The Erkonauts – I Did Something Bad

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Mentre il music biz ed i canali più importanti dell’informazione musicale si chiedono che futuro avrà il rock, dopo la dipartita in poco tempo di alcuni degli artisti più conosciuti che, se non altro, riempivano le arene nei festival estivi e le tasche degli organizzatori, le ‘zine di riferimento sono travolte da una serie di gruppi e album che, nel sottobosco musicale, tengono accesa la fiamma con lavori di qualità in tutti i generi musicali.

E’ clamoroso a mio avviso, il fatto che un canale televisivo come Rock TV non abbia un programma, nel suo palinsesto, che parli delle scene underground sviluppatesi in questi anni, fornendo non solo supporto ai gruppi ed alle label, sempre più in crisi, ma un’informazione più approfondita ai molti fans sparsi sul territorio.
Ci sono le ‘zine, come detto, e meno male, visto che un lavoro del livello di questo I Did Something Bad, rischierebbe di passare del tutto inosservato, specialmente se parliamo nello specifico della nostra penisola.
I The Erkonauts sono un gruppo proveniente dalla Svizzera, fondato un paio di anni fa e dove milita l’ex cantante dei Sybreed Ales Campanelli, ora insieme ai suoi ex compagni della sua prima avventura (Djizoes), con cui ha composto questo straordinario lavoro di alternative metal, ristampato quest’anno dalla Kaotoxin con l’aggiunta di due brani registrati per l’occasione, ma uscito originariamente un paio di anni fa.
Prodotto da Drop, bassista degli immensi Samael, l’album è un notevole esempio di metallo alternativo dalle reminiscenze prog, ma attenzione non aspettatevi il solito disco alla Tool o un post grunge tecnico, qui si marcia spediti sull’ottovolante del punk e del metal moderno, i brani vorticano e rapiscono come in un’improbabile jam tra Primus, Jane’s Addiction e Suicidal Tendencies, anche se a tratti spunta una vena psichedelica che fa strabuzzare occhi e puntare orecchie, laddove le sei corde strizzano l’occhio al David Gilmour di pinkfloydiana memoria (la superba Hamster’s Ghosthouse).
Punk, alternative metal, progressive moderno, e rigurgiti settantiani, sono pane per i denti di chi, senza paraocchi di sorta si avvicina a questo immenso lavoro che sfiora il capolavoro.
La band si districa nel suo stesso travolgente songwriting con maestria, le chitarre formano un muro compatto di riff, mentre Campanelli è spettacolare al microfono, enorme nei brani che esplodono sotto la cascata di watts, personale e sanguigno quando la tempesta si calma un poco (Your Wife è una supeballatona da brividi).
Non manca la componente metal, violenta ad un passo dall’estremo suonare, come un bolide sparato a trecento all’ora su di un rettilineo troppo corto per fermarsi in tempo (Machine), mentre gli strumenti continuano a far uscire dalle loro corde e bacchette, note che si alternano e cambiano pelle come un grosso rettile che, dopo averci ingoiato, lascia il segno del suo passaggio con l’involucro vuoto del suo vecchio manto.
Siamo quasi a metà di questo 2016, ed in campo alternative metal troverete molte difficoltà ad ascoltare un album che si avvicini a I Did Something Bad, ve lo assicuro.

TRACKLIST
1. The Great Ass Poopery
2. Tony 5
3. All the Girls Should Die
4. Nola
5. Dominium Mundi
6. Hamster’s Ghosthouse
7. Gog
8. Your Wife
9. 9 Is Better Than 8
10.Machine
11.Culbutos

LINE-UP
Ales Campanelli – bass, vocals
Sébastien “Bakdosh” Puiatti – guitars
Adrien Bornand – guitars
Kevin Choiral – drums

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