erano riusciti ad evocare in The Weight of Eternity, ma resta pur sempre un’esibizione di spiccata creatività compositiva, sintomatica del desiderio da parte di questi bravi musicisti di non appiattire il proprio sound sulle posizioni già acquisite.

2024 – Meuse Music Records / Tragedy Productions

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