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Recensione : The Celibate Rifles – The Turgid Miasma of Existence

The Celibate Rifles - The Turgid Miasma of Existence: Ah l'Australia! Per noi giovani virgulti che, nella seconda metà degli anni ottanta, muovevamo i primi incerti passi nell'impervio...

The Celibate Rifles - The Turgid Miasma of Existence

Ah l’Australia! Per noi giovani virgulti che, nella seconda metà degli anni ottanta, muovevamo i primi incerti passi nell’impervio, ma fatato mondo dell’ underground, era (e resta) la terra promessa, un mondo diverso dove crescere i nostri pensieri (cit.).

E pazienza se molto probabilmente avremmo avuto, ivi giunti, le difficoltà di un Albero Sordi in Bello, onesto, emigrato Australia, sposerebbe compaesana illibata: eravamo ragazzini, volevamo sognare e di situazioni e di band per le quali farlo, là ce n’erano a iosa.

Fra queste ovviamente i Celibate Rifles ,oggetto delle mie righe. Quello di cui vado a parlarvi è il terzo album della band di Sidney, un disco che da un po’ di tempo era uscito dai radar, ma che torna disponibile grazie a questa bellissima ristampa, opera della passione e della lungimiranza dei ragazzi di Area Pirata.

Gli undici pezzi che lo compongono sono aperti da Billy Bonny Regrets, un brano che ben focalizza quel groove hard-psych che i nostri erano capaci, come pochi altri di ricreare.

Il resto delle canzoni si divide tra il classico punk’n’roll di scuola aussie (Conflict of Istinct, Temper Temper Mr. Kemper, Some Kind of Feeling, Sometimes – la migliore del lotto – e Jns), pezzi saudenti e suggestivi che avvolgono l’ascoltatore in oscure ma luminescenti spire, mi si permetta l’ossimoro (Sentinel, Glasshouse e No Sign) e due magnifici mid-tempo (Eddie e New Mistakes).

Chitarre che fischiano e ammaliano, bicchieri che si infrangono, cuori che si spezzano, sogni che si interrompono, emozioni che divorano: questo e molto altro sono i Celibate Rifles e questo è, semplicemente, un disco meraviglioso.

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