UNMADE BED-MORNAITE MUNTIDE

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Lorenzo Gambacorta, in compagnia di Matteo Magrini e Vincenzo Zingaro, torna con i suoi Unmade Bed. Alle spalle c’è già il lavoro fatto con i My Best Friend’s Birthday, il primo Ep a nome Unmade Bed (The Narrow Room EP) e l’acclamato debutto per Seahorse Recordings, Loom (2009). Ora, a distanza di due anni dall’ultima pubblicazione, la band torna con un nuovo album, diviso in cinque capitoli e registrato con tecnica binaurale (da Franco Russo) nella chiesa sconsacrata di San Giusto a Gualdo (FI).

Ad aprire è la tenue e sussurrata Chapter One: The Death At Twilight Of 25 Shattering Pieces Of Sharping Thin Ice che, superati i primi due minuti di pseudo-linearità, si disperde su territori onirici e fiabeschi, tra sciami di ritmiche, impressioni di clarinetto, suoni dilatati, voci sussurrate e infinite particolarità (che solamente dopo svariati ascolti vengono riconosciute). Chapter Two: Luna (And The Great Parade Of Creatures Tiptoeing Around The Scarecrow) prosegue il viaggio, con voci femminili, inquiete e oscure, come di streghe, fate, fattucchiere; tra pozioni e rituali magici, fino a sconfinare in praterie di quiete e in delicate melodie di chitarra, supportate da campane e campanelli, e, infine, concludere in un tripudio (tendente al dissonante) di risate, versi e suoni demoniaci (come esser precipitati tra gnomi, folletti, gremlin e qualsiasi altra creatura fantastica). Chapter Three: Gentle Marionette Firflies Lullabying Weavy recupera il senso di quiete e pacificazione, intrecciandolo, però, con costanti vibrazioni inquietanti, al limite tra il confortante e il terribile, come in un sogno in cui tutto può essere costantemente il contrario di tutto. Chapter Four: The Loony Crowes Hoohaywire In The Shadows Of The Gigantic Moon ci precipita con le sue melodie di organo su un’ulteriore piano immaginario, ancora più contorto e confusionario, dove i suoni smettono di cullare e cominciano ad avvolgerci, come in una spira, una morsa che si fa sempre più stretta e soffocante, per poi ripartire da lontano e riavvicinarsi ancora, infrangendo tutte le certezze e i punti di riferimento. Infine, Chapter Five: At Twilight, Giant Farflies, come rotolare giù da un precipizio, ci spinge fino all’uscita del territorio incantato, dove realtà e fantasia si intersecano in uno spazio assurdo quanto affascinante, fino a crescere all’infinito e risputarci nella nostra certa e ben controllabile realtà, con ancora voci fantasmatiche, alle nostre spalle, a ridere e a scherzare di noi.

Mornaite Muntide è un disco decisamente affascinante. Gli Unmade Bed riescono a tessere trame sonore che diventano favole, sogni, territori inesplorati in cui perdersi, in cui tornare, per scoprire ogni volta una nuova faccia, una nuova prospettiva. Cinque canzoni per quaranta minuti di musica: un ottimo compromesso fra durata e difficoltà d’ascolto (questo non è sicuramente un disco facile). L’interessante scelta del registrare in tecnica binaurale che rende l’ascolto tridimensionale e in un certo senso “concreto”. Un disco complicato e decisamente suis generis, un disco per chi ha voglia di lasciarsi influenzare, lasciarsi guidare, smettere di pensare e cominciare a sognare. Un ottimo ascolto.

TRACKLIST:
01. Chapter One: The Death At Twilight Of 25 Shattering Pieces Of Sharping Thin Ice
02. Chapter Two: Luna (And The Great Parade Of Creatures Tiptoeing Around The Scarecrow)
03. Chapter Three: Gentle Marionette Firflies Lullabying Weavy
04. Chapter Four: The Loony Crowes Hoohaywire In The Shadows Of The Gigantic Moon
05. Chapter Five: At Twilight, Giant Farflies

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