Übermensch di Davide Del Popolo Riolo (Delos, 2018)

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L’opera di Del Popolo Riolo nasce da un felice cortocircuito mentale.

Il primo a coniare l’espressione Uebermensch, come noto, fu Friedrich Nietzsche, all’interno della sua summa filososfico-romanzesca Also Sprach Zarathustra. Con tale termine il filologo tedesco intendeva, più che il “superuomo”, come sarebbe stato sbrigativamente tradotto, un “oltreuomo”, un essere futuro che superasse le miserie e il nichilismo passivo che, a suo avviso, paludavano l’uomo contemporaneo (“corda tesa tra la scimmia e l’angelo”, come aveva avuto modo di esprimersi altrove: un essere ancora vacillante tra il passato ferino e il superamento migliorativo prossimo venturo).

Il concetto nicciano ebbe enorme fortuna, sebbene il suo destino fosse quello di essere ampiamente travisato.

In campo letterario, il nostro D’Annunzio farà presto ad attingervi per il suo “superomismo”: una forma di dandismo estremizzato, in cui l’alto-borghese può reputarsi al di sopra delle norme e della morale comuni. In campo politico, grazie alla connivenza di Elisabeth Förster-Nietzsche, il Nazionalsocialismo depredò e fece propria la figura dell’Uebermensch, fraintendendone a sua volta il suffisso Ueber, in modo da applicare il concetto al puro ariano, che il III Reich colloca “sopra” piuttosto che “oltre” il resto dell’umanità (un’ulteriore beffa per il pensamento di Nietzsche, dichiaratamente anti-tedesco).

Anche se l’appropriazione indebita più arguta del termine è da rintracciarsi oltreoceano: in quegli stessi anni in cui, nel Vecchio Continente, lo sbavante fanatismo antisemita di Hitler postulava un individuo superiore che avrebbe dovuto dominare di lì a breve l’intero pianeta, sbarazzandosi senza pietà delle razze umane a lui nemiche, nel Nuovo Mondo, per la precisione a New York, una coppia di giovani fumettisti ebrei creava un essere sovrumano, onnipotente, invincibile, il cui nome nasceva anch’esso dalla traduzione letterale del neologismo nicciano: Superman, il primo supereroe di tutti, sia in senso logico che cronologico, l’insuperato antesignano della nutrita pletora di paladini dagli incredibili poteri, che sarebbe stata creata dopo di lui.

Il vero nome di Superman è Kal-el, in cui è lampante la desinenza el che in lingua israelitica indica Dio. Egli tuttavia si cela sotto le mentite spoglie del ragazzone finto wasp Clark Kent, adottato a suo tempo da una coppia di tipici redneck americani, in circostanze non dissimili – seppure riversate su un piano fantascientifico – da quelle che videro il neonato Mosè salvato e cresciuto presso la corte del Faraone. C’è chi è giunto a ravvedere un parallelismo tra la figura Superman e quella del Golem, plasmato nel ghetto praghese dal Rabbi Levi.

Superman è potentissimo, ma è anche buono e giusto, e anziché approfittare dei propri superpoteri per soggiogare i terrestri, li impiega a loro beneficio.

Ora, immaginatevi che la capsula proveniente dal pianeta Krypton fosse caduta nella regione sotto statuto nazista della Baviera, anziché nello stato del Kansas durante il regime democratico di stampo roosveltiano, ricollegando così il personaggio alla sua originale accezione suprematista. Questa è l’idea fulminante che sta all’origine del romanzo sci-fi di Del Popolo Riolo, il quale ci si presenta come un’ucronia e una distopia assieme.

La Germania di Hitler ha vinto la Seconda Guerra Mondiale, come già in Fatherland e in La svastica sul sole. Solo che qui ad aver reso possibile uno scollamento così clamoroso rispetto all’effettivo corso degli eventi storici è stata proprio la presenza di Uebermensch, il supereroe ariano, chiamato a mettere i propri poteri al servizio del Reich. Gli Alleati sono stati stracciati. Churchill è riparato negli USA, che a loro volta sono stati piegati dall’intervento del supermalvagio, trasformandosi nei Territori Orientali, sotto il diretto comando del Führer. I vinti sono allo stremo, campi di lavoro e di sterminio ricoprono il suolo statunitense, la croce uncinata garrisce, apparentemente invincibile, su tutti i cieli dell’Occidente. Eppure, Oltreoceano, come pure in Italia e all’interno del pangermanesimo, qualche irriducibile fermento di resistenza pare ancora animare chi non si voglia dare per vinto, tra partigiani, terroristi, agenti segreti.

Certo, il problema primario rimane quel ragazzotto inespressivo e fuori forma (così diverso, nella descrizione, dal bell’energumeno della DC Comics), dotato però di poteri sovrannaturali. Sinché c’è lui, tutto è perduto. È possibile sconfiggerlo? Anche in questa dimensione parallela esiste un qualche genere di kryptonite con cui tentare di contrastare l’essere invulnerabile?

Davide del Popolo Riolo (già autore del curioso steampunk ambientato ai tempi dell’Antica Roma De bello alieno, già vincitore del premio Kipple, attualmente nelle edicole nazionali con un suo racconto inserito in un’antologia Urania) firma un’opera godibile e ben costruita. La narrazione si muove su e giù per lo spazio e il tempo, tra Torino, Berlino, Baviera, Stati Uniti, tra il periodo prebellico e il dopoguerra.

Il pauroso scenario di un mondo governato e tenuto in ordine dai nazisti è ben reso. La trama viene arricchita da intrighi spionistici e momenti di un’amara riflessione sulle sorti di ebrei e dissidenti sotto l’avanzata totalitaria. Anche se il punto forte del libro resta il personaggio eponimo, che non ci viene mai presentato sfacciatamente, ma attraverso un sapiente gioco di suspense, cadenzando l’intero racconto con la sua presenza/assenza. Resta a voi gustarvelo attraverso questa lettura rapida e appagante.

DATI TECNICI:
Copertina flessibile: 288 pagine
• Editore: Delos Digital (12 marzo 2019)
• Collana: Odissea digital. Fantascienza
• ISBN-10: 8825408269
• ISBN-13: 978-8825408263
• Prezzo ebook: 3,99
• Prezzo cartaceo: 17

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