In questi giorni invernali piovosi, un ottimo modo per riscaldarsi (e boicottare le olimpiadi invernali, che ospitano la versione “yankee” della Gestapo in veste di “servizio d’ordine” degli atleti statunitensi, al soldo del loro presidente parruccone fascista, che guida “la più grande democrazia del mondo“, quella stessa democrazia che genera i mostri come Epstein, e chiaramente tutto col beneplacito del cinquantunesimo stato americano, cioè la colonia Italia: del resto, le squadracce fasciste di picchiatori assassini sono state inventate nel nostro “Bel Paese”…) è lasciarsi tempestare i sensi dall’alluvione sonora – l’unica auspicabile – del ritorno dei Toni Crimine, veterana punk band toscana formatasi sul finire degli anni Novanta (e del millennio) e nata tra amici di scuola – dalle ceneri degli ACW – passata attraverso vari cambi di line up, adottando inizialmente la lingua inglese, per poi lasciare il posto, col tempo, al cantato in italiano.
Il combo, di stanza a Pisa (e ad oggi composto da “Bag” alla batteria, “Er Biacco” e Caio alle chitarre, “Lovestar” al basso e “Tutanc’mon” alla voce) quest’anno ha pubblicato il suo secondo lavoro sulla lunga distanza, “3“, uscito sulla benemerita label toscana Area Pirata, e che arriva sette anni dopo la realizzazione dell’album d’esordio omonimo. Con oltre venti anni di percorso, collaborazioni con nomi noti dell’overground e dell’underground locale (Appino dei Zen Circus e il frontman Ico Gattai della band Ico e i casi umani) e soprattutto centinaia di concerti suonati con furiosa passione, nei quali esplode la loro anima punk/hardcore à la ZEKE, condita da testi abrasivi che raccontano il vivere quotidiano con goliardia e un umorismo tagliente (“Franco & Miranda“, “Schifo“, “Sparati“, “Selvaggio“, “Vendetta” e “N3urosp1n” sono titoli che parlano da soli e vi sfidano ad ascoltare questo disco in maniera “seria”, senza lasciarvi andare a una risata né battere a tempo il piedino: una missione in cui chi vi scrive, sinceramente, ha fatto fatica).
“Non so proprio cosa cazzo fare, son nella merda, potrei galleggiare, ma preferisco rimanere qui, da solo, nel parcheggio dell’Eurospin” non sono solo le liriche di una canzone, ma un vero e proprio manifesto situazionista in cui è concentrata ed estremizzata tutta l’essenza del vivere in realtà di provincia, in cui la noia, frustrazione e scoglionamento sono i sentimenti preponderanti che scandiscono il meccanico grigiore di giornate tutte uguali, che vanno via senza sussulti, in cui non succede mai niente di “ganzo”. Ma la provincia sa anche partorire roba credibilmente “ghiozza” (per dirla con un altro aggettivo toscaneggiante familiare ai Toni Crimine e ai tipi di Area Pirata) e questo album ne è la prova.
TRACKLIST
1. Nodi
2. Schifo
3. Franco & Miranda
4. Egosgualdrini
5. Fuori Scena
6. Peggiore
7. Vendetta
8. Selvaggio
9. Sparati
10. N3urosp1n
11. Paura










