The Somnambulist – Quantum Porn

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Un errore nel quale tutti incorriamo più o meno consapevolmente è quello di giudicare le persone e le cose in base all’apparenza o soltanto dalla prima impressione che ci facciamo di esse.

Questo sbaglio devo ammetterlo l’ho commesso nell’approcciarmi a questo disco, ho infatti avuto l’impressione che la band in questione fosse supponente e ridondante, un combo di quelli che come si suol dire “se la cantano e se la suonano” in maniera autoreferenziale per far vedere quanto siano bravi e all’avanguardia. Questa mia imperdonabile presa di posizione è stata indotta dalla lettura delle note di presentazione dove insieme a pietre di paragone oltremodo virtuose si citano tra le influenze del gruppo gli ultra sopravalutati Radiohead e gli insopportabili Tool.

A me, amante di quanto più basico ci sia in questione di rock’n’roll, devo essere sincero certe frasi un po’ sopra le righe nella descrizione di questo album mi avevano mal indirizzato; ed anche il fatto che si tratti di un disco molto lungo mi aveva mal instradato. Faccio quindi ammenda per questo mio pregiudizio, sconfessato dagli ascolti, affermando che, nonostante la (troppa) carne la fuoco proposta questo Quantum Porn sia album di notevole caratura ben suonato vario spesso originale e per nulla stucchevole.

Fra i sedici album che la band propone mi sono unilateralmente preso il diritto di scegliere i quattro che, secondo il mio discutibilissimo giudizio, si stagliano sugli altri, e si tratta dell’iniziale Transverberate che rimanda al primo punk newyorkese dei Television quanto alle atmosfere di una band tanto importante quanto sottovalutata quali sono i Feelies; di The Unmanned Song dove la voce da crooner del cantante Marco ricorda le pagine migliori degli Hugo Largo; di Goddamnland nella quale si sentono echi neppure troppo lontani dei Talking Heads più “etnici” di Remain In Light e di Scruf che pur nella sua brevità fa volare il pensiero all’epicità grunge dei Soundgarden più efficaci.

A costo di essere tedioso torno a ripetere che questo disco mette davvero sul tappeto un sacco di idee di ispirazioni e di proposte e che quindi abbisogni di una notevole attenzione nell’approcciarvisi, ma in fondo la maggior parte degli album interessanti “soffrono” di questa peculiarità.

Ascoltatelo senza lo stupido pregiudizio che ha volente o nolente colto me e ne trarrete certamente notevoli soddisfazioni.

TRACKLIST
1) Transverberate,
2) Deeply Unutterable & Unimpressed,
3) The Unmanned Song,
4) Unbegotten,
5) The Grand Anthem of the Unnoble Nation of…,
6) Goddamnland,
7) The Slowing Clock,
8) Ronald Stark,
9) Resume Where God Had Stopped,
10) Scruf,
11) A Ten Thousand Miles Long Suicide Note,
12) Sundrum Ln,
13) Ultramarine Blues,
14) The Science of Hidden Purposes,
15) Revolution in Yr Tongue, 16) Green Ice

LINE-UP
Marco Bianciardi – Voce, chitarra e campionatore /
Thomas Kolarczyk – Basso e contrabasso /
Valentin Schuster – Batteria

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