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Recensione : THE STABBING JABS – S/T

THE STABBING JABS – S/T

Screams, fuzz, dirt and RIFFS“. Questo è il manifesto programmatico sonoro dei Stabbing Jabs, nuovo incendiario progetto punk/blues/noise sparato fuori dall’underground statunitense che può vantare una line up dal pedigree rock ‘n’ roll di tutto rispetto, essendo formata da Peter Aaron (ex frontman dei Chrome Cranks) William G. Weber (anche lui ex Chrome Cranks e GG Allin & the Murder Junkies) e Chris Donnelly (con un passato nei Gang Green) alle chitarre, Jamie Morrison (Motorbike) al basso e Andy Jody (Barrence Whitfield & the Savages) alla batteria. Il quintetto ha dato alle stampe, il mese scorso, il proprio album di debutto, omonimo, uscito sulla label francese Beast Records.

L’ensemble di Cincinnati (Ohio) è in pista da circa un lustro, caratterizzato da una corposa attività live, e arriva a questo Lp d’esordio (registrato ai Krakdhaus Studios di Weber) in cui ripropone solo in parte le atmosfere malate del blues/punk marcio e strascicato dei Chrome Cranks, shakerandole con altre influenze come Dead Boys, Black Flag, Stooges e MC5, ma il risultato è ugualmente esaltante e infuocato negli undici brani proposti.

E già dall’opener “Broken brain” si viene investiti da una sarabanda garage punk stoogesiana (nonostante il riffone portante possa anche ricordare i primissimi Foo Fighters) magma lavico in salsa Dead Boys corretta Jon Spencer che incendia “Bad slime“, “Drowning girls” o “Little lamb“, tra vocals scorticate e un R’N’R wall of sound assassino. Tracce come “F-Bomb” e “Radiation love“, orgogliosamente grezze e cafone, che sembrano essere uscite da scatoloni di nastri analogici contenenti outtakes di “Raw power” ormai credute perse per sempre. E in “Uptown blues” si rimesta nel torbido, tornando sui sentieri del passato ChromeCranksiano, deturpando il blues e rendendolo delicato come il pulirsi il culo al cesso con la carta vetrata in sostituzione di quella igienica quando è finita. “Little in doubt” (cover di un pezzo dei Verbs inserito anche nella compilation “We were living in Cincinnati“, curata dallo stesso Aaron) è un glam punk in cui sembra di sentire dei New York Dolls on steroids, la vetriolica “Bone and breast” passa al setaccio i primi Black Flag Rollinsiani. L’altra cover del disco, “Go-go wah-wah” (originariamente dei Dennis the menace) dal feeling ramonesiano/motorheadiano, prepara l’urticante terreno per il gran finale con la delirante “You’re a drag“, in cui Aaron suona l’armonica e ci rispedisce ancora una volta nel putridume paludoso della depravazione punk-blues in cui nei Nineties i Chrome Cranks sguazzavano insieme a JSBE, Cheater Slicks, Gories, Bassholes, Oblivians, Jack O’Fire e altra rumorosa marmaglia.

Amore al primo ascolto, e che ve lo dico a fare. A chi vi scrive sono bastati pochi secondi per indirizzare “The Stabbing Jabs” dritto dritto nella lista degli album preferiti del 2024, e per fortuna i nostri non si fermeranno e hanno già fatto sapere di avere in cantiere la preparazione di un nuovo long playing, perché non sembra siano rimasti tanti altri gruppi che sappiano ancora suonare questa musica sudicia e peccaminosa, e loro hanno ancora voglia di sfornare straight-up, hard, mean, noisy rock ‘n’ roll. E noi siamo ben felici di lasciarli agire.

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