Urban Fight

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Iye: Perchè Fare uscire uscire un 7” con delle registrazioni risalenti agli anni ottanta?

(R) Si tratta di un desiderio realizzato con parecchi anni di ritardo, come scrive Steno nelle note interne, molti “inconvenienti” non ci permisero di farlo allora. Di recente però cresciuto l’interesse nei confronti di quella che è stata la “storia” del movimento punk, a Bologna e non solo. Sulla spinta di Franco Bacchini (Dischi grezzi) che sta recuperando registrazioni di molti gruppi degli anni ottanta e con l’aiuto di Steno e Roberto Gagliardi (Hellnation) siamo finalmente riusciti a restituire dignità al lavoro di allora. Oltre ad essere innegabilmente una soddisfazione personale è, secondo noi, importante per rendere la vera immagine di quel che era il fermento di quegli anni, dove il “DIY” era sè una meravigliosa filosofia, ma gli strumenti per uscire dalle cantine erano davvero pochi e costosi.
Le registrazioni in diretta, fatte attaccando due microfoni al mixer, sono tra quelle cose che, al giorno d’oggi, vengono sbandierate da gruppi, magari di alto livello, come espediente per “ritrovare un groove piè naturale”. Per noi era l’unico mezzo possibile, ed è cosè che registrammo su una cassetta (TDK C90) i nostri quattro pezzi.

Iye: Vi ritrovate nei testi di allora?

(R) Possiamo dire che, benchè fosse un diverso periodo storico e fossimo davvero giovani, l’età media della band era 16 anni, i testi risultano ancora piuttosto attuali, forse elementari nella loro scrittura, ma descrivono ancora il nostro punto di vista nei confronti del mondo che ci circonda. Prendi ad esempio un brano come “Progresso”, potresti sostituire alcune cose come ad esempio la TV con un qualsiasi mezzo di informazione/intrattenimento piè attuale, oppure pensare agli OGM invece che al mercurio nelle arance, al posto della diossina (il riferimento era al disastro di Seveso) parlare di un qualsiasi disastro ambientale piè recente, il risultato non cambierebbe di molto. Crediamo che lo stesso valga anche per gli altri brani del 7″, in fondo nulla è cambiato o forse, piè semplicemente, non puè.

Iye: La copertina, mi ricorda, vagamente, un disco dei Clash. Ci sono delle influenze in tal senso?

(R) Il riferimento alla copertina di “Give ‘Em Enough Rope” è del tutto casuale anzi, ad esser sinceri, sei il promo che ce lo ha fatto vedere. In realtà è riconducibile agli scontri di piazza di quel ’77 che ha segnato in modo indelebile la storia della nostra città oltre che la nostra adolescenza. Di certo all’epoca ascoltavamo i Clash, anche oggi del resto, musicalmente eravamo perè abbastanza lontani da quelle sonorità, non è quindi una “citazione” o un rimando a quell’album.

Iye: Il vostro rapporto con i Nabat?

(R) Con i Nabat condividevamo le serate all’Osteria dell’Orsa, i sabati al Disco d’Oro, a volte la sala prove. Si è costruito un sincero rapporto d’amicizia. Grazie a Steno siamo saliti sul palco della seconda convenzione Oi! a Bologna nell’83. Nel tempo ci siamo allontanati dall’ambiente punk per una serie di nostre scelte stilistiche, ma senza mai rinnegare le nostre radici. Negli ultimi anni ci siamo riavvicinati, il Vecchio Son è diventata la nostra “casa musicale” ed abbiamo potuto toccare con mano che quell’amicizia era davvero solida, ritrovarci a suonare lè e sentirsi come se fosse passata una settimana e non trent’anni non è cosè banale.

Iye: E con la scena di Bologna di allora?

(R) Siamo sempre stati, chi piè chi meno, all’interno dell’ambito punk anche nei periodi in cui la band non era “operativa”, è vero che negli anni la formazione ha subito molti cambiamenti e la musica si è sviluppata accorpando contaminazioni diverse, principalmente metal, e questo ci ha “spostati su altri fronti”. In quest’ultimo periodo abbiamo scelto di levarci di torno tutti gli “orpelli” e ritrovare un suono piè diretto, se vuoi piè divertente, siamo tornati a dividere il palco con altri gruppi piè prossimi alla scena punk e siamo stati accolti davvero bene.

Iye: State facendo anche dei concerti?

(R) Sè, non troppo frequenti ma sè, abbiamo anche un album (Bootleg) che ripercorre gli ultimi anni della nostra produzione musicale riveduta proprio con quelle sonorità dirette di cui parlavamo prima. Tra qualche giorno saremo proprio al Vecchio Son assieme a Klasse Kriminale e Nabat per presentare ufficialmente il 7″, in futuro chissà.

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