Suicide Generation – Suicide Generation


Recensione

In uscita da pochi giorni il "1st Suicide" dei londinesi multietnici Suicide Generation, 5 ragazzi che hanno strappato di mano la chitarra a Jon Spencer e strattonato per il bavero i Radio Birdman; per noi, in vena di urgenze punk-blues, aggiungono un nuovo capitolo nichilistoide al wild side della musica Rock+Roll a partire dalla sonnecchiosa Londra imbretellata!

Il punto di vista da adottare per parlare del primo lavoro dei Suicide Generation è lasciarsi scuotere e percuotere dalla loro grezza energia alimentata dal carburante non raffinato sgorgante copioso dal sottosuolo dei deserti per via delle altissime torri trapananti, il cui solo scopo è scopare con la parte indomita del nostro essere non addomesticato dalle leggi del perbenismo tout court. Getto primordiale che inonda di oro nero, pur insozzandole, le orecchie, nutrendo magicamente lo spirito di ricchezza interiore no compromise: si disintegrano le regole.

Evito di ragionare troppo circa questa bruciante spinta energetica che spara violenza punk’n’roll a tutto spiano, piuttosto ricordo i suoi emuli: Reatards, Pussy Galore, accarezzando il puro nichilismo di GG Allin, il caso limite di tutta la storia del rock; per cui tutto un ripasso di questi soggetti mitici si scopre rifulgere, avvalorato da un tocco di demenza squisitamente wild, nel disco dei Suicide Generation, anche i testi lo attestano attraverso argomentazioni che sono dichiarazioni di disullusione nichilista, “i saw my life run over by a train/ my desires vomited in a sink/ i forgot how to smile/ that’s why i hate everyone”¹; “hey baby you set me on fire/ you bring home some weird fun/ space start travel in our heads/ sun collapse when our day start”²; “suicidal thoughts is what i have/ love is rape/ love is death/ i bought a gun to kill my self/ come on baby you give me erection/ and make my mind full of infection”³; “Sniff your line/ drink your beer/ made to swallow by a black vortex/ This is a suicide generation oh yeah!”4.

Niente a che vedere con le finezze uditive di certa musica ad effetto ottimamente prodotta, che messe a paragone col sound Suicide Generation risultano effettivamente ben noiose – accendete Virgin Radio e capirete cosa voglio dire; il patinato, il satinato, il broglio, il maquillage pesante.
Invece qui nel “1st Suicide” c’è uno squadernamento di stile, è la leggerezza dell’urgenza, il “cotto e magnato”, signori, servito a ufo.

Ed il bello è proprio questo! Please, ascoltare “Love is hate”, track numero 6! o la numero 2, che pare tirata in ballo dalla speed follia Soundgarden di “Tears to forget”…

I 5 ragazzacci, di base a Londra, si muovono in quella metropoli multietnica sotto l’ondata politica conservatrice della brexit, della gentrificazione, della visione politica e sociale a favore di chi ha un buon tetto sulla testa, un lavoro ben retribuito e sane abitudini di divertimento molto misurate che si confanno alle esigenze della white class di borghesozzi (la solita scala graduata della borghesia) ripieni di soldi e in vena di sicurezze e protezionismo, gente arrivata e con la puzza sotto il naso.

Cosa dovrebbero fare i restanti, oltre a guardare questo horror movie, forse sparire dal mondo in una camera a gas? Su cosa dovrebbero scommettere i diseredati del punk? Quanti shots della roulette russa dovrebbero puntarsi alla tempia, gli squattrinati emarginati kids?

E’ già gran cosa che qualcuno si sia accorto di loro nella purulenta, spietata e bigotta Londra for automatic-people, e parlo della attiva Dirty Water Records che ha dato vita ai sogni ambiziosi della band, puntare il più in alto possibile e nel minor tempo possibile.

A mio avviso i rigeneranti ribelli in questione restano alfieri del genere, cioè del punk’n’roll venato di blues, evidenti le congiunture hard beat, scardinanti i veloci assoli di guitar ultraschizoidi, muniti di drumming pugilistico à la Jack La Motta e delle tre stregate chitarre messe al servizio ritmico del devastante vocalist Sebastian Melmoth, dalle cui viscere ribollono furori agghiaccianti di deliri amplificati e poco rassicuranti ruggiti, radicando nel principio destabilizzante che restituisce spazio, dignità e pugni chiusi martellanti sulle teste vuote, a tutta una cultura degenerante, cui fa eco il sempre attualizzante “sex, drugs (or beer) and R’n’R”, esattamente in controtendenza assoluta a quella dominante, intenta a cementare ogni voce offside che si eleva fuori dal coro di pecore.

Out demons out!

1 “You love me”
2 “Set me on fire”
3 “Love is hate”
4 “Suicide generation”

TRACKLIST
1. Suicide Generation 01:08
2. Why Can’t I Play With You 02:13
3. Set Me On Fire 01:45
4. Nora 01:45
5. London Blues 02:19
6. Love Is Hate 01:35
7. Little Mama 01:28
8. Evil Everywhere 01:48
9. You Love Me 02:13

LINE-UP
Sebastian Melmoth – vox
Emily Crowley – guitar
Nick Cavemen – guitar
Dan Suplex – Guitar
Jake Cavemen – Drums

VOTO
8,70

URL Facebook
https://www.facebook.com/suicidegeneration666/

1st Suicide by Suicide Generation

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